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Alcuni commenti dopo l’agosto
Sono arrivate nello stesso giorno. Due casi di persone che a fine agosto hanno portato a termine la lunga lettura del libro. Ferrari e Ferretti. Franco è stato mio compagno di classe di in terza liceo. Eravamo “rivali politici. Nelle elezioni per la presidenza dell’Associazione degli studenti del Liceo Carducci nel 1967 io rappresentavo un po’ il voto della sinistra democratica, lui era sostenuto da GS. Lo superai in fotofinish per un voto. Al tempo non ci pigliavamo molto. E’ venuto alla presentazione del libro a Milano per farmi scrivere nella dedica che lui era più un fancazzista che un gessino. Poi mi ha scritto questa bella lettera, facendomi tornare alla mente un particolare importante che era rimasto tra le mie ombre. Annalisa è perugina, nata nel 1982. Si è laureata con me. Massimo dei voti. Poi è entrata nel mio team didattico. Si è messa a lavorare in società qualificate di pr. E’ tra le giovani ragazze scelte per far parte dell’assemblea costituente del PD. Qualche volta ci vediamo per parlare da grandi. Con lei si può. Perché sta attenta al dna civile dei suoi genitori e quindi da peso anche alle cose che dico e scrivo. Oltre a credere nella sua generazione.
Una lettera di Francesco Ferrari
Milano, 26 agosto 2008
Carissimo Stefano,
mi sono portato in vacanza il Tuo libro ed ho iniziato a leggerlo, mettendoci un poco di tempo, molta attenzione, magari perdendomi ogni tanto nella mole di parole (non ho seguito l’invito malizioso di Mannheimer) ed arrivando il giorno del mio compleanno, 23 agosto, alla favola per Amelia.
Ad ogni ripresa riguardavo “sorridendo” la dedica che molto carinamente mi avevi voluto fare anche se al liceo ci eravamo solo “usmati” e trovati reciprocamente, diciamolo, poco simpatici.
Io sono una strana bestia che non ricorda, la psicoterapeuta di mia moglie dice che ho rimosso creandomi però così delle buone difese, quasi nulla della mia infanzia per cui i miei primi veri ricordi partono dall’esame di terza media.
Sarà per questo che i tempi del liceo, sgravati dal peso del precedente passato, sono invece assolutamente nitidi, ancora umanamente quanto mai importanti (i miei veri amici sono ancora quelli del Carducci) e, ma questo penso per tutti, da me considerati come i più formativi.
Probabilmente partiva da questa condizione l’interesse iniziale per il libro.“Sorridendo” sulla dedica per la mia insistenza sul f. c. dal momento che anche mio padre è morto nei primi anni settanta e da allora ho dovuto lavorare, lavorare, lavorare: altro che beato f. c. Sorridendo anche perché scrivevi “noi molto simili”: conoscendo un poco la tua carriera ed abbinandola ai i miei ricordi tutto diceva il contrario; invece alla fine nel “tuo quarantotto” ho trovato accenni, impostazioni, prese di coscienza, giudizi e momenti di crisi “singolarmente” molto simili, ovvero per me semplicemente naturali, mentre tu invece ti sforzavi di trovarne ragioni e spiegazioni, (un esempio su tutti l’anticomunismo viscerale del mio amico Franco Corleone, per me incomprensibile dato che invece io ad Architettura ero attratto dal rigore esistenziale del P.C.I. molto più che dalle fanfaronate di Bozzolati), ma al di là quindi di un vissuto decisamente diverso (per il mio c. v. basterebbe infatti un telegramma) ho trovato tali, le chiamerei, coincidenze da far credere, oggi che abbiamo sessanta anni, di aver avuto veramente una grande matrice comune. Certamente facciamo parte di una generazione fortunata a cui è stato permesso di crescere, di formarsi liberamente, di partecipare attivamente alla vita pubblica, sul quanto poi la nostra propositività abbia prodotto una buona realtà, nonostante che si sia nati assieme ad una ottima Costituzione, sono un poco meno ottimista. L’anno scorso ho partecipato ad un dibattito sull’omicidio Tobagi che traeva origine da un articolo di Magosso, anche lui vecchio socio del club IL POLITECNICO, accusato, credo anche condannato a Monza, per avere riportato delle verità che ancora oggi non si possono dire. Mi ricordo di Tobagi alle riunioni del C.M.I. e lo avevo sempre letto con piacere, adesso non compro più il Corriere.  
Sintetizzando: la cosa più importante è però che, con il “tuo quarantotto”, mi sei diventato simpatico!
