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"The refugee and migration crisis" (Lesbos,8.4.16) - Stefano Rolando - Opening Statement (ITA e EN)
CLUB OF VENICE
Seminar
“The refugee and migration crisis:dealing with a European problem"
Mytilene (Lesvos), 8-9 April 2016
 Opening Statement
Stefano ROLANDO
Professor of Public Communication policies and Theories and Technics of Public Communication at the IULM University in Milan
and President of the
Club of Venice
 
VERSIONE ITALIANA
 
Il presidente dell’UNHCR Filippo Grandi ha detto di recente: “la vicenda migratoria siriana è una questione globale e deve ricevere risposte globali”.
“Risposte” significa non solo fronteggiare, ma anche prevedere.
A maggior ragione l’Europa deve avere una visione e un progetto per questo immenso evento generato essenzialmente da guerra e terrorismo.
Sappiamo che l’interpretazione, frutto di ascolto e presidio, è una parte dell’approccio.
E sappiamo anche che la rappresentazione dei fatti è un’altra parte enorme del problema.
 
Noi da 30 anni - riuniti a questo tavolo ormai con più generazioni di funzionari ed operatori – sosteniamo che la comunicazione istituzionale strategica non è puro confezionamento di decisioni, di norme, di messaggi pubblici. E’ anche una relazione di ascolto (diretto, demoscopico, digitale) tra cittadini e istituzioni. Serve a trasferire bisogni e compatibilità. Ed è anche la responsabilità di dare un equilibrato contributo alla rappresentazione dei problemi.
 
Dobbiamo dunque esprimere un ringraziamento ai Colleghi greci del Segretariato generale Comunicazione e Media, organo governativo alle dirette dipendenze del primo ministro, guidato da Lefreris Kretsos, per avere voluto questo incontro in questo luogo così cruciale. Soprattutto un luogo così emblematico di una emergenza storica che ha appunto carattere globale. Siamo anche grati anche al nostro Segretariato generale – e dunque a Vincenzo Le Voci – per avere sostenuto questa richiesta con passione, volontà e organizzazione.
 
Per gli operatori pubblici, chiamati a lavorare su questa frontiera, si pongono questioni di verità, di efficacia, di solidarietà che non debbono ispirarsi alla propaganda ma ai principi fondanti degli stessi trattati costitutivi della Europa.
Da qui la delicatezza e l’importanza di discutere fatti e comportamenti professionali possibili in un contesto che in questo momento è in cima all’agenda internazionale.
Un contesto che chiede di svolgere compiti di informazione esterna ed interna. Sapendo che questo ambito professionale è cosa distinta da chi assolve compiti di polizia e di sicurezza comunque spesso con deontologia e umanità.
 
Personalmente sono reduce – da pochi giorni – da una missione compiuta ai confini tra Turchia e Siria, cioè nella città di Gaziantep. Una città che ha accolto e attualmente sta gestendo circa 400 mila rifugiati siriani dei 3 milioni che allo stato stanno in Turchia.
Una missione di collaborazione tra turchi e italiani con il patrocinio dell’Unione Europa per discutere, insieme alle associazioni internazionali e alle rappresentanze dei rifugiati, i temi della fase due. Per fase due si intende quella in cui – dopo l’emergenza – si pongono problemi di educazione, di lingua, di abitazione, di avviamento al lavoro.
Ho verificato in questa missione che - durante le crisi e dopo le crisi – si pongono sempre problemi di relazione e di comunicazione.
 
