Home Testi Sandro Pertini. Un secolo di storia italiana (relazione a Cinisello Balsamo, 20 settembre 2014)
Sandro Pertini. Un secolo di storia italiana (relazione a Cinisello Balsamo, 20 settembre 2014)
Villa Ghirlanda Silva, Cinisello Balsamo
Sabato 20 settembre 2014
 
Intervento di Stefano Rolando
Professore all’Università Iulm di Milano.
Membro del CS della Fondazione Sandro Pertini
 
Mi è stata affidata la relazione “Pertini e le istituzioni”. E mi è stato chiesto – dal momento che la relazione di Valdo Spini è spostata a sabato prossimo – di fare qualche riferimento alla storia politica e umana di Pertini. Racconterò anch’io una storia. Commentando una selezione di fotografie. Alcune molto note (le vedrete anche nella mostra qui allestita). Altre meno note, mi consentirete di integrarle. Fanno parte dei rapporti personali con Sandro e Carla Pertini, cominciati alla mia età di 17 anni (dirò l’episodio) e mantenuti in amicizia per tutta la loro vita.
 
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Pertini a Piazza Duomo,  26 aprile 1945
 
 
Sandro Pertini, quando parla a Milano il 26 aprile del 1945 - celebre la foto accanto al Duomo assiepato - ha 51 anni.
Ne ha trascorsi 16 nelle galere fasciste, con sei condanne ripagate con due evasioni.
L'Italia è libera, a pezzi materialmente, ma la guerra di resistenza ha fornito le basi per una prima tessitura della classe dirigente e per costruire con la fiducia una nuova democrazia.
La partita politica è aperta, i partiti di massa soppiantano il ruolo della superstite classe dirigente liberale pre-fascista, i socialisti sono al centro di qualunque ipotesi di governo.
Tra i socialisti - e in generale nell'antifascismo italiano - Pertini è un mito.
 
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Lorenzo Da Bove, Filippo Turati , Carlo Rosselli, Sandro Pertini, Ferruccio Parri (Calvi, 1926)
 
 
Turatiano ma non da salotto, rigoroso ma anche romantico, insurrezionale ma non testa calda, di sinistra ma patriottico. Diventa infatti segretario del partito. Che nel 1945 si chiamava PSIUP. Ma ci resta pochi mesi, dall'agosto a dicembre.
 
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Tessera del PSI (poi PIUP) nel 1945
 
Nella battaglia politica interna non è un mediatore e neppure un organizzatore della nuova realtà, la militanza territoriale. Sceglie le battaglie ideali. Senatore di diritto alla Costituente, sarà membro del Comitato ristretto dei 18 (comitato di scrittura, ma dimissionerà); al tempo stesso si batte contro il Patto Atlantico; attacca Togliatti per la flessibilità nell'epurazione e per l' amnistia; attacca De Gasperi per le inadeguatezze delle misure verso gli ex fascisti; e al tempo stesso, sempre nel ’47, è coerente con la sua storia riformista e turatiana e cerca di evitare la scissione saragattiana.
 
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   Pertini e Saragat       
 Pertini e Nenni
 
I conti si fanno nel ‘48. Il nodo è quello del rapporto con i comunisti e nello schieramento internazionale. La sua mozione è minoritaria, passa quella di Nenni, che era in quel momento più unitaria.
Da qui a tutti gli anni cinquanta, pur in una posizione sempre di prestigio, le sue responsabilità saranno più defilate. Passerà lo storico ‘56 che segnerà un ripensamento complessivo dei socialisti rispetto alla linea unitaria con i comunisti; e comincerà a riproporsi il problema della cultura di governo del paese e quindi del dialogo con i cattolici e in particolare con la DC e della rappresentanza degli interessi generali dei lavoratori, con evidente conflittualità a sinistra. Nell'attuazione del primo - storico e mai abbastanza studiato - centrosinistra, Pertini sta sul fronte parlamentare non su quello di governo.
 
E nel 1963 diventa vicepresidente della Camera dei Deputati. Potrebbe essere un trasferimento al notabilato. Ma il Parlamento parla anche al Paese e Pertini è radice viva di storie importanti. Riveste con prestigio quel ruolo e si conquista una visibilità nel rapporto tra istituzioni e valori democratici.
 
