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Susanna Agnelli
 
15 maggio 2009
 
Scomparsa oggi a Roma, a 87 anni, Susanna Agnelli.
La ricordo attraverso tre episodi distinti nel tempo.
 

 

  1. Quando il marchese Mario Incisa della Rocchetta lasciò la presidenza del WWF Italia – eravamo nella prima parte degli anni settanta – Fulco Pratesi (anima naturalista dell’associazione) rinunciò a fare, come sarebbe stato ovvio, il presidente dell’Associazione intuendo, insieme al segretario generale Arturo Osio, tra i primi ambientalisti animati da una visione complessiva sui “limiti dello sviluppo” che la partita che si era innescata con la crisi energetica aveva bisogno di grandi alleati, forti speaker, oltre la stretta cerchia del movimento associativo. In quel consiglio direttivo ero tra i giovani membri, pervenuto ad interessarmi di cose ambientali per un impegno di ricerca in materia di sociologia dell’educazione ambientale che mi avrebbe portato anche a dare su questo tema la tesi di laurea nella facoltà di scienze politiche con il prof. Alberto Melucci. L’editore Motta aveva pubblicato la prima delle due ricerche che svolsi in quegli anni nel mondo della scuola italiana, insieme a Enzo Scotto Lavina (la seconda l’avrei svolta due anni dopo con Piero Melodia) e con quel bagaglio conoscitivo avevo avuto l’incarico di avviare il settore educativo del WWF. L’Associazione aveva ancora carattere un po’ elitario, come era l’ambientalismo italiano (insieme a Italia Nostra non si andava oltre qualche decina di migliaia di soci) ma con una base giovanile importante e quindi con possibilità di grande espansione. Sarà poi l’arrivo nel team del WWF di Valerio Neri a portare tecniche serie di marketing sociale e a far raggiungere il numero dei soci da 30 mila a 300 mila. Insomma con Fulco e Arturo feci parte del terzetto che aveva il compito di incontrare preliminarmente il presidente designato. La signora Susanna Agnelli, ancora non coinvolta in politica, con attenzioni personali all’ambientalismo e collegata all’esperienza che Aurelio Peccei stava introducendo nel dibattito civile e culturale in Italia con il Club di Roma. Da lì a poco si sarebbe anche formato un ambientalismo di sinistra, con l’avvio di Legambiente e poi anche del primo movimento politico “verde”. Ma in quella fase era tutto ancora allo stato nascente e il problema che aveva la “base associativa” in realtà era legato piuttosto alla collocazione della signora Agnelli nella proprietà dell’industria di punta dell’economia italiana,la FIAT. Ovviamente anche tra gli ambientalisti del tempo ci si divideva un po’ tra naturalisti puri e chi guardava alle soluzioni per l’ambiente tenendo conto di culture economiche orientate a uno sviluppo razionale, attraverso cui alcune componenti del capitalismo italiano capivano che l’orientamento alla sfruttamento irrazionale della terra avrebbe innescato processi suicidari. Di questi argomenti parlammo nella prima occasione di incontro con Susanna Agnelli. Lei non molto abituata a essere “esaminata”, noi nelle condizioni di dover rappresentare all’Associazione la certezza di non “contaminare” la visione progettuale maturata soprattutto tra i giovani. Arturo Osio condivideva con lei la contiguità di meravigliose ville all’Argentario ed era certo che avremmo trovato un punto di incontro. La conversazione fu facile e senza ipocrisie. Susanna Agnelli chiarì che la sua appartenenza ad un certo mondo non sarebbe stata mai ragione per limitare l’impegno interdittivo che l’Associazione esprimeva contro devastazioni ambientali e contro il saccheggio del territorio e dell’ambiente. Credo si giunse a delineare una sorta di decalogo o di punti programmatici. Conoscemmo una persona informata, asciutta, positiva, non retorica. Sostenemmo la sua presidenza che aiutò non poco la fase di crescita e di trasformazione dell’associazione da club a movimento.
 
