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Europa quotidiano (Segneri) 16 dicembre 09
EUROPA
(quotidiano)
16 dicembre 2009
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Il grande viaggio spirituale del laico Pannella
di Pier Paolo Segneri
 
Sono pienamente d’accordo con il senatore a vita Giulio Andreotti quando afferma: «I problemi oltre e prima della indispensabile soluzione tecnica hanno bisogno di impulsi e meditazioni spirituali».
Questo presupposto vale sempre, soprattutto per i laici, soprattutto per gli uomini e le donne impegnati in politica. Perché la spiritualità dei credenti laici, le meditazioni, la ricerca delle verità, l’amore civile, il dialogo, la parola, il lògos, il mistero della nostra vita e di ciò che la trascende non sono questioni soltanto confessionali. Ed è, mi pare, proprio questo il punto. Oggi manca, a gran parte della nostra classe dirigente, la profondità spirituale dei laici, cioé dei credenti. Che senso ha, dunque, scegliere un tecnico per ricoprire un incarico politico? Che senso ha indicare come segretario di radicali italiani un avvocato, Mario Staderini, perché possa affrontare la questione della giustizia? Come si può sperare di affrontare la complessa e difficile fase economica, sociale e istituzionale riducendo tutto a una questione tecnica o giuridica o commerciale? E l’uomo dov’è? È con questa predisposizione d’animo che andrebbe letto il libro/ intervista di Marco Pannella e Stefano Rolando, Le nostre storie sono i nostri orti, ma anche i nostri ghetti, (Bompiani, pp. 201, euro 15,00), uscito in tutte le librerie. La premessa del libro prepara il lettore a quel che incontrerà nelle pagine che seguiranno e offre la chiave di accesso a una intervista che lentamente si apre, se si vuole leggere oltre l’apparenza: «Se accetti l’idea – argomenta Marco che il nostro sguardo al futuro accolga la compresenza dei neuroni vivi e dei neuroni vissuti, dunque la compresenza dei vivi e dei morti, la devi raccontare da ora, quella compresenza, e spiegarla, e testimoniarla, e renderla comprensibile per connettere passato e presente, pena il rischio di tagliare le radici e renderti complice della politica senza anima». Ecco, tutto il volume di Stefano Rolando è impregnato di questa avvertenza. Non un qualsiasi libro politico, quindi, ma un viaggio nella profondità di noi stessi attraverso l’altro. Una sorta di catabasi nell’Ade dove Pannella sveste i panni del “diavolo” che gli avversari politici gli hanno cucito addosso e si spoglia definitivamente di tutti gli stereotipi. Pagina dopo pagina cadono tutte le immagini caricaturali con cui, troppo spesso, sono stati dipinti i radicali. Il lettore viene piano piano investito dal ritmo lento (ma inesorabile) di un cammino politico fatto di libertà e di giustizia, di percezione e di prefigurazione, di armonia e di dissenso. Si tratta di un percorso narrativo che coinvolge ciascuno, in prima persona. Fino al punto di rimettere in discussione le proprie idee, se sono sbagliate. O di rinnovarle, se sono idee buone. Insomma, si tratta di un viaggio nella profondità della storia e del tempo, per chi ci crede. Il libro è un continuo incontrarsi fuori dai luoghi comuni per riconoscersi nella continuità di un itinerario che ci spinge ad essere in movimento e non, invece, fissi o immobili dentro una posizione. Così si rinasce, a ogni nuova pagina, dentro un racconto secolare, antico come la memoria di un amore che ci mostra del tempo vissuto, ma che non abbiamo mai conosciuto. Magari per una questione di età o per un mero caso anagrafico. Ma è pur sempre la nostra storia, il nostro ghetto, la nostra memoria che ci appartiene fin dentro il dna. Quindi, Pannella conclude: «Sono qua.Come dice Andreotti, quelli hanno fatto male i conti, pensavano che crepasse durante il processo. Forse anch’io sono andato al di là del mio processo».
 
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da stefano martufi inviato il 16/12/2009 alle 15:6
A conti fatti viviamo ancora lo strascico del vecchio '900, secolo della velocità e della tecnica. E Pannella per decenni ha continuato a mettere l'anima in un mondo in cui la maggioranza - e non solo - non sapeva che farsene di spiritualità, anima e libertà di coscienza. Ma la storia un giorno gli renderà onore.