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Club of Venice (Riga 5 giugno 2014). Relazione introduttiva ITA e EN (Stefano Rolando)

 

CLUB OF VENICE
PLENARY MEETING, 5-6 JUNE 2014
Riga, Latvia
Ministry of Foreign Affairs
K. Valdem?ra street 3
Opening Statement
Stefano Rolando
Presidente del Club of Venice,
Professore di Scienze della Comunicazione alla IULM University di Milano
Già direttore generale dell’Informazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo italiano.
 
  1. Innanzi tutto rivolgo un saluto di cordiale benvenuto a tutti i partecipanti, ringraziandoli per avere accolto l’invito a contribuire attivamente a questa sessione plenaria del Club of Venice che si svolge due mesi dopo l’incontro di Atene nel 28° anno di vita del nostro organo di coordinamento informale. Un Club  che ormai ha un forte radicamento nella cultura professionale della comunicazione pubblica europea, impegnando rappresentanti sia degli Stati che delle istituzioni comunitarie.
  2. Insieme a tutti voi desidero poi esprimere al Ministro degli Esteri che ci ha accolto con il suo discorso di benvenuto un sincero cordiale ringraziamento esteso ai colleghi che operano nell’ambito del governo della Lettonia e naturalmente anche a tutte  autorità di governo di questo paese membro che, dopo l’Italia, avrà la presidenza di turno dell’Unione Europea nel primo semestre del 2015. La città di Riga è un patrimonio simbolico della storia culturale e civile dell’Europa ed è una città gemellata con la storica città rinascimentale italiana Firenze. Il paese intero che la circonda – la Lettonia - è parte di un processo, doloroso ma anche coraggioso, di lotte per l’indipendenza e per l’identità che sono ciò che lega profondamente la trasformazione moderna dei paesi in cui viviamo, per fortuna in pace da molti anni grazie all’Unione Europea. Siamo dunque onorati – come Club di Venezia – di essere qui per la prima volta.
  3. Il nostro incontro si svolge immediatamente dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Elezioni segnate anche da uno scontro identitario pro e contro le ragioni e le procedure dell’Europa. Siamo in grado dunque di parlare di tematiche che hanno un loro trattamento tecnico e politico, quest’ultimo largamente influenzato dagli orientamenti democratici. E’ presto per un vero e proprio debriefing, ma almeno una cose di commento preliminare e generale possiamo dirla. Come era prevedibile ha vinto l’astensione, cioè il partito che non prende posizione ma che svuota anche un po’ il valore della rappresentanza democratica. Parliamo del 56,1% di astensioni, contro il 43,9% di votanti. I due maggiori partiti europei, al netto delle astensioni, raggiungo il PPE l’11% e il PS il 10% degli aventi diritto al voto.  Il voto dell’astensione porta sempre una parte di responsabilità sulla qualità della politica, e una parte di responsabilità sull’efficacia della comunicazione. Noi speriamo che lo scontro tra euro-entusiasti, euro-ottimisti, euro-scettici ed euro-fobici porti nella prossima legislatura una maggioranza di euro-responsabili, che sono coloro che usano razionalmente i processi comunicativi per far crescere valori e diritti comuni secondo il principio di sostenibilità sociale e culturale.
  4. L’ordine del giorno dei nostri lavori presenta tre ambiti tematici, i primi due previsti per oggi, il terzo per domani mattina.
    • Come si colloca il fattore “comunicazione” nell’Europa che si sta per rigenerare a valle delle elezioni del 25 maggio 2014.
    • Come ridefinire le priorità comunicative in un sistema complessivo ancora influenzato dalla crisi economica globale e caratterizzato da grandi questioni legate in primis al tema occupazionale e al futuro delle giovani generazioni.
    • Come l’azione comunicativa dei paesi membri – che in Europa ha ancora assetti normativi e organizzativi autonomi e diversi – converge nella sostanza su alcuni approcci di metodo, di merito e di contesto tecnologico avvicinando molto i profili tecnico-professionali delle prestazioni e della formazione.
  5. Io limiterò a qualche breve riflessione ciò che meglio di me le relazioni previste e i contributi programmati dei Colleghi vorranno esprimere nel merito di questi tre punti. E tuttavia consentitemi di svolgere qualche considerazione su ciò che – a mio avviso (un avviso di chi ha operato nel campo per molti anni, mantenendo sia alcuni ruoli istituzionali sia ruoli accademici) e grazie all’esperienza di tanti nostri pregressi incontri – può fornire una cornice interpretativa a tutta la materia toccata dai tre temi.