  1. Nel 1988 Susanna Agnelli è già in politica da anni, il Partito Repubblicano di Giovanni Spadolini, l’ha portata in Parlamento e a svolgere come Sottosegretario agli Affari Esteri un prezioso ruolo di relazioni internazionali con il nome e la reputazione della famiglia Agnelli. In autunno io sono impegnato in una battaglia contro il tempo e contro mille insidie: l’Italia ospite d’onore alla Buchmesse, la  Fiera del libro a Francoforte, la più importante al mondo. Grande padiglione, trecento eventi culturali, settanta autori italiani, una legge del governo per realizzare l’evento con gli occhi puntati di parecchi, alcuni editori (tre sui tremila entusiasti) col bisogno di fomentare un po’ di discordie (la Feltrinelli, Spagnol e Bollati). Al momento della partenza dei camion di Cinecittà per il montaggio dello straordinario padiglione “cinematografico” progettato e seguito dall’Oscar Mario Garbuglia (i palazzi di cinque secoli dietro a cui c’è la storia della civiltà editoriale italiana), articolo polemico sul Corriere di Vittorio Gregotti (i padiglioni li devono fare gli architetti non gli scenografi). Poi staffilatine del Manifesto (mmmmh, il governo che si sbraccia per la cultura…mmmmh). Reagiremo alla grande, ma intanto bisogna mettere in campo forze. Sarà un meraviglioso Mario Luzi a capeggiare i poeti e poi via via i migliori scrittori che si cimenteranno nell’arena (una vera arena) con il pubblico. Ma sarà Susanna Agnelli – l’unica a cui ho telefonato di persona (oltre al caldeggiamento dei nostri diplomatici, prima Luigi Vittorio Ferraris, poi Raniero Vanni d’Archirafi) anche per averla rivista in alcune occasioni grazie alla comune amica Ludina Barzini – a fare da battistrada ai tanti politici che alla fine arriveranno. Lei sottosegretario agli Esteri e poi Andreotti ministro degli Esteri godono di un privilegio particolare, sono gli unici due politici italiani che una fotografa indipendente ha collocato nella galleria dei cento autori italiani più letti. Commenteranno con spiritosaggine la cosa. E verranno entrambi. La visita immediata della sen. Agnelli, accompagnata dal console generale a Francoforte Gianfranco Facco Bonetti, alza il tono dei programmi, lo fa con piglio e sobrietà, capendo che tornata a Roma deve fare il passa-parola. E nel 1988 il passaparola di una Agnelli conta molto. Il nostro salone sarà un successo e avrà alla fine 3.500 articoli di giornali di tutta Europa quasi tutti di applauso e la visita in conclusione del presidente della Repubblica tedesca von Weiszächer, fuori programma ma indotto dai media e da un suggerimento partito, proprio dopo la sua visita, da Susanna Agnelli.
 
  1. 1995, governo Dini, Susanna Agnelli è ministro degli Esteri. In primavera mi dimetto dalla Commissione preposta, presso gli Esteri, al funzionamento degli Istituti Italiani di Cultura. Lo faccio perché ritengo che non vi sia più “funzionamento”. La Commissione non ha ruolo, le nomine sono peggiorate, le proposte non trovano applicazioni sistemiche. Alcuni intellettuali lamentano (Muti in prima pagina sul Sole) che la cultura italiana all’estero sia abbandonata. Io sono già in crisi per lo stallo generale di questioni che riguardano il presidio comunitario nel campo delle competenze assegnate al mio Dipartimento alla Presidenza del Consiglio e, in un periodo difficile al termine del quale maturerò di lasciare dopo dieci anni filati l’Amministrazione, mi congedo da quella Commissione – in forma discreta e senza chiasso – con una lettera personale al Ministro Agnelli che è dovuta, così come è naturale che essa sarà messa nell’ovatta dagli uffici della Farnesina. E invece, dritta e argomentata, arriva la replica personale dello stesso Ministro Agnelli (a un direttore generale di un’altra Amministrazione!). Comprende le ragioni ma vede anche le azioni virtuose in quel difficile clima compiute (illustrandole) e mi invita a valutare le cose con più ampiezza. In quel contesto nessun altro avrebbe preso la penna, così come se la cosa avvenisse di questi tempi nessuno prenderebbe la penna (e forse anche nessuno si dimetterebbe per amore di migliore funzionamento di una struttura pubblica). Rimasi della mia idea ma scrissi una lettera di ammirata riconoscenza per il gesto. Che poco tempo dopo – organizzando a Villa Medici il Council del Museo della Radio e della Tv di New York, presieduto da Kissinger e voluto dal presidente Dini in alta forma – ebbi modo di ricordare brevemente al più importante ospite italiano dell’evento, il senatore a vita Gianni Agnelli.