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Anna Maria Mammoliti
 
27 marzo 2009
Anche quando si combatte, con bravi medici e il sostegno grintoso di tutta la famiglia, alla fine il non debellato maledetto cancro la spunta lui. Nel caso di Anna Maria – moglie di Pier Luigi Severi, che fu pro-sindaco di Roma, madre di due ragazzi appena fuori dall’università e direttrice dal 1982 di Minerva una delle poche riviste sulla linea delle pari opportunità che ha retto negli anni, socialista determinatissima, calabrese non dissimulata – la guerra è durata qualche anno e solo una manciata di giorni fa, di fronte all’estrema evidenza del male, Pier Luigi mi ha ammesso con un cenno di testa, incrociandolo a Roma, la fine delle speranze.
Questa notte mi ha telefonato Renata, che è stata con i suoi strumenti professionali (tra i pionieri in Italia della psico-oncologia) vicina ad Anna Maria e alla sua famiglia. E questa notte stessa l’agenzia dei radicali ha messo in rete un ricordo ampio e affettuoso in cui tra l’altro è scritto: “Anna Maria è stata un esempio di caparbietà, di determinazione, di impegno politico, civile, morale. Orgogliosamente socialista ha fatto della battaglia delle donne la bandiera della sua vita. Ha creato e fatto vivere il Premio Minerva: "un riconoscimento istituito dall'associazione Il Club delle Donne nel 1983 e viene assegnato a Donne che operano nei campi del ‘Sapere' e che, simbolicamente, rappresentano esemplari modelli femminili per le loro capacità professionali e per i valori positivi di cui sono portatrici. Il Premio viene assegnato anche ad un Uomo, per il contributo professionale e umano dato alla società. Il premio consiste in una spilla in oro e pietre preziose raffiguranti la testa di Minerva disegnata per il Premio dal Maestro Renato Guttuso". Negli anni ottanta, proprio quando Renata anticipava istituzioni e discipline costruendo nelle linee ospedaliere i suoi nuovi protocolli di utilizzo della psicoterapia nell’assistenza ai malati di cancro, Anna Maria le diede il Premio Minerva segnalando il faticoso e straordinario lavoro di ricerca e di sperimentazione che Renata faceva. Riconoscimento che Renata teneva in grande considerazione e che ha generato un rapporto di amicizia che ha accompagnato anche gli ultimi giorni di vita di Anna Maria. Già nella fase avanzata del male e già costretta al letto della clinica, avevo in preparazione il mio libro “Una voce poco fa”, dedicato al rapporto tra politica, comunicazione e media nella vicenda del Partito Socialista Italiano tra il 1076 e il 1994, che sta ora per uscire con Marsilio. E ho voluto avere il contributo di Anna Maria alla parte di discussione che nello stesso libro ho cercato di sollevare attorno agli argomenti trattati. Pier Luigi mi ha detto che è stata felice di rispondere e di avere ancora un’occasione per dire la sua sui punti che un po’ per tutti i socialisti sono ancora ferite aperte e smarrimento polemico di fronte alle cancellazioni della storia. La prima risposta è stata questa : “Chi scrive la storia spesso riscrive la storia. Mi auguro che quell’aggettivo “importante” che tu usi sia la garanzia contro ogni falsificazione storica degli anni 80. In tal caso, Craxi verrà ricordato come statista e come un socialista riformista di profilo internazionale. La sua fine? Una infame trappola nazionale e internazionale”. Per pochi giorni lei non vedrà l’uscito di questo libro che in cuor mio pensavo avvenisse prima per darle la piccola soddisfazione di ritrovarsi pubblicata nel novero di una trentina di protagonisti di quelle storie. Ma ora sarà anche questo un modo di ricordarla.