  6. Ho scritto ad inizio di questo anno un libro per spingere un po’ avanti il perimetro della comunicazione pubblica in Europa. Non solo materia della trasparenza, dell’accesso e dei servizi comunicativi al cittadino; ma anche materia che lavora sull’identità competitiva, sui processi di crisi e di emergenza, sul miglioramento del dibattito pubblico. Da questo punto di vista una materia sociale e politica al tempo stesso perché costituisce il cantiere della saldatura (non facile nei nostri paesi) tra istituzioni e cittadini. Ora, con quel libro, ho cercato di ripensare ad una idea che nell’ultima parte del ‘900 era dominante: che il 900 si divideva con una enorme esperienza di propaganda nella prima parte e una crescente esperienza di partecipazione nella seconda parte. Ciò è stato in parte vero. Ma – parlo soprattutto ai più giovani – il nuovo secolo ha ereditato tutte e due queste storie e le ha spesso mescolate, all’interno delle stesse esperienze in quelle che oggi noi chiamiamo “democrazie”. Quindi la formazione – e soprattutto la formazione civile – diventano essenziali nei ruoli della comunicazione delle istituzioni. E saper distinguere queste due dinamiche (non è che se si urla di più si è più partecipativi; o se non si riesce – causa noti vincoli - a sviluppare un adeguato ascolto dei cittadini si finisce per essere autoritari e propagandisti) per superarne il significato appunto legato al secolo scorso.
  7. La seconda riflessione riguarda il tema delle priorità, che è un tema all’ordine del giorno del nostro meeting. Priorità significa poter operare in un quadro programmato della comunicazione che presuppone equilibrio tra ruolo dei funzionari e ruolo della politica. Nella mia formazione di ex-direttore generale (nello Stato e nelle Regioni) valeva la formula: io propongo tu decidi. Ma ho visto molte volte negli anni più recenti che questa formula veniva sostituita da un’altra formula: io propongo quello che tu proponi e poi tu decidi. E priorità significa a valle una vera politica di valutazione, che nei nostri paesi si fa bene in alcune parte, male o per niente in altre parti. La valutazione è fatta da soggetti terzi e non è solo di carattere economico, cioè sul rendimento economico delle campagne. Essa riguarda anche la crescita di consapevolezza e di partecipazione della società. Senza questi due passaggi le priorità sono tutte fissate secondo logiche meno razionali e meno trasparenti.
  8. La terza riflessione riguarda il rapporto tra Stati e istituzioni europee in materia di comunicazione. Da anni partecipo a conferenze comunitarie, parlo a Europcom a Bruxelles, frequento i saloni nazionali che si svolgono in alcuni paesi sulla comunicazione pubblica (l’anno scorso ho avuto l’onore di partecipare all’apertura di Cap Com alla Rochelle). Da alcuni anni chiediamo all’Europa di fissare alcuni punti chiari in materia di profilo degli operatori e di percorsi formativi disciplinari, affinché - senza turbare le gelosie nazionali di organizzazione delle competenze – sia possibile lavorare sul capitale umano (che è molto interessante, credetemi) per rendere l’approccio delle istituzioni ai cittadini (a cittadini “tutti europei”, si intende, cioè il 7% della umanità) sia più omogeneo. Un pre-condizione per avere una Europa più simile agli europei e gli europei più simili all’Europa.
  9. Insieme a chi ha lavorato per l’organizzazione dei lavori, un grazie va anche al nostro segretario generale Vincenzo Le Voci che ha tenuto per mesi i rapporti portando a successo il programma di Riga. E un grazie va ai nostri interpreti che ci aiutano a lavorare.
  10. Mentre ricordo che la sessione autunnale abitualmente a Venezia si svolgerà nel quadro del semestre di presidenza italiana della UE e a ridosso dell’apertura dell’Esposizione universale a Milano dedicata al tema planetario della nutrizione. Per queste ragioni c’è ancora un po’ indecisione sulla sede di svolgimento del CdV di novembre (a Venezia, a Roma o a Milano). lo decideranno i colleghi italiani e lo sapremo presto. Intanto io mi devo scusare con voi se per non rinunciabili impegni a Milano (dove la mattina del 6, cioè di domani, si apre una conferenza sul servizio pubblici radiotelevisivi che devo introdurre), io dovrò lasciare i lavori a Riga questo pomeriggio. Grazie a tutti.
CLUB OF VENICE
 