Ciò che ho verificato – sia nei Centri di accoglienza a Milano (la mia città, che ha accolto 90 mila siriani) sia in Turchia – è che i bisogni relazionali, comunicativi e informativi non sono meno importanti di quelli fisiologici.
Una volta superato il dramma del trasferimento, nella grande maggioranza dei casi si capisce che:
  • il primo problema di un rifugiato è di avere una persona affidabile con cui parlare
  • immediatamente connesso vi è il problema di avere gli strumenti 8psicologici e linguistici) per poter esprimere bisogni en pensieri
  • e subito dopo vi è il problema di avere informazioni corrette di contesto per poter procedere a un ragionevole e compatibile progetto migratorio personale.
Questa riflessione mi ha fatto comprendere che i modelli organizzativi di presidio che di solito sono verticali e gerarchici: sicurezza (che decide) / sanità (che assiste) / mediazione linguistica (che fornisce strumenti) / comunicazione (che viene per ultima) andrebbero ripensati.
Cioè con una tendenza a orizzontalizzarsi e trovare un equilibrio in una funzione generale di community manager che ormai deve essere funzione specialistica con profilo internazionale.
Qui a Mitilene ci sono esperti di molte realtà (universitarie, associative, istituzionali) che ci daranno osservazioni preziose, libere e misurate con la realtà.
E’ molto importante che il Club of Venice si sia ormai aperto a queste interlocuzioni, accogliendo valori culturali e professionali civili che sono importanti per il contenuto sociale della comunicazione pubblica.
Le mie volevano essere solo parole di ringraziamento e di indirizzo generale.
Mi rendo conto che da quando questo meeting è stato concepito a oggi vi è stato di mezzo l’accordo tra UE e Turchia; e che questo accordo è ora in atto, creando naturalmente molti problemi applicativi (operativi e umani).
Non presento il mio giudizio. Ho sentito molte voci contro (soprattutto quelle delle associazioni internazionali), alcune voci a favore (di chi si occupa prevalentemente di relazioni internazionali dell’Europa).
Dico solo che le questioni interne degli Stati – soprattutto elettorali – pesano sempre negli orientamenti europei. 
La democrazia è fatta di coraggi e prudenze.
Tuttavia l’enormità di quel che sta succedendo e di quel che continuerà a succedere ancora, secondo gli esperti, non può portare solo a provvedimenti che trasferiscono le soluzioni altrove o nel tempo.
L’annuncio dell’arrivo qui nei prossimi giorni di Papa Francesco e del primate della Chiesa ortodossa greca, ricevuti dalle massime autorità del paese, è un preavviso rilevante di come nell’agenda del mondo la “questione Lesbos” – metafora di quella “questione globale” dichiarata dal presidente di UNHCR – starà ancora in primo piano con grandi bisogni di serie istruttorie e serie decisioni.
Anche con questi pensieri dobbiamo lavorare, nel nostro campo, per dare un contributo costruttivo anche di medio e lungo periodo.
 
 
VERSIONE INGLESE
 
First of all, let me express my appreciation for the great preparatory work made by Lefteris Kretsos, Secretary-General for Media and Communication of the Hellenic Government and member of our Steering Group, and to his very committed team led by Ms Katerina Lamprou. Mr Lefteris, who reports directly to the Greek Prime Minister, was very determined to host this meeting in Lesbos, because it was so crucial to convene in such an emblematic place in a time of historic global emergency. We are also grateful to Mr Vincenzo Le Voci, the Secretary-General of the Club, for the way he cooperated with our Greek colleagues with passion and his sense of organization.
 
I welcome the external experts who have accepted to attend our seminar and share their valuable comments and suggestions for possible ways and means to improve cooperation in communicating this issue. Personally I find it very important for the Club of Venice to have this opportunity to interact with such distinguished interlocutors.
 
The UNHCR President Filippo Grandi has recently stated: "The Syrian migratory event is a global issue and must have global answers."
The search for "global answers" implies not only tackling the phenomenon, but also predicting and prevent it, from Syria and from all other areas suffering from geo-political instability.
To act effectively in the context of this huge event, essentially generated by war and terrorism, Europe primarily needs a vision and a plan.
As public communicators, we need to focus on the core elements which have a strong impact on our citizens, namely: The objective representation of facts, together with the reliability of the information sources, and interpretation; which stem from listening and monitoring.
 
