Home Attività Impegno Civile Regionali 2013 Volontariato (5 febbraio 2013)
Volontariato (5 febbraio 2013)
 
Questa è una nota del 5 febbraio. Trasferita qui per la prima volta nel diario della campagna.
L’aggressività in politica.
Esperienze di comunità di volontariato in campagna elettorale
5 febbraio 2013
 
 
C’è uno strano fenomeno che si registra in questa esperienza della nostra campagna elettorale. Soprattutto tra i volontari – ma in generale per tutti coloro che hanno, magari in età adulta, una spinta partecipativa verso la politica – vi sono moventi non estranei a una certa condizione depressiva. Nel senso che frustrazioni della vita e del lavoro incidono sull’idea di cambiare registro, ambiente, frequentazioni, introducendo una esperienza valoriale, quindi fondata su un forte elemento di rilancio delle motivazioni, che possa aiutare, magari per un po’, a mettere da parte ombre della vita per ricollocare la vita stessa dentro un raggio di luce.
Questa condizione – che non riguarda tutti ma che è presente in molti – ha una pulsione speciale attorno all’intollerabilità, per questa tipologia di persone, dell’aggressività che vi è nella società, nelle esperienze di lavoro e spesso anche nei rapporti interpersonali e familiari.
Così che il tratto di strada che viene immaginato è caratterizzato da tre elementi che puntano – più o meno consciamente – a ribaltare quella condizione negativa:
  • ipotizzare un ambiente di fraternità, ovvero di solidarietà, di azzeramento o riduzione delle condizioni di disuguaglianza, gerarchia, subordinazione, che in contesti strutturati da dinamica di potere (pubbliche o private che siano) producono abbassamento della soglia di tolleranza e creazione di frustrazione;
  • ipotizzare un impianto organizzativo del lavoro del volontariato secondo un modello in cui tutti abbiano accesso al leader, tutti possano dare del tu al leader, tutti possano concretamente recare un contributo, anche piccolo ma concreto, che il leader possa cogliere come utile; dentro un modello dunque di tipo stellare in cui tutto e tutti tendenzialmente riportino al leader, possibilmente senza architetture gerarchiche (apparenti);
  • ipotizzare la luminosità del leader, nel senso di individuare in lui più qualità che difetti, così da creare la condizione virtuale di un riscontro “vero” alla propria dedizione.
Le tre ipotesi sono rette globalmente da un sogno di rimozione delle condizioni di aggressività, una cancellazione auspicata come premio profondo al volontariato che costituisce il vero compenso di esperienza quasi sempre economicamente non fruttifere e che è la benzina che consente di compiere percorsi di dedizione piuttosto lunghi prima dell’eventuale premio finale costituito dall’auspicata vittoria, dal successo, dall’affermazione dello scopo elettorale.
Vittoria che diventa il monumento morale di una riscossa di cui anche tu sei stato protagonista. E di cui puoi rivendicare un dividendo morale punendo in quel momento – certamente dentro di te – le istanze persecutorie che ti hanno accompagnato.
L’osservazione di questi fenomeni - che si svolgono all’intero anche di altre dinamiche psicologiche e sociologiche, magari più connesse a processi razionali, a proiezione di percorsi valoriali, ideologici, politici, professionali – permette di constatare anche che questa condizione purificante, quasi religiosa, dell’esperienza, produce stimoli importanti per un particolare rendimento. Ma produce anche rischi di esposizione alla realtà – e soprattutto ad alcune realtà inaspettate – che una organizzazione comunque esistente in questi contesti, magari camuffata da una non-organizzazione, ovvero da disegni organizzativi molto blandi, ma retti da chi ha sguardo complessivo su tutti i risultati da conseguire, deve fronteggiare e possibilmente prevenire.
  • La prima delusione può riguardare il clima di fraternità e di solidarietà. Dal momento che la lotta contro il tempo e contro la scarsità di risorse per conseguire i risultati introduce, presto e in modo ruvido, la necessità di valutare il rendimento delle persone a volte in condizioni più severe e persino brusche di ciò che una organizzazione del lavoro tutelata da regole e salvaguardie esprime in forme più proceduralizzate. Così da pervenire in termini più sbrigativi a giudizi che possono abbassare – e a volte anche azzerare – la soglia di fraternità e di solidarietà attesa.
  • La seconda delusione può riguardare la forma davvero partecipativa e interattiva che il modello di “comunità” (un sovraccarico di ore trascorse quotidianamente insieme) favorisce, ma rispetto alla quale l’introduzione – a poco a poco – di fattori di razionalizzazione e di efficienza tende a ricondizionare secondo il principio dei cerchi concentrici (che sono quelli più abituale dei contesti di esercizio del potere e, peggio, delle corti in cui il potere si conserva tra pochi). Il cerchio magico, inevitabilmente stretto; il cerchio invisibile (quello a cui hanno accesso figure esterne all’organizzazione, che sostanzialmente non si vedono mai ma influenzano il leader e quindi anche l’organizzazione più di molti che operano in modo assai dedito e quotidiano in quella organizzazione); il primo cerchio esterno, fatto di collaboratori segmentali; il secondo cerchio esterno fatto di collaboratori nomadi che spesso non trovano nel corso dell’esperienza una vera e riconosciuta funzione.
  • La terza delusione ha a che fare con i limiti del leader, che sono sostanzialmente imposti dal peso di un esercizio molto egocentrico a cui egli è costretto in questo genere di esperienze, dovendo continuamente badare a se stesso, a comprovare se stesso, a chiedere a se stesso sforzi fisici e intellettuali, riducendo così lo spazio di una sincera relazionalità soprattutto affettiva a poco più di forme di cortesia e di attenzione superficiale ai caratteri occasionali della convivenza. Sono questi i contesti in cui qualcuno suggerisce al presidente Obama di ricordarsi un fine pomeriggio di tornare nella sede della campagna elettorale per portare, lui, di persona, la pizza a tutti i volontari. Ma sono questi i contesti in cui persone sensibili colgono, anche a volte in piccoli dettagli, una improvvisa durezza di carattere che riduce la santità – abbiamo detto almeno la “luminosità” – di un leader che è stato affettivamente molto investito, fino a farlo diventare una figura paterna (o materna) indipendentemente dalla sua età e dal nostro modello edipico.
 
