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06

Apr

2016

Rifugiati e migrazioni problema europeo (Lesbos, 7-9 aprile 2016)
Rivista italiana di comunicazione pubblica
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RICP - Bruxelles, 5 aprile 2016 Si aprirà la sera di giovedì 7 aprile a Mitilene, città principale dell’isola di Lesbos in Grecia, il meeting dei responsabili della comunicazione istituzionale dei governi e delle istituzioni della UE riuniti da 30 anni nel Club of Venice, per discutere dell’emergenza migratoria che ha, su questa isola, una sua crucialità che ne fa un caso politico, sociale, mediatico internazionale. Il meeting si intitola “The refugee and migration crisis: dealing with a European problem". Sarà aperto dal segretario generale Comunicazione e media del governo Greco Lefreris Kretsos e concluso alla fine della giornata del 9 aprile dopo visite ai centri rifugiati (UNHCR, IRC, MRC) e dopo sessioni di discussione con il contributo dei rappresentanti di tutte le istituzioni e le associazioni internazionali che operano sull’isola e nel quadro delle criticità migratorie (tra cui UNHCR, EEAS, Frontex, Kas, OGFE,CEPS). Porteranno, tra gli altri, il loro contributo il presidente del Club of Venice Stefano Rolando e la dirigente del Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri Fiorenza Barazzoni. Presenti anche osservatori specializzati di numerose università europee (come Londra e Copenaghen). Il coordinamento operativo del meeting è assicurato dal segretariato generale del Club of Venice (Vincenzo Le Voci, Direzione Comunicazione e Media Consiglio UE, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) e dal Segretariato generale Comunicazione e media del governo greco.
 
Stefano Rolando in occasione dell’annuncio a Bruxelles del programma ha detto: “Come ha detto il presidente dell’UNHCR Filippo Grandi la vicenda migratoria siriana è una questione globale e deve ricevere risposte globali. A maggior ragione l’Europa deve avere una visione e un progetto di questo immenso evento generato essenzialmente da guerra e terrorismo. Sappiamo che l’interpretazione, frutto di ascolto e presidio, è una parte dell’approccio. E sappiamo che la rappresentazione dei fatti è un’altra parte enorme del problema. Per gli operatori pubblici chiamati a lavorare su questa frontiera si pongono questioni di verità, di efficacia, di solidarietà che non debbono ispirarsi alla propaganda ma ai principi fondanti degli stessi trattati costitutivi della Europa. Da qui la delicatezza e l’importanza di discutere fatti e comportamenti professionali possibili in un contesto che in questo momento è in cima all’agenda internazionale. Un contesto che chiede di svolgere compiti di informazione esterna ed interna sapendo che questo ambito professionale è cosa distinta da chi assolve, comunque spesso con deontologia e umanità, compiti di polizia e di sicurezza”.