Morover, strategic communication is not about organizing information campaigns on pre-packed decisions and standard biased consultations, or excelling in promoting public images. Communicators can contribute enormously to shedding light on problems and seeking solutions by listening, having an ability to involve and interact with audiences, practicing inclusiveness, collecting verifiable and trusted feedback and blending direct, polling and digital approaches. Strategic communication is about objective reporting and information provision. It is also about establishing a long lasting and concrete climate of confidence between citizens and institutions.
 
We have gathered within the Club of Venice for almost thirty years. Convening around this table, generations of officials and participants have volunteered to share reflections, experiences and best practice to find a common denominator in our communication strategies, and reach out to citizens within and beyond the EU's borders.
Let me recall the title of the seminar: The refugee and migration crisis is indeed a European problem. There is no doubt about it. It is a huge challenge for all public authorities operating within and beyond the EU's border. It is an acid test of truth, ethics, effectiveness, solidarity and democracy which is pushing the founding principles on which Europe was built to their limits. .
It is essential to analyse facts and behaviours objectively, to see together how to apply all our professional skills and the appropriate coherent strategies in a constructive way, to help communicate agreed policies and implementation of the international agenda refraining from propaganda and from extreme positions.
A few days ago I returned from mission along the border between Turkey and Syria, in Gaziantep. This town is currently hosting over four hundred thousand of the 3 million Syrian refugees who found shelter in Turkey.
It was an event co-organized by the Turkish and Italians authorities under the auspices of the European Union to discuss, together with international associations and refugees’ representatives, the so-called “phase two” of the emergency procedures: Education for over seven hundred thousand children, language learning, housing, and job placement. As usual, during and after the exodus, the crisis always raises relationship and communication problems between the parties.
In the reception centres in Milan (my city, which since 2013 has given shelter to 90,000 refugees mainly originating from Syria) I noticed that the relational, communication and information-related needs are no less important than the physiological ones.
After migrating, the first issue for a refugee is to have a reliable person to talk to, and connect with, the linguistic barriers can have a tough psychological impact. Most importantly, there is an evident need to receive information about what is happening around them, and how their status is being examined by the relevant authorities of the host country. In other words, if there is a concrete relocation and settlement project foreseen for them in the near future.
 
So, while we are facing urgent challenges on our borders and doing our best to neutralize or reduce the migratory phenomenon, we also have to care about those who are already on EU territory. On the one hand, we have to implement relocation resettlement according to agreed decisions, and implement the EU-Turkey agreement of 18 March 2016. On the other hand, we need to consolidate reliable organisational models to ensure security, reasonable health standards, linguistic mediation and humanitarian aid. Most of all, we need to communicate openly, clearly and in a reasoned manner with migrants as well as with an overwhelmed indigenous population.
Since this meeting was conceived, an Agreement between the EU and Turkey has taken shape and is now in place. Many critical voices have been raised as regards the capacity to concretely and timely implement the agreed provisions. I refrain from taking any position in this regard, and am looking forward to hearing from the representatives of the institutions and Member States about their views for the future. In times of elections some Member States may be induced to adopt certain positions to prevent citizens’ extreme reactions… History has taught us that democracy is made of both courage and prudence…
The recent announcement of the upcoming visit of Pope Francis and the Greek Orthodox Primate to the island, received by the highest authorities of the country, has sent an important signal to EU rulers and beyond, so that the “Lesbos question” is now engraved in the global agenda and will walk hand in hand with the "global question” concept raised by the UNHCR President.
Since we are all conscious of the symbolic impact of this event on world opinion, and on the political strategies and decisions, as public communicators we must pursue an objective and constructive approach; help seek convergence, foster democracy, cooperation, transparency and information sharing.
 
Finally, the migrant and refugee crisis cannot be settled within a short timeframe. This reality is still evolving and migrations are happening and will continue to occur. According to social experts, measures which transfer solutions elsewhere or over the time are leading to failures. Member States and Institutions need to have a common vision together, maintaining a constructive approach and making reliable and implementable plans. As communicators, we must be ready to facilitate this process by helping connect rulers and citizens.