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Marco Mignani

 
E' morto il creativo Marco Mignani 
Adnkronos, 1 aprile 2008  
E' morto Marco Mignani, uno dei più celebri e celebrati pubblicitari italiani: e' stato il creatore di campagne che da tempo sono entrate nell'immaginario collettivo e nella storia del costume, quali Scottex ("Dieci piani di morbidezza"), Dixan ("Niente lava meglio"), Ramazzotti ("Milano da bere"), Belte' (''Piu' buono proprio non ce n'e'''), oltre quelle per il cioccolato Lindor che si scioglie in bocca e ai Fonzies che se non ti lecchi le dita godi solo a metà. E' stato anche il creatore di alcune campagne politiche nazionali, in particolare inventò nel 1987 quel "Forza Italia" per la Democrazia cristiana che ha poi ispirato il movimento politico di Silvio Berlusconi.
 
La Repubblica , 1 aprile 2008
Aveva 63 anni. Le sue campagne pubblicitarie hanno fatto la storia del costume
Nell'87 quella per l'amaro Ramazzotti e lo slogan per la Dc poi usato da Berlusconi
E' morto il creativo Marco Magnani da "Milano da bere" a "Forza Italia"
MILANO - Marco Mignani, uno dei più celebri pubblicitari italiani, è morto a Milano per un tumore al colon. Mignani, che aveva 63 anni, ha segnato profondamente la storia del costume e ha innovato come pochi altri il mondo della comunicazione pubblicitaria italiana negli ultimi decenni. I funerali si svolgeranno domani mattina alle 9, nella chiesa del Santo Redentore di via Palestrina, a Milano. Molte sue campagne pubblicitarie sono da tempo entrate nell'immaginario collettivo. Dalla Scottex ("Dieci piani di morbidezza") alla Dixan ("Niente lava meglio"), dalla Ramazzotti ("Milano da bere") alla Beltè ("Più buono proprio non ce n'è"), oltre a quelle per il cioccolato Lindor che si scioglie in bocca e per i Fonzies che se non ti lecchi le dita godi solo a metà. E' stato anche il creatore di alcune campagne politiche nazionali, In particolare inventò nel 1987 quel "Forza Italia" per la Democrazia cristiana che ha poi ispirato il movimento politico di Silvio Berlusconi. Negli ultimi quindici anni, con grande slancio umanitario, Mignani ha curato l'immagine e la comunicazione di Telefono azzurro e di Vidas, la onlus che si occupa dei malati terminali soli. "Sono condannato per sempre a essere associato a quella campagna", ripeteva spesso Marco Mignani, autore di quello slogan "Milano da bere", al suono di "Birdland", che nel 1987 rilanciò l'immagine dell'amaro Ramazzotti ma che finì per diventare una nuova icona della comunicazione di massa, usata addirittura da sociologi e storici per soprannominare il periodo dell'edonismo reaganiano, l'Italia pre-tangentopoli. Nato a Milano il 15 ottobre 1944, dopo gli studi a indirizzo umanistico cominciò a lavorare nel mondo della pubblicità come copywriter per diventare in breve capogruppo e direttore creativo in due importanti agenzie americane. Nel 1983 aprì la Rscg Mezzano Costantini Mignani, che lasciò dopo 22 anni nel 2004 per fondare la Mpg, l'agenzia che porta l'iniziale del suo cognome e quello dei due soci, il copywriter Antonio Pinter e l'art director Mauro Galbiati. Nel 1988 diventò presidente dell'Adci, l' Associazione dei creativi della comunicazione. Era professore a contratto di Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria alla facoltà di Scienze della comunicazione all'università La Sapienza di Roma. E' stato socio fondatore, past president e membro della Hall of Fame dell'Art Directors Club Italiano.
 
Un commento di Stefano Rolando
“Marco Mignani è stato un mio grande amico e un pubblicitario fine, ironico, socialmente orientato e attento a non superare mai il confine della manipolazione, della pubblicità gridata, della violenza come seduzione. Il contrario esatto di certo “protagonismo creativo” che ha pensato di sgomitare nell’opinione pubblica per garantirsi visibilità. Questa è la cifra umana e professionale con cui lo ricordo, nel pensiero della prima campagna nazionale contro la tossicodipendenza che promossi per conto del governo all’inizio degli anni novanta e che ebbe in lui il sensibile regista creativo. Avevamo tutti gli occhi puntati addosso. Era la prima volta che le istituzioni affrontavano il tema dopo anni di silenzio e permissivismo. Si scelse di non cominciare a dialogare con l’area sociale a rischio. Ma con i giovanissimi, i ragazzini, apparentemente ancora non esposti, su cui agire in via di prevenzione. E con le loro famiglie. Piccoli episodi di felicità quotidiana possibile “La vita è questa, ragazzi. Non bruciatela con la droga!”. Mentre l’immagine diventava foto ingiallita mangiata dalla fiamma velenosa. Qualcuno – impegnato nella trincea – storse il naso. Presto avremmo parlato linguaggi più duri e avremmo affrontato il mondo dei coinvolti. Ma qui bisognava avere la forza di catturare l’attenzione delicatamente, per entrare con il tema nelle case e nelle famiglie e aiutare molti genitori ad avviare primi dialoghi esplorativi e preventivi con i propri figli. Marco tenne duro con soavità. Ci aiutò a tener testa ad alcune polemiche. E si guadagnò il ringraziamento di tanti genitori e di un forte dato di consenso sociale. Poi quando sfoderammo gli artigli, lui stesso si complimentò per le altre scelte creative che si fecero. Un professionista misurato e gentiluomo”.