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Giornale studentesco sulla Resistenza  
La 500 rossa
 
Ricordo del primo incontro e della prima visita a Roma
La prima pagina dell’edizione del giornale degli studenti del Liceo Carducci di Milano realizzata insieme alla redazione del giornale degli studenti del Parini “La Zanzara” per il ventennale della Resistenza. Dirigevo io quello del Carducci, dirigeva Stefano Magistretti quello del Parini (su cui scriveva Walter Tobagi). Fu quello il “biglietto da visita” con cui incontrai per la prima volta Sandro Pertini in casa Acht a Milano. Mi disse imperiosamente “Vieni a trovarmi a Roma”. Misi piede così per la prima volta a Montecitorio dove lui e Carla avevano un alloggio. E feci conoscenza anche qui per la prima volta della famosa “Peppa”, la 500 rossa di Carla posteggiata negli anfratti laterali della Camera, che anni dopo sarà donata al Museo dell’Auto a Torino.
 
Quando arriva il burrascoso ‘68 – quel fine decennio vede alla guida del governo Mariano Rumor leader dei dorotei – tocca a lui il ritorno di una guida da sinistra del Parlamento: la presidenza della Camera dei Deputati, con Fanfani alla presidenza del Senato.
 
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Elezione al Quirinale di Leone, con a lato Pertini e Fanfani (1972)
 
A poco a poco si capirà che i due potrebbero essere candidati forti al più alto vertice delle istituzioni.
Ma ciascuno con fronti interni - a sinistra e al centro - duri e rilevanti.
Rileggendo i suoi discorsi parlamentari si comprende come Pertini eviti il rischio del notabilato pur non cavalcando per lo più i temi dello scontro politico di attualità.
Sta piuttosto sulle valorialità costituzionali, sui diritti dei lavoratori, sulla trasmissione degli ideali alle giovani generazioni. Per altri sarebbe stata retorica, a lui si concede l'alto ruolo di testimonianza.

Gli anni settanta mettono in movimento un rinnovamento della classe politica che deve prepararsi ad affrontare temi nuovi: gli effetti della prima globalizzazione, la crisi energetica, i grandi nodi delle ristrutturazioni industriali, il ritardo nella politica dei diritti e quindi anche il tema dell'aggiornamento costituzionale.
 
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Nuovo corso PSI 1976-1978
 
Su questo cambierà a metà degli anni 70 il gruppo dirigente socialista, con un forte ringiovanimento e un assetto più autonomista e quindi più conflittuale sia con la DC (alternanza di governo) che con il PCI (conflitto di rappresentanza e pluralità ideologica).
La guida al tempo stesso imparziale ma valoriale di un ramo così importante del Parlamento come la Camera bassa, lascia a Pertini uno spazio di raccordo identitario tra le generazioni e nello stesso quadro politico italiano. Malgrado il problema generazionale (Pertini chiamerà Martelli “moccioso”) e malgrado il profilarsi di conflittualità a sinistra e anche malgrado le polemiche e le “arrabbiature” di cui ha parlato Mario Artali, il Partito Socialista resta la sua casa.
E' Presidente della Camera per due legislature. E così ritrova il paese nella quotidianità.
Il duello a sinistra (titolo di un significativo saggio di Luciano Cafagna e Giuliano Amato di quegli anni) lo vede conscio del duello sul presente, ma dentro una cultura unitaria. Che per Sandro Pertini ha un punto fermo: la difesa dell’alto prezzo pagato dai comunisti nella lotta antifascista.
E’ intransigente sul tema della memoria ma sostiene l’esigenza dell’identità al plurale della sinistra.
 