PLENARY MEETING, 5-6 JUNE 2014
Riga, Latvia
Ministry of Foreign Affairs
K. Valdem?ra street 3
 
Opening Statement
by
Stefano Rolando
President of the Club of Venice,
Professor of Communication Sciences at the IULM University of Milano
Former Director-General for Information at the Presidency of the Council of Minister of the Italian Government
 
1.         Let me address first a warm welcome to all the participants. Thank you for accepting the invitation to contribute actively to this plenary session of the Club of Venice, which is taking place two months after the meeting in Athens on crisis communication in the 28th year of life of our informal coordinating body . Today the Club its strong presence in the professional culture of European public communication, engaging representatives from EU Member States and Institutions.
2.         Along with all of you would like to express a sincere heartfelt thanks to the colleagues from the Latvian Government and of course also to the Latvian national authorities who will take from Italy the relay of the rotating presidency of the Council of the EU in the first half of 2015. The city of Riga proudly bears the symbolic heritage of the cultural and civil history of Europe and is twinned with Florence, the historic city of the Italian Renaissance. The whole country that surrounds it - Latvia - is part of a process, painful but also courageous, of struggles for independence and identity that binds profoundly the modern transformation of the countries in which we live (fortunately in peace for many years) thanks to the EU. We are therefore honored - as Club of Venice - to be here for the first time.
3.         Our meeting takes place immediately after the elections for the European Parliament, which were also marked by a clash of identity pro- and against Europe's reasons and mechanisms. We can therefore talk about issues that have their own technical and political treatment, the latter largely influenced by the democratic trends. It is too early for a real debriefing, but at this stage we can share some preliminary, general comments. As expected, abstention (the party that "does not take side" but deprives democratic representation of its value) has prevailed. Abstention is always due to the low quality of politics, and some responsibilities must be also attributed the effectiveness of communication. We hope that the clash among euro-enthusiasts, euro-optimists, euro-skeptics and euro-phobics will generate in the next legislature a majority of "euro-responsible", those who use communicative processes rationally to let common values ??and human rights grow in line with the principle of social and cultural sustainability.
4.         The agenda of our work has three thematic areas, the first two scheduled for today, the third for tomorrow morning.
·       How will "communication" fit in a Europe's re-generation process after the elections of 25 May 2014.
·       How to re-define communication priorities in an overall system still affected by the global economic crisis and characterized by important issues related primarily to employment and the future of the young generation.
·       How can communicative action of the Member States - which in Europe is still based on an independent normative and organizational approach - converge in substance on method, merit and technological context approaching as much as possible all technical and professional profiles with regard to performance and training.
5.         I would like to table just some brief reflections on what we expect from your valuable contributions, as well as on what could be in my opinion (as someone who has worked in the field for many years, filling institutional and academic roles) the key to interpret the framework of these three questions.
6.         At the beginning of this year I wrote a book to push a bit forward the perimeter of public communication in Europe, not only in terms of transparency and citizens' public access to information but also with regard to competitive identity, crisis and emergency processes and the improvement of public debate. This is at the same time a social and political issue, a welding yard (not easy at all in our countries) between institutions and citizens. In this book I tried to think back to an idea that was dominant in the latter part of the 20th century: the common feeling that "propaganda" had prevailed in the first half and "participation" in the second half. This was partly true, but - and I address here especially young people - the new century has inherited both of these stories and has often mixed the same experiences within what today we call " democracy". We need to be able to distinguish between these two dynamics (speaking with a louder voice does not foster "participation", and failing - because of well-known constraints - to adequately listen to citizens brings authoritarianism and propagandism). Training - and especially civic training - become therefore essential in the institutional roles on communication.
7.         The second point concerns the priorities. This is a topic on the agenda of our plenary meeting. Identify a priority entails setting up a plan to operate in the communication framework and this requires a balance between the role of officials and the role of politicians. In my training as a former director-general (in the State and in the Regions) the ruling formula was : "I propose, you decide". But in recent years I have seen it replaced by another formula: "I propose that you propose - and then you decide". When identifying and streamlining priorities we should also set up a real evaluation policy, which is not a common practice in all our countries. Evaluation is done by third parties and is not only of an economic nature (that is, the mere cost-effectiveness of campaigns), but also affects the awareness growth and civic participation. Without these two steps, priorities are set according to a less rational and less transparent logic.
8.         The third point concerns the relationship between EU Member States and European institutions in the field of communication. I have participated for years in community conferences, speaking at EuroPCom in Brussels, attending national events on public communication held in some countries (last year I had the honor to attend also the opening of the Cap' Com in La Rochelle). For quite a few years we've been asking Europe to set some clear points with regard to the professional profiles of public communicators and their training framework, in order to work on "human capital" without hurting national jealousies in the organization of these skills but with the aim of  setting a homogeneous approach in the way governments and institutions should interact with citizens (citizens , " all of Europe" , it is intended , ie 7% of humanity ). This remains a pre-condition for a Europe more similar to Europeans and Europeans closer to Europe.
9.         Along with the hosting governmental authorities and the Club members pro-actively involved in the organization of this plenary meeting in Riga, my thanks also goes to our Secretary-General Vincenzo Le Voci who has established since last October closer connections with our Latvian friends leading to this very rich agenda. And many thanks also to our interpreters whose support will be crucial.
10.       Finally, let me remind you that our autumn plenary session usually takes place in Venice. However, this year some changes may occur because of the agenda of the semester of Italian Presidency of the Council of the EU (which will also lead to the opening of the Universal Exhibition in Milan in 2015, dedicated to the theme of global nutrition). For this reason the venue of the autumn plenary still has to be confirmed (Venice, Rome or Milan). OUr Italian colleagues will let us know soon. Meanwhile, I wish to apologise for leaving this plenary meeting in advance since, owing to non-waivable commitments in Milan (where tomorrow I shall be opening a conference on public broadcasting service), I will have to leave the work in Riga this afternoon. Thank you all.