Anche qui i tre livelli di delusione sono incatenabili da una percezione – improvvisa e dolorosa – che l’esperienza in corso stia generando modalità aggressive inaspettate o non sospettate. Il monumento alla paura di risvegliare la condizione dalla quale si è primariamente fuggiti, si va così formando generando un rischio di paralisi emozionale che diventa (in alcuni casi in modo silente e non facilmente descrivibile) il fattore di distorsione di ogni e qualsiasi rendimento nelle operatività quotidiane e poi la creazione di fenomeni micro-conflittuali che si generano casualmente all’interno del quadro relazionale interno.
Conoscendo – o almeno percependo – lo schema di questo processo in una prima parte a curva in elevazione, in una seconda parte a curva discendente, la “invisibile” organizzazione può mettere in atto modalità di prevenzione e di attenuazione che si possono rivelare importanti e umanamente di garanzia. 
Tra le misure, assume rilievo quella di lanciare comunque segnali di razionalità al quadro dei rapporti interpersonali che si vanno determinando, tra cui:
  • la spiegazione di qualche recondito della campagna stressa
  • l’esplicitazione degli obiettivi specifici a breve periodo
  • la fiducia (argomentata) nel raggiungimento dell’obiettivo finale
  • la caratterizzazione degli avversari come comuni obiettivi della lotta
  • la motivazione delle cause occasionali che attenuano il carico altrettanto occasionale di una delle descritte delusioni.
Il contesto delle forze politiche organizzate in cui questi stessi processi hanno luogo ha elementi di differenza importanti che lo rendono simile ma disomogeneo rispetto all’analisi qui accennata. Dunque queste osservazioni potrebbero riguardare l’anticamera di una storia di riorganizzazione del volontariato in capo alla Civica di Ambrosoli in caso di vittoria e buon esito elettorale. Oppure potrebbero riguardare il modo con cui pensiamo di archiviare questa esperienza non eccedendo il carattere soggettivo che per ora la tematica riviste. Lo si vedrà.