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Dichiarazione "Società Pannunzio" su Vicenda Cda Rai
Sulla vicenda della nomina del consiglio d'amministrazione della RAI
Dichiarazione della
Società Pannunzio per la libertà d'informazione:

"La vicenda della nomina del consiglio d'amministrazione della RAI si è trasformata in una pagliacciata. Dopo la sfacciata e rovinosa gestione delle recenti nomine alle Autority da parte del  Pd,  che ha osservato rigorosamente il solito criterio lottizzatore in cui hanno prevalso l'incompetenza e l'opacità delle scelte, Bersani non si è voluto assumere il peso della responsabilità politica e ha fatto finta di delegare la decisione alla cosiddetta "società civile", identificata strumentalmente in quattro associazioni di comodo da lui stesso designate.
L'unica riposta seria che queste avrebbero potuto dare sarebbe stata che non era loro compito indicare nomi per il CdA della RAI, che avrebbe dovuto invece essere scelto dalle forze politiche dopo aver vagliato la competenza tecnica e politica delle candidature.Le quattro associazioni hanno rinnegato la necessaria distinzione di ruoli tra società civile e classe politica e hanno rinunciato a un metodo - che peraltro sarebbe stato del tutto innovativo e profondamente riformatore nel contesto italiano - fondato sulla trasparenza delle scelte da parte degli organismi che hanno l'onere e il dovere di nominare quei candidati ritenuti politicamente più adatti. Hanno, quindi, accettato un'investitura del tutto illegittima, pateticamente si sono arrogati la rappresentanza dell'intera società italiana e, in effetti, si sono ridotti a fare da copertura di interessi rinunciatari e non trasparenti. Paradossalmente hanno persino abbandonato il criterio della competenza, senza peraltro individuarne uno alternativo, uniformandosi così alle consuete logiche adoperate dagli attuali partiti, tanto contestate fino al giorno prima. 
La Società Pannunzio non entra nel merito dei nomi proposti, anche se individua in tutta la vicenda vizi antichi di una parte molto ipocrita della sinistra italiana. Ma si rammarica perché è stata sciupata una occasione storica per affermare con serietà il ruolo di chi, operando al di fuori delle istituzioni, pretende dai partiti un abbandono dei metodi spartitori sin qui seguiti".
 
Roma, 19 giugno 2012                                                                                                    
il portavoce della Società Pannunzio
Enzo Marzo