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Pertini sulla bara di Berlinguer nel 1984
 
La qualità dei rapporti personali con gli esponenti della politica contano. Conterà la sua stima per Berlinguer, come contava il suo legame personale - in tutti i settori della politica – con chi aveva reputazione di una storia coraggiosa. Alla mia domanda sui tre italiani più coraggiosi nella lotta antifascista, fattagli tempo dopo, chiesi di darmi solo due nomi – perchè sapevamo chi era il terzo – rispose senza pensarci su: Valiani e Pajetta.
Torniamo alla crisi della presidenza Leone: al tempo stesso un misto di cicli esauriti della politica italiana ma anche di insofferenze di principio rispetto all'egemonia democristiana.
 
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La famiglia Leone
 
Dunque questa crisi contiene verità ed elementi di lotta anche dura (interpretata anche da alcuni media oltre che da alcuni partiti). Un chiaroscuro che conteneva intemperanze, ma anche una domanda evidente di cambiamento che sorgeva nel paese.
In più nel contesto più grave del periodo - quello del terrorismo - le istituzioni, attaccate quotidianamente anche militarmente, non potevano permettersi un'immagine polverosa, curiale, allusiva, sottintesa e in fondo anche affaristica della politica.
Se si vuole salvare lo Stato non basta l’eroico generale Dalla Chiesa, non bastano magistrati coraggiosi, non basta nemmeno la classe operaia ancora esistente per battaglie di principio, non basta quel po' di borghesia progressista che non riesce più a tener testa all'insorgente borghesia compradora. Servono anche simboli alti e forti.
E' questo lo scenario della sostituzione della presidenza Leone al Quirinale.
Ma il momento è terribile, è quello dell'attacco disperato del terrorismo al cuore dello Stato, è il caso Moro, innervato dalla radicalizzazione di una ipotesi comunista rivoluzionaria (ormai contro il PCI) coniugata all'estremismo cattolico terzomondista ma tenuto sotto controllo dalla rete dei servizi segreti di mezzo mondo.
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Brigate Rosse e Aldo Moro
 
Il grosso di quel pasticcio e' ormai sui libri. La risposta della politica così non potrà essere solo simbolica. Tanto che altre due figure rilevanti della prima fila politica italiana erano state prefigurate al Colle entrambe per sancire l' allargamento della maggioranza di unità nazionale.
 
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Ugo La Malfa e Aldo Moro
 
Una per accontentare gli apparati dei partiti maggiori, quella di Aldo Moro, nel cui nome si esprime la formula del "compromesso storico"; l' altra per associare imprese e capitale privato al nuovo blocco politico di "resistenza" offrendosi anche un elemento di garanzia per le forze minori del centrosinistra, quella di Ugo La Malfa
Moro sarà ucciso da qualcosa in più delle BR nel maggio del ‘78
La Malfa si spegnerà nei prima mesi del ‘79.
 
Ora, come abbiamo visto, Craxi guida il PSI dal 1976.
Il principio di alternanza laici e cattolici che, non scritto, guida le scelte per il Quirinale favorisce in modo evidente il cambio della guardia, che pure nel caso di Moro sarebbe stato messo da parte.
 
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Antonio Giolitti (con Riccardo Lombardi)
 
Così è Craxi che imposta sulla candidatura socialista il baricentro di un consenso possibile di sistema. Il nome è forte, è quello di Antonio Giolitti.
Ma il duello a sinistra continua e il caso Moro ha aumentato le scintille. Per i comunisti non deve passare il principio che sia Craxi il King maker.
Non  voteranno Giolitti, ma voteranno un socialista.
Dopo il voto a Gonella, Amendola, Nenni, De Martino, al 16° scrutinio passa con grandissima maggioranza Sandro Pertini.
  • Craxi avrà l'abilità di ritrovarsi facilmente nella candidatura di chi aveva nominato suo padre prefetto della liberazione di Como.
  • La DC avrà l'abilità di ritrovarsi nel garante sperimentato di dieci anni di complessità e scontri parlamentari.
  • Persino la destra avrà l'abilità di riconoscere nel vecchio combattente un patriota.
 
