Home News Due note dalla casa natale di Giacomo Matteotti (24 giugno 2016)

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Giu

2016

Due note dalla casa natale di Giacomo Matteotti (24 giugno 2016)
Due post su FB da Fratta Polesine
Post di Stefano Rolando su Facebook da Fratta Polesine
Venerdì 24.6.2016
Con emozione sono giunto insieme a Umberto Voltolina - e per la prima volta - a Fratta Polesine, per parlare questa sera nella casa natale di Giacomo Matteotti, su due figure al tempo stesso eroiche e simboliche della storia del socialismo del '900, Sandro Pertini e appunto Giacomo Matteotti. Un'emozione che contiene almeno tre elementi.
Rivivere qui la storia che rese, nel mondo, il fascismo italiano da "movimento sociale" a "storia criminale". La connessione di due grandi figure, con una foto nel salone della casa museo del giugno 1945 che ricorda che fu Sandro Pertini a celebrare per primo, dopo il fascismo e dopo la guerra, qui la figura di Giacomo Matteotti. E ancora il contesto - sobrio, elegante, antico - di questo Polesine, che occupò l'emozione di noi bambini delle scuole elementari in una storia di solidarietà nazionale che durò alcuni anni dopo la tragedia dell'alluvione del novembre del '51.
Sabato 25.6.2015
Ieri sera - introdotti dalla direttrice della Casa-museo Giacomo Matteotti, Lodovica Mutterle, e dalla sindaca di Fratta Polesine, Tiziana Virgili - abbiamo parlato, Umberto Voltolina ed io, di Giacomo Matteotti e di Sandro e Carla Pertini (lei partigiana delle "brigate matteottine", lui che a Nizza teneva incollata sulla radiotrasmittente clandestina girata verso l'Italia l'immagine di Matteotti).
Difficile oggi gestire con dignità questo genere di case-museo. A Fratta ci riescono perché c'è un pubblico solidale, di tutte le età. Una storia simbolo del '900 italiano continuamente e diversamente rivisitata, con un forte rapporto con le scuole e nella memoria di tantissima gente. Per la prima volta ho visto il filmato del treno che ha riportato nel 1924 la salma di Matteotti da Roma a Fratta Polesine per i funerali svolti, per proibizione della polizia, senza insegne e vessilli. Le "insegne" furono gli italiani che lungo il viaggio si inchinarono al passaggio.
Ho anche risentito la canzone di Ivan Della Mea che cantavamo, nei ruggenti anni politici pre-sessantottini, al liceo: "Povero Matteotti / te l'hanno fatta brutta e la tua vita / te l'han tutta distrutta!... E mentre che moriva, / con tutto il suo eroismo / gridava forte forte: / Evviva il Socialismo!"