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Italia Oggi, 22dic09 - I libri dei politici
ItaliaOggi
Numero 303  pag. 7 del 22/12/2009
In libreria è Vespa il premier
di Pierre de Nolac
Tra i saggi politici ha battuto concorrenti del calibro di Fini, Veltroni, Rutelli, Letta e Napolitano
Il libro del conduttore di Porta a Porta è il più venduto

Può guardare dall'alto in basso Gianfranco Fini. E pure il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Se lo può permettere, Bruno Vespa, e non solo in tv, quando gli invitati sono seduti e lui è in piedi nello studio di Porta a porta: gli basta guardare i dati delle vendite del suo libro Donne di cuori, ennesimo successo mondadoriano, strenna natalizia apprezzata dal grande pubblico.
Alla fine della fiera, dopo le festività natalizie, quando verranno stilate le classifiche, Vespa potrà essere davvero soddisfatto: saranno quasi cinquecentomila le copie acquistate dagli italiani. E senza chiamarsi Dan Brown. Per la sua «terza camera», dopo quelle istituzionali (ma non meno importante), si tratta di uno straordinario consenso: i politici che passano al vaglio delle sue domande, su Raiuno, se la sognano di notte la fortuna editoriale del teleconduttore abruzzese. Fini, con un libro edito da Rizzoli intitolato Il futuro della libertà, ci ha provato: il traguardo delle centomila copie è facilmente raggiungibile, ma certo Vespa è lontano anni luce, nonostante una buona posizione nelle vetrine (nella capitolina galleria Esedra si trova sotto un testo di Oriana Fallaci). Comunque, le alte cariche dello Stato non devono avere tantissimi amici tra i frequentatori delle librerie: per carità di patria, è meglio sorvolare su quante copie sono state vendute del volume edito da Il Mulino che vanta sulla copertina il nome di Napolitano, con il titolo Il patto che ci lega. Però si trova facilmente, nei banconi. L'elenco dei politici con la passione della scrittura è lunghissimo: l'ultimo libro dell'anno è quello dell'eurodeputato Luigi De Magistris (a cura di Sergio Nazzaro), Giustizia e potere, presentato dagli Editori Riuniti sabato mattina nell'hotel Bernini Bristol. Ma tra gli eletti c'è molta voglia di divagare, facendosi notare come autori di romanzi: come accade a Walter Veltroni e Dario Franceschini, già dioscuri del Partito democratico e «rivali» editoriali. L'ex sindaco di Roma ci crede davvero alla sua qualità di scrittore, tanto che la corsa per il premio Strega non è un'invenzione dei salotti mondani ma una solida realtà con la quale il mondo della cultura sa di dover fare i conti: e c'è già chi sogna la serata della premiazione con Vespa conduttore e Veltroni vincitore, con una copia di Noi tra le mani, e il giornalista pronto a scrivere un «dietro le quinte» per il suo prossimo bestseller. Certo, è a sinistra che si nota la volontà di occupare gli scaffali delle librerie (anche se non sono mancati due ministri del governo presieduto da Silvio Berlusconi, come Sandro Bondi e Renato Brunetta, tra gli autori di quest'anno). Il governatore uscente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha scritto Il profilo del tartufo, annunciando al popolo subalpino che lei voleva «diventare la Agatha Christie italiana». Sì, perché il testo è un giallo, non dimenticando le ambizioni parafiscali, visto che tra le sue intenzioni scritte nero su bianco nel libro si trova pure l'intenzione di istituire il registro degli acquirenti dei tartufi, superando di gran lunga la già ben nota fantasia dell'ex ministro Vincenzo Visco. Sotto alla mole Antonelliana, comunque, pure Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino, ha voluto stampare qualcosa, ma restando nei confini della politica. Pure il leader radicale Marco Pannella non ha saputo resistere alla tentazione della libreria, raccontando a Stefano Rolando la sua storia e quella del partito, presentandosi alla trasmissione di Raitre Che tempo che fa, da Fabio Fazio. C'è chi sfrutta l'editoria per riemergere dal passato, come Lucio Magri, sempre legato alla storia del vecchio Partito comunista italiano e che dedica ovviamente a una donna il suo libro Il sarto di Ulm: classe 1932, l'ex parlamentare che vanta ancora il record dello snobismo (arrivava ai congressi con valigie griffatissime e vestiti che costavano almeno trenta stipendi di un operaio) è stato il vero artefice, come ricorda Rossana Rossanda, della nascita del quotidiano il manifesto. Tra i sempre giovani, ecco Gianni Cuperlo con Basta zercar, un dizionario sentimentale nel quale non mancano le ammissioni, poco amate in genere dai politici, come quella, esemplare nella sua spontaneità, che il deputato del Pd (uno che non riesce a farsi levare di dosso la definizione di «più veltroniano dei dalemiani») rivela a proposito di cifre e numeri: «Capisco poco di economia». Evviva. Pure Francesco Rutelli è presente tra gli scaffali, con una copertina che ne vuole sottolineare innanzitutto la fotogenia: il suo La svolta. Lettera ad un partito mai nato, nonostante i contenuti non scontati trova l'ostracismo dei lettori di sinistra, che non hanno certo digerito la fuga dal Pd da parte dell'ex sindaco di Roma e lo lasciano all'attenzione della polvere. Tutto più facile, invece, per Enrico Letta, che con il mondadoriano Costruire una cattedrale è riuscito a creare un dibattito che ha coinvolto università e centri studi, storici e futurologi, scavalcando i confini della politica per parlare alla cosiddetta «società civile». Altro testo che nelle librerie ha riscontrato consensi è quello di Nando Dalla Chiesa, Album di famiglia. Altri titoli che vorrebbero trovare un posto sotto l'albero di Natale? Francesco Cossiga con La versione di K, Luciano Violante per il suo Magistrati, Furio Colombo con La paga, Gennaro Migliore (rifondatore comunista) e Michele Dalai con È facile smettere di perdere se sai come farlo, il libro intervista a Rosy Bindi intitolato Quel che è di Cesare. Tutti però distantissimi dai dati delle vendite che consacrano Vespa come il “re” della bancarella editorial-politica. Tra le ultime novità c'è pure un volume che vanta sulla copertina l'immagine del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, ma non lo ha scritto lui: si tratta di una “biografia non autorizzata”, firmata dai santoriani Giusy Arena e Filippo Barone, pubblicata da Editori Riuniti. Testo che riesce ad evocare gesti apotropaici (anche se inimmaginabili da parte del soggetto interessato, magister elegantiarum), visto che a un certo punto gli autori si chiedono: «Dove sarà seppellito Gianni Letta?».