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Prime pagine di Corriere e Repubblica
 
Il carattere liberatorio dello sblocco di quella tormentata elezione, con gli echi del caso Moro ancora vivo, danno un alone mediatico che rafforza il ritorno alle radici della Repubblica.
Pertini sarà per tutti un compagno di strada, ma sarà anche per tutti un osso duro.
La sua missione principale  - lo ha detto bene il sindaco Siria Trezzi - fu quella di riavvicinare istituzioni e paese.
Qualcuno credeva e qualcuno scriveva che lo avrebbe fatto da vecchio nonno motteggiante al caminetto. Pertini lo fece da partigiano e insieme da padre costituzionale. Un forte ideale nella storia della sinistra, un metodo istituzionale di garanzia per tutti.
Il consenso – ce lo ha insegnato - non si trova solo confondendo la propria identità per annullarsi in un asettico centro. Pertini cercò il consenso, con impeti e con afflati….
 
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Pertini con Antonio Maccanico e con Antonio Ghirelli
 
… e anche con un contesto di collaboratori di valore
 
La risposta fu il rispetto degli italiani. Questa che segue è un fotografia molto rivelatrice.
 
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Alla prima della Scala 1981
 
Breve racconto
7 dicembre 1981. Prima della Scala, se ricordo bene con una lunghissima opera wagneriana. Il Capo dello Stato alle prime va di diritto nel Palco cosiddetto “reale”. Pertini sceglie di stare in platea in mezzo al gente. Il ricordo che impressionò me e tutti fu la durata dell’applauso – tutti in piedi – con cui fu accolto. Non mi era mai capitato di vedere una cosa simile in onore di un uomo politico. Quello era, diciamo, il pubblico borghese di Milano. Ma fuori dalla Scala , in piazza, c’erano gli operai della Marelli in sciopero. Quando dico “il rispetto degli italiani”, dico “di tutti” gli italiani. Il presidente usci stanco,avevano serrato le porte principali e lo volevano fare uscire per le laterali. Quando lo capì disse al funzionario che insisteva: “Giovanotto, io non so chi lei sia. Io sono il presidente della Repubblica, si faccia da parte!”. E – come si può pensare solo in un film – uscì da solo in piazza della Scala, attraversò i binari, entrò tra le gente e gridò “Chi è il capo qui?”. Un sindacalista si fece avanti e lui disse: “Comprendo il vostro stato ma ora è tardi e vi do appuntamento domattina alle 9 in Prefettura. Sciogliete la piazza”. E, un vero miracolo, la piazza si svuotò. Alle 9 in punto del mattino lui riceveva la delegazione della Marelli a corso Monforte.
 
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Copertine dei due libri (editi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri)
 
Ai sette anni di Pertini al Quirinale ho avuto l'onore di dedicare libri di documentazione (immagini, discorsi ed eventi) realizzati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri quando fui, in quella istituzione, direttore generale dell' informazione.
La materia è troppo vasta per fare qui una sintesi di fatti.
 
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Pertini e Napolitano
 
E' tutto pubblicato, anche i veloci riassunti di Wikipedia vanno bene per farsi una idea del' enorme lavoro svolto da un uomo - il paragone con Giorgio Napolitano qui suona obbligatorio - sotto pressione continua dall'età di 82 anni all'età di 89 anni.
Due storie (a cui unisco volentieri il ricordo della presidenza Ciampi) che dovrebbero conservare a Renzi tutto il diritto di invocare un ruolo per la generazione Telemaco ma di ricordarsi che Itaca l'ha liberata Ulisse.
Nell'impossibilità del riassunto provo a ricordare quelli che considero i contributi prevalenti dati alla causa del Paese dalla presidenza Pertini:
 
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Giovanni Spadolini e Bettino Craxi
 
1.      La legittimazione dello sblocco della democrazia italiana, con il conferimento degli incarichi prima a Spadolini (dopo un esito non riuscito di un incarico a La Malfa) e a Craxi.
 
2.      La legittimità della predica morale nei confronti dei ladri, dei corrotti e dei felloni svolta dall'interno delle istituzioni (e anche dall’interno della famiglia socialista) non contro le istituzioni (messaggio, fatemelo dire, attualissimo).
 
