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16

Nov

2013

La comunicazione pubblica europea affronta la stretta finanziaria e le elezioni del 2014
CLUB OF VENICE
PLENARY MEETING, 14-15 novembre 2013
Venezia
Presidio militare dell’Esercito italiano – Caserma "Aristide Cornoldi"
Castello 4142 (Riva degli Schiavoni)
 
Nota di sintesi
 
A Venezia il 14 e il 15 novembre meeting dei direttori della comunicazione dei governi nazionali e delle istituzioni UE
 per iniziativa del Club of Venice (fondato nel 1986)
in collaborazione con il Dipartimento Affari europei della Presidenza del Consiglio dei Ministri
La comunicazione pubblica europea
affronta la stretta finanziaria e le elezioni del 2014
puntando a una migliore organizzazione
 
(Venezia 16 novembre 2013) – Ventotto rappresentanti nazionali e sette delle istituzioni sovrannazionali (Parlamento, Consiglio, Commissione, Comitato Regioni, Comitato Economico-Sociale, Banca centrale, Consiglio d’Europa) insieme allo Steering commitee del Club of Venice e un team di esperti (fondazioni, università, associazioni) sono tornati a Venezia (sede dalla costituzione, avvenuta nel 1986, del sodalizio di coordinamento informale della comunicazione istituzionale europea) per fare il punto su modelli organizzativi, impatto delle tecnologie, processi di interattività, risorse professionali e finanziarie a fronte di un anno cruciale per l’Europa che è considerato il 2014.
Nella cornice del presidio militare all’Arsenale, l’incontro ha consentito l’abituale confronto di idee e di esperienze tra chi opera nei sistemi nazionali e chi nelle organizzazioni a regime comunitario che quest’anno aveva come punto di analisi i modelli organizzativi. In particolare una lunga relazione del nuovo direttore del Servizio di comunicazione del governo britannico, Alex Aken, ha fatto discutere i partecipanti che hanno appreso della chiusura dello storico COI- Central Office of Information per passare ad una struttura più agile ma più manageriale, dove la valutazione delle attività è ora fissata per legge e in cui il passaggio alle funzioni digitali è radicale. Anche il direttore della comunicazione del governo olandese Erik den Hoedt  ha introdotto la sessione con un analogo approccio: riorganizzarsi e usare tecnologia e analisi sociale per fronteggiare la diminuzione delle risorse e l’aumento degli impegni, generali e settoriali. Secondo round, quello della preparazione delle elezioni del Parlamento europeo nel 2014. Qui sono stati i rappresentanti delle istituzioni di Bruxelles (in particolare Stephen Clark per il Parlamento e Ylva Tiveus per la Commissione) a illustrare i programmi di comunicazione (“Act, react, impact”) e di riorganizzazione del rapporto con i cittadini. Un 2014 caratterizzato dalle presidenze di turno prima greca e poi italiana, attorno a cui sono intervenuti sia il segretario generale dell’informazione del governo greco Andreas Katsaniotis (ad Atene, infatti, il prossimo meeting in primavera del Club of Venice) e gli italiani Anna Maria Villa (Dipartimento affari europei) e Aldo Amati (portavoce del ministro degli esteri Emma Bonino).
Il presidente del Club of Venice – che ha aperto e chiuso lavori, coordinati dal segretario generale Vincenzo Le Voci (del Consiglio UE) – ha presentato, in sintonia con il britannico Mike Granatt, il progetto di summer school che il CdV promuove per la prossima estate, con faculty europea e progetto di cooperazione tra i governi,  nella cornice della città d’arte di Pietrasanta in Toscana.
Concludendo i lavori Stefano Rolando ha anche detto: “Nella comunicazione istituzionale conta la tecnica, ma contano anche gli indirizzi politici. I paesi europei – maggiori e minori – hanno un passato di player globale. Hanno individualmente conquistato in varie epoche parti del mondo, dettando regole e influenzando culture ed economie. Ma vivono oggi un altro tempo. In questo tempo ci sono alcuni grandi paesi che vogliono raccontarsi (l’indirizzo politico della comunicazione) come player globali. Usa, Cina, Brasile, India, Russia, Giappone. Le tentazione per alcuni paesi UE di svolgere ancora quel ruolo è evidente. Ma ciò fragilizza il racconto dell’Europa come player globale, con la sua massa critica culturale, sociale, economica. Anche questo è un tema in evidenza per riflettere sulla cornice identitaria necessaria al rinnovamento della comunicazione europea”.