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Assemblea di Infocivica. Intervento di Stefano Rolando (Villa Medici, 9 ottobre 2014)
Assemblea della Associazione Infocivica
nell’ambito della XXVII edizione di Eurovisioni
Villa Medici, Roma 9 ottobre 2014
 
Intervento di saluto da parte di Eurovisioni
di Stefano Rolando
Professore all’Università Iulm di Milano, vice-presidente di Eurovisioni
 
 
Vi ringrazio per avere compreso nell’apertura di questa Assemblea questo breve contributo.
Che rischia di riportare a una certa genericità ciò che, grazie all’esposizione del documento di base e all’intervento di analisi di Carlo Rognoni, è invece già materia di avviato approfondimento.
Mi interessa toccare pochi punti e provo a farlo celermente.
 
In Italia, in Occidente e nel Mondo intero, in verità, siamo di nuovo ad un momento cruciale circa il rapporto tra potere e diritti. Ed è evidente che quella che è diventata una primaria economia planetaria – le comunicazioni – risente molto di questa criticità.
Se ci fossero istituzioni forti e competenti, una buona politica e classi dirigenti lungimiranti anche sotto questo profilo i rischi si trasformerebbero in opportunità. Così va la storia in alcune sue fasi e in alcuni suoi tempi.
Perché in quelle condizioni si toglie spazio al dilettantismo, alle nostalgie e ai corporativismi (settoriali e territoriali). Ciò che ha dilagato nella nostra cosiddetta “seconda Repubblica” che ha confermato nelle comunicazioni di mantenere legislazioni separata da interessi e rendite di posizione, restando così ai margini dell’Europa e del mondo, pur essendo l’Italia un buon mercato e soprattutto un paese di forti esperienze creative.
 
Se le istituzioni sono fragili e la politica continua ad occuparsi più di sé che della realtà, uno spazio – magari piccolo ma non banale nel processo di dibattito pubblico – lo ha con più evidenza quella mobilitazione associativa concepita attorno all’idea della cittadinanza attiva.
Essa non può essere una alternativa, ma quando esce dall’aventinismo compiaciuto (dove spesso invece si rinchiude il mondo universitario) essa provoca un utile confronto. Insomma essa sussidia un poco quella crisi di ruolo che in Italia (e di recente si dovrebbe dire anche l’Europa) le istituzioni hanno espresso nel rapporto tra comunicazioni e competitività.
Ecco perché associazioni come Eurovisioni – che da 27 anni è animata da operatori professionali europei che tengono duro sulle idee di Europa e di innovazione – e come Infocivica (che ha scelto di coniugare gli interessi delle tv pubbliche con gli interessi dei cittadini) hanno ragioni per fare sinergia e per incrociare i loro percorsi.
Non sono club dediti all’amarcord. Sono  reti di cittadinanza attiva che possono contribuire alla insufficienza del dibattito pubblico in questo campo soprattutto quando serve discontinuità.
Libertà e diritti non sono infatti cose conclamate a casaccio. Riguardano un approccio sovrano alle infrastrutture e una organizzazione moderna dei processi creativi. Ora vedo che nel documento di Infocivica si propone di separare nettamente i campi, per quanto riguarda l’integrazione di tv e web nell’ottica pubblica. Capisco che i gestori fanno meglio le due cose separate. Ma per ora dichiarerei l’interesse al dibattito per capirne così meglio i risvolti. Ricordo solo che la creatività non nasce nei campi germinata dalle brezze. Ha radici forti, nelle condizioni simboliche, negli equilibri di potere e nella qualità evolutive delle storie dei nostri territori. Cresce confrontandosi con il mondo dei poteri (che è anche quello delle responsabilità) e delle regole.
Gli antichi greci – se mi è permesso ricordarlo – pensavano che le Muse (cioè il sistema della creatività) fossero figlie di due importanti divinità: il Potere e la Memoria.
Vorrei dire che, in generale, il documento di Infocivica ha un approccio nuovo. Al centro pone la crossmedialità, che per vari versi è un irrisolto. Non è apodittico, non è moralistico. Apre una riflessione sulle opportunità di sistema. Accetta la globalizzazione a patto di trovare una via per partecipare responsabilmente ai suoi destini. Non ho tutte le competenze per i mportanti dettagli lì indicati, ma prenderei questo testo come un buon punto di riferimento anche per il rilancio di una materia esangue che insegno (Politiche pubbliche per le Comunicazioni). Esangue – come dice spesso Enzo Cheli – per la rinuncia del nostro Paese a far discendere le sue leggi da buone politiche pubbliche, anziché da prese d’atto di realtà predeterminate.
 
In questo semestre di presidenza italiana della UE alcuni eventi in questa materia segnalano tanto sforzi generosi quanto insufficienze istituzionali che lasciano in discussione – appunto alle nostre discussioni – alcuni nodi di rilievo. Direi almeno questi:
·        L’Europa annuncia alcune discontinuità e soprattutto un cambio di marcia in materia di Economia digitale e Internet Governance. Il passaggio dalla Commissione Barroso/Kroel alla Commissione Juncker/Oettinger dovrebbe farsi sentire. Ma se è vero che lo scontro competitivo globale alza le poste è evidente che in termini di velocità e di adeguatezza della strumentazione di governo e di valutazione il rischio di una Europa diseguale – comunque a più velocità – si può profilare.
·        La crisi – come l’ha descritta Carlo Rognoni (tsunami, acqua alla gola, tempeste, eccetera) – è entrata in quasi tutti i comparti delle comunicazioni, anche quelli che si ritenevano in brillante espansione e non sono evidenti disegni adeguati per riassicurare investimenti e strategie industriali.
·        Lo spazio costitutivo del dibattito pubblico resta fragile e casuale. E questo apre nette responsabilità ai soggetti associativi (quelli, come i nostri, che non sono controllati oggi dalle rappresentanze delle multinazionali).
Non apro qui il tema del rapporto città e territori nel loro ruolo in Europa di soggetti in prima linea per la coesione e lo sviluppo in una fase di crisi degli Stati. Ma segnalo che le nostre Associazioni sono ancora un po’ troppo centrate sulla inevitabilità della dimensione nazionale come ambito rilevante di applicazione delle politiche pubbliche in materia di comunicazioni. Tema che ci porterebbe lontano ma che ha tra i dossier derivati anche quello del rapporto delle tv di servizio pubblico con i caratteri delle identità nazionali che evidentemente meritano alcuni ripensamenti.
Ma il carattere di “saluto” di questo intervento non intende andare al di là di questi brevi spunti, augurando all’assemblea di Infocivica il miglior successo per i suoi lavori.