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Ragazzi al Quirinale
 
3.     Il recupero della relazione diretta con il carattere simbolico delle istituzioni (sommamente rappresentato dalla volontà costante di stabilire contatti appunto simbolici con  giovani e giovanissimi che portarono un milione di ragazzini al Quirinale, memoria indelebile per la loro vita)
 
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Pertini con Schmidt, con Mitterrand  e con la regina Elisabetta
 
4.      Il prestigio italiano nell'Europa che voleva mantenere un rapporto vero tra la memoria e la progettazione del futuro
 
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Pertini con i “resistenti” (Stucchi, Longo, Parri e Mattei)
 
5.      La riconduzione dei valori della Resistenza nel patrimonio collettivo del Paese e non solo nella storiografia della fazione
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Pertini con il Papa, Pertini con Emma Bonino, Pertini con Madre Teresa
 
6.      L’Italia come paese vigile sui diritti (pace, parità, diritti umani).
Aggiungo una considerazione su elementi di fatto. Le cinque nomine dei senatori a vita fatte dal presidente Pertini sono una chiave - non sempre ricordata - del suo rapporto con le identità italiane.
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I senatori a vita nominati da Pertini
 
-         Leo Valiani, il coraggio e la laicità
-         Eduardo De Filippo, la creatività, il teatro italiano e tout court la grandezza di Napoli
-         Camilla Ravera, la forza semplice e radicale dei comunisti nell'antifascismo
-         Carlo Bo, i cattolici liberali e gli intellettuali della tradizione italiana legati alla letteratura
-         Norberto Bobbio, il socialismo della libertà e il filosofo della ragione. Che dirà di lui:
Se dovessi definire con una parola il carattere di Sandro Pertini, la cercherei nel vecchio catalogo delle nobili virtù. Forse la parola più giusta è fierezza. Fierezza, virtù dell’uomo libero, che va dritto per la sua strada, non guarda in faccia a nessuno, incurante degli ostacoli che gli sbarrano la via, perché convinto di essere su quella giusta. Fierezza è anche consapevolezza della propria dignità, ma senza eccessivo compiacimento di sé. Tenere, come si dice, la testa alta, non piegarsi ai potenti. Il contrario della pusillanimità e della volgarità.
 
E da ultimo - per legare l'uomo delle istituzioni all'uomo (quello che con impareggiabile lapidarietà Borges chiamo, parlando di Pertini, hombre vertical) vorrei fare alcune minuscole e finali chiose.
 
Pertini e il sentimento degli italiani
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Madrid Mondiali 1982
Con Juan Carlos a Roma
 
Breve ricordo
Prima di quella foto notissima, alla finale dei Mondiali a Madrid, Pertini era già stato a Madrid in visita di Stato. Re Juan Carlos arrivò inusualmente sotto la scaletta dell’aereo a prenderlo. E altrettanto inusualmente il presidente Pertini si lasciò prendere per il braccio (non lo accettava da molti, dicendo talvolta con impeto “Non sono paralitico!”). Il cerimoniale prevedeva silenzio con i giornalisti accorsi all’aeroporto. Ma Pertini si fermò, mise una mano al braccio del re e disse (nel leggero panico del suo seguito): “Questo signore è un mio amico. E sapete perché? Perché senza spargere una goccia di sangue ha preso il suo paese e lo ha portato dal franchismo alla repubblica”. Voleva dire “democrazia”, tutti lo capirono. Ma disse davanti al re “repubblica”.Juan Carlos accennò a un diplomatico sorriso e ai giornali la cosa piacque enormemente. Poi a Roma ricambiò la visita. E disse a Juan Carlos , che era nato a Roma, che lo portava in trattoria. Così fu. Poco importa se la Digos dovette svuotare il locale, fingendo commensali casuali. Quando a fine cena il re mise la mano in tasca, forse per un fazzoletto, Pertini fece quasi un balzo: “Fermo…pago io!”. Il re era definitivamente conquistato. 
 