Oramai è tardi, siamo due vecchietti e poi anche se ci fossimo frequentati, anziché solo salutarci prima di un volo per Roma, probabilmente Tu avresti finito per fare come la mia prima moglie Alessandra con cui peraltro sono riuscito a mantenere un bellissimo ed intelligente rapporto al di là dei casi della vita, carducciana anche Lei, che, con dieci in storia e filosofia con la Bertoni, al nostro matrimonio non aveva voluto invitarla, vergognandosi probabilmente della mia risicata sufficienza, ma Voi intellettuali siete tutti così: settari! Certamente però, dato che mi ritrovo oggi con una figlia di soli dodici anni, puoi immaginare da me quanto amata e quanto causa di preoccupazioni per via di un padre/nonno, io mi auguro con molta sincerità che nei suoi studi possa avere la “fortuna” di trovare un professore simile al mio vecchio compagno Stefano. Concludo naturalmente con un ricordo che se è vero che hai l’intera raccolta del Mister avrai avuto modo di leggere sull’ultimo numero edito: a mia firma il saluto per Sandra.
Mi costò una furiosa lavata di capo di Fabrizio ed una reprimenda di Don Berti, altro che G.S.“Non ci è stato dato neppure il tempo per chiedere perché. Non ci sarà mai tempo per chiedere perché. Piccola, cara Sandra, se esiste un Dio egli ti avrà di certo vicino, ma anche se non esiste vivrai egualmente ancora con tutti noi, come sempre”.E’ cosi: la STORIA è fatta dalle grandi idee, la storia minima di ognuno di noi in gran parte, invece, dalle persone che ci accompagnano
                                                                                                                 Con simpatia
                                                                                                                        F. F.
Una lettera di Annalisa Ferretti
Milano, 27 agosto 2008
Carissimo Prof,
sono rientrata ieri sera, godendomi nel viaggio aereo  Bari-Milano, le ultime pagine che mi separavano dalla fine del suo libro.Lo ho letto tutto e le pagine più intense hanno segnato il relax vacanziero rendendo la lettura ancora più piacevole.
Le pagine più suggestive sicuramente quelle dedicate a Pertini, volte a confermare l'immagine di un uomo che non ha mai tradito se stesso, nel privato e ancor più nel pubblico. L'immagine più suggestiva, il racconto della moglie che comunica come intende essere "first lady" mostrando la "torretta al Tricolore" del Quirinale dalla finestrella della casa romana.
Le pagine più forti, tutte quelle relative al terrorismo, in cui emerge un pensiero degno della memoria che il nostro Paese dovrebbe avere in relazione a certi avvenimenti. Un pensiero che rende giustizia ad una generazione ( la mia) che non ha vissuto quegli anni, ma di cui non ha mai capito come sono realmente andate le cose, lasciandoci tra le mani degli interrogativi talmente ampi su quale fosse il confine tra il bene e il male, portandoci inevitabilmente a non sentire nostro un pezzo di tragica storia del nostro paese.Le pagine su cui riflettere, quelle dedicate alla storia craxiana, anche qui, la descrizione di uomo nei suoi momenti professionali quotidiani, la possibilità di conoscere tra le righe della sua memoria una figura fatta "anche di altro", fatta di pensieri e azioni di interesse generale, fatta di visione, una visione condivisibile  e non, ma comunque di una visione di cui oggi tutti quanti  ne sentiamo la mancanza.
Le pagine sulla comunicazione d'impresa, in cui vi ho trovato molti nomi familiari, grazie alla mia esperienza professionale accanto a Dario Faggioni, l'esperienza con De Benedetti in una fase vorticosa di riforma dei mercati, l'evoluzione nelle modalità di relazione tra pubblico e privato.
Questi gli spunti del suo libro finalizzati ad una riflessione dotta. Ma la cosa che più mi ha emozionato è stata ritrovare, nello scorrere delle sue pagine, uno spirito familiare, uno spirito e una forma mentis di affrontare la vita che ha avuto la sua generazione. Dico ritrovare, perchè la sua generazione non è altro che  la medesima dei miei genitori ( '44 e '49), i quali come lei sono portatori di quella fortuna che la nascita nel periodo post bellico gli ha donato. Loro, come lei, sono proprietari e custodi dei valori racchiusi nella stella e nel tricolore della Repubblica. Loro, come lei, hanno il concetto di impegno, pubblico e privato, tatuato nel proprio DNA. Loro, come lei, chi solo nella sfera privata e chi anche nella sfera pubblica, hanno cercato di tramandare alle nuove generazioni lo stesso spirito. La sfida dunque per la mia generazione è riuscire a vincere la partita, in un mondo più ricco, ma purtroppo molto, molto più ostile. Ma la sfida, per quanto mi riguarda è accettata e ci sto già lavorando.
Un caro saluto
Annalisa