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A proposito di civismo (Facebook, 12 febbraio 2013)
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Buona e mala politica /Diario di trincea 19
pubblicata da La buonapolitica il giorno Martedì 12 febbraio 2013 alle ore 22.02
 
Il civismo alla prova
Lo sforzo di rendere complementari partiti e soggetti civici sta entrando nella politica italiana come un paradigma nuovo indispensabile. O per ora almeno “utile”.  La crisi di reputazione dei partiti e la disponibilità di alcuni segmenti di “cittadinanza attiva” di non delegare più, agendo in proprio, ha creato condizioni di una collaborazione che ha come scopo essenziale l’influenzarsi reciprocamente.
Come avevo cercato di descrivere nel saggio “La buonapolitica” (2012), il successo elettorale di Giuliano Pisapia a Milano ha creato il primo nuovo cantiere (nuovo perché in realtà il fenomeno è di vecchia data, dato che a fine anni’70 Trieste sperimenta il civismo del Melone, che dieci anni dopo declina) e ha lanciato il tema del carattere possibile di una via alla transizione verso la terza Repubblica.
Ora, tra le elezioni regionali e le politiche, sono due lombardi a sperimentare una fase più avanzata di questo modello. Umberto Ambrosoli smonta le primarie dei partiti, promuove il “Patto Civico” tra politica (rappresentata da soggetti istituzionali) e società (rappresentata da associazionismo valoriale) e lancia, insieme a cinque partiti e a un movimento (Etico!, sforzo di trasformazione seria della sinistra antagonista), una lista civica composta da 79 non iscritti a partiti. Mario Montilancia per il Parlamento la sua Scelta Civica lasciando che partiti centristi – un po’ marginali e un po’ old style - come UDC e FLI accompagnino la proposta anch’essa mezza civica e mezza partitica. Dopo di che Grillo rastrella i candidati dai condomini e Maroni affianca – in una coalizione senza cintura, cioè scollata – una lista “leghista” non espressione di quadri di partito.
Fenomeni  diversi da quello qui descritto, ma anch’essi figli del tempo.
Le scommesse che sono configurate non sono di poco conto:
·         che queste proposte civiche abbiano riscontro elettorale;
·         che gli eletti conservino un profilo e un comportamento fortemente riferito all’ispirazione sociale;
·         che i risultati di quel confronto siano – legislativamente e nell’immagine risultante dell’istituzione – un valore aggiunto per i cittadini e non una foglia di fico.
Presto per dire. Ma gli esiti saranno misurabili a breve. Nel caso di Ambrosoli – vincitore assai possibile in Lombardia – il campo di sviluppo di questo modello è un vero laboratorio politico, che naturalmente investe anche la maturazione dei partiti (e in Lombardia del più rappresentativo dei partiti che è il PD).
Oltre che un salto di qualità (progettuale, organizzativo e di battaglia legislativa) per la componente civica, che è materia tutta da inventare. Appunto mancano pochi giorni. Ma merita di appuntarsi la questione per tornare a dire, diciamo tra tre mesi, che prega prenderà questa storia.