Pertini e i socialisti
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Pertini e i socialisti (1952) ,
Pertini e Aniasi (anni ’80),
Pertini e Craxi per il 90° (1986)
 
Ho scritto altrove di quel 90° compleanno a Palazzo Chigi con Craxi. Per dieci minuti fu un silenzio imbarazzante. Fumava la pipa e non aveva voglia di fare salamelecchi. Craxi ne conosceva il carattere e non fece una piega. Provò con due regali programmati. Un libro e un busto in bronzo che ritraeva lo stesso Pertini. Li mise da parte pensando che il libro fosse propaganda e che il busto fosse di malaugurio. Poi dopo davvero un lungo tratto sbottò: “Tu dici, Craxi (perché lo chiamava – come usava un tempo – con il cognome), che io ho cattivo carattere…io mi sveglio di notte quando penso al tuo di cattivo carattere!”. E scoppiarono a ridere. Poi fu una vai e vieni di ricordi e di pensieri. Finiti con un elogio “al lavoro di statista” a Craxi nel suo allora ormai triennale mandato al governo. Di quel libro – dedicato al suo settennato – Pertini ne scoprì la qualità tempo dopo e ne chiese più copie.
 
Pertini e la Liguria
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Pertini parla a Genova (1960)
Casa natale a Stella,
Tomba di famiglia a Stella
Pertini e Milano
 
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Pertini a c.so Sempione a Milano nel ’45
Carla Pertini staffetta partigiana, Piazza Duomo a Milano, gennaio 1945
 
Mi limito a una sua sola brevissima citazione
Parlando a Milano dopo la Liberazione (il 6 maggio 1945):
Ho vissuto a Milano una esperienza che mi ha confermato nell’idea che il nostro popolo è capace delle più grandi cose quando lo anima il soffio della libertà.
 
Sandro e Carla Pertini e le loro case
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Casa di Piazza Trevi e il ruolo della Carla
 
Breve commento
Carla Voltolina e Sandro Pertini hanno rappresentato una coppia legatissima, fortissima, impetuosa, anticonformista. Scelsero case che somigliavano sempre al loro originale covo di Viale Tunisia a Milano durante la resistenza. Così era la casa di Nizza, così era la casa arrampicata a Piazza Trevi. Nella quale la loro vita era presidiata da una persona molto importante nella loro quotidianità, Gennaro Jovine, che nella successiva foto, vedete insieme a loro (e mi sia concesso dirlo anche a me e a mia moglie Renata, che fu per anni vicinissima alla Carla e al suo lavoro ) dal terrazzino dell’abitazione rispondendo al saluto della gente per il 90° compleanno.
 
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Pertini saluta dal terrazzino della casa di Piazza Trevi la cittadinanza che gli fa gli auguri per i 90 anni
 
 
Se non fossero stati una coppia anticonformista all’ingresso della loro casa avrebbero messo un bel ritratto o un bel paesaggio e non la vignetta di Forattini che si prendeva qualche libertà attorno alla storia del bi-millenario virgiliano – che Pertini inaugurò – e alle leggende su Enea.
 
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Forattini dedica a Pertini la vignetta sul Bimillenario virgiliano.
 
Pertini e il punto cruciale della sua biografia
 
Agli italiani che hanno creduto allo stereotipo di certi media del nonno borbottone che fuma la pipa e si ricorda solo del passato rispondono molti fatti, molte immagini, molti riscontri. ma soprattutto due parole in equivoche della motivazione della sua medaglia d'oro al valor militare per le insurrezioni di Firenze e di Milano
Citazione esatta
Uomo di tempra eccezionale, sempre presente in ogni parte d'Italia ove si impugnassero le armi contro l'invasore. La sua opera di combattente audacissimo della resistenza gli assegnava uno dei posti più alti e lo rende meritevole della gratitudine nazionale nella schiera dei protagonisti del secondo Risorgimento d'Italia.
Quel "combattente audacissimo"che Pertini fu, dai banchi di liceo fino alla sua morte.
Tre immagini, su questo, per concludere.
 
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Pertini nella prima guerra mondiale – Medaglia d’argento al VM
Pertini muratore – Vicino ai confini per tornare al combattimento diretto
Pertini con Alekos Panagulis – Amico dei combattenti

 
Sandro Pertini scompare il 24 febbraio 1990, a 93 anni. 
E ancora Forattini disegna una pipa che vola in cielo.
 
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Disegno di Forattini