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Agenda Coscioni (www.lucacoscioni.it/agendacoscioni)
in edicola con il quotidiano TERRA la prima domenica del mese di gennaio (il 3 gennaio 2010)
Roma, 25 dicembre 2009
Una sera dell’estate scorsa ricevetti una telefonata da Marco Pannella
Gianfranco Spadaccia
 Una sera dell’estate scorsa, a tarda sera, ricevetti una telefonata da Marco Pannella. “Sono qui con Stefano Rolando che mi ha fatto un lunga intervista che ha pazientemente trascritto. Avremmo bisogno, lui ed io, che tu la rileggessi e ci facessi avere le tue osservazioni e i tuoi consigli. L’idea di Stefano Rolando è di farne un libro. Io sono invece molto incerto. Però avremmo bisogno delle tue osservazioni entro domani mattina perché Rolando vorrebbe integrare l’intervista”.
Erano le 22, il testo non l’avrei avuto prima di un’ora. In pratica, come spesso gli capita con le persone più diverse, mi stava chiedendo di passare la notte a leggerlo e a stendere appunti. Lui è fatto così, assolutamente convinto che svegliarti in piena notte per chiederti di fare una cosa o chiamarti a tarda sera per impegnarti in un lavoro che occuperà gran parte della notte, è un segno di attenzione, un coinvolgimento, una richiesta d’aiuto di cui puoi essergli solo grato.
In effetti passai la notte a leggere il testo dell’intervista già stampata in bozza con lo stesso titolo e con una copertina provvisoria recante una recente foto di Pannella con la stella gialla. L’introduzione di Rolando e l’appendice come gran parte delle domande e delle risposte erano le stesse dell’edizione che è stata poi pubblicata da Bompiani. Inviai una e mail in cui esprimevo un giudizio positivo sul lavoro di Stefano Rolando, sulla sua introduzione e sulle sue domande: un autore che ha dimostrato di avere i due requisiti che sono necessari per garantire il successo di un lavoro di questa natura, una relativa lontananza prospettica dalla vicenda radicale insieme a una attenzione e a una simpatia (in cui è presente anche una sentimento di gratitudine, merce rara in questo paese) per l’ingombrante personaggio Pannella. Mi era (e mi è) invece più difficile esprimermi sul contenuto delle risposte di Marco proprio per l’intreccio profondo che, nelle vittorie e nelle sconfitte, nel consenso e perfino nel dissenso, ha caratterizzato le nostre rispettive vicende biografiche in cui idee, sentimenti, obiettivi politici, aspirazioni civili hanno sempre avuto una parte predominante. Ma espressi l’opinione che il lavoro dovesse essere portato a compimento e non solo per la ragione pratica, e financo opportunistica, che i radicali in questo momento ne avevano bisogno, ma anche perché Pannella ha inondato della sua parola gli archivi sonori non solo di Radio Radicale, lasciando deserte di proprie opere narrative o saggistiche le biblioteche d’Italia. Tanto che uno dei rari scritti (la famosa introduzione al libro di Valcarenghi, da Pasolini fino a Sofri considerata il manifesto della nonviolenza italiana), costituisce una fortunata eccezione. L’intervista, con una trascrizione insieme fedele e attenta come è stata quella di Rolando, poteva in qualche modo supplire a questa mancanza e fornire un utile punto di equilibrio fra il parlato e lo scritto. Impresa non facile perché a metà degli anni cinquanta vi si era inutilmente cimentato niente meno che Umberto Eco, a cui Pannella aveva rifiutato l’autorizzazione alla pubblicazione.   
L’indomani fui invitato a un incontro con Marco e Stefano Rolando (che avevo conosciuto prima come braccio destro di Grassi quando era presidente della RAI e poi nel periodo della presidenza Craxi a Palazzo Chigi). Mi fu in pratica chiesto di collaborare alla fase finale del lavoro dal momento che Marco si rifiutava categoricamente di rileggere il testo delle sue risposte. Offrii la mia disponibilità ma chiarii anche i limiti della mia collaborazione. Avrei corretto solo sfasature ed errori che con immediata evidenza mi fossero apparsi meritevoli di intervento e avrei contribuito al lavoro di Rolando solo suggerendo alcune domande integrative su argomenti che altrimenti sarebbero rimasti fuori dell’intervista. Mi rifiutai invece di intervenire in alcun modo sul testo delle risposte, un contenuto magmatico sul filo di un continuo rimbalzo fra attualità nella quale Pannella è sempre immerso e memoria, intessuto di opinioni e ricordi che sono ovviamente solo suoi. Mi sono astenuto rigorosamente dall’intervenire anche quando il riferimento ad alcuni fatti e circostanze.avrebbe invece richiesto un chiarimento
Nelle settimane e nei mesi successivi ho espresso ripetutamente la mia opinione che il libro dovesse uscire a un Pannella riluttante e ostinatamente deciso a pretendere che il nome di Stefano Rolando comparisse come unico autore (ma una intervista è fatta dalle domande dell’intervistatore e dalle risposte, ancorché non rilette, dell’intervistato). Ho brindato quando finalmente Bompiani lo ha distribuito nelle librerie.
Ho già spiegato, credo, le ragioni per le quali non intendo aggiungere la mia recensione a quelle di Angiolo Bandinelli e di Valter Vecellio. Quanto a Pannella ho avuto occasione di esprimere in un mio libretto di qualche anno fa, al termine di un lungo periodo di lontananza e di dissenso, il debito che ho personalmente contratto con lui. Se come con qualche fondamento sosteneva il protagonista delle “Invasioni barbariche” l’intelligenza è un prodotto collettivo, credo di averlo in qualche misura onorato insieme a molti altri con le mie azioni e le mie idee (ed anche con il mio dissenso). Chi continua a non ripagarlo sono le istituzioni di questo paese.
Una sola citazione che è anche un augurio a lui e a noi. Quando l’intervistatore parla di una rivisitazione della sua vita, Marco risponde che la sua è una vita ancora da visitare. Chi lo conosce sa che non è scaramanzia ma una dichiarazione di volontà.