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Un programma di comunicazone sociale per Maison Shalom (Burundi)
Uno speciale programma di comunicazione sociale
dedicato alla cooperazione con Maison Shalom in Burundi
Stefano Rolando
 
Marguerite Barankitse è una personalità dell’Africa cristiana, solidale, coraggiosa, esemplare.
Se non fosse stato per la sua olimpica fermezza, per la sua notorietà internazionale, per un dichiarato sostegno della Chiesa Cattolica e del Papa, i poteri in perpetua rissa del suo paese (il Burundi) l’avrebbero già ridotta al silenzio. Soprattutto la sua forza viene dalla sua indomita certezza di venire a capo di ogni male, di ogni criminalità, di ogni bassezza, dimostrando che il contrario salva anche te.
Così durante la guerra civile nel ’93 ha disarmato i killer che la volevano morta, così ha resistito alla furia omicida della fazione hutu che la considera nemica perché toutsi e della fazione toutsi che la considera nemica perché non fa differenza razziale quando si tratta di salvare la vita e dare poi dignità di vita ai bambini. Ne ha salvati migliaia. Il suo libro (tradotto in Italia da Piemme) si intitola “Madre di diecimila figli”. Ha creato un miracolo nell’Africa contemporanea: Maison Shalom. Quindici anni di sperimentazione educativa per portare i figli della guerra e dell’odio alla cultura della vita e del perdono. Oggi ne ha fatto già una prima classe dirigente alternativa. E poi da ultimo la realizzazione di un moderno ospedale – frutto di una vera “follia” cocciutamente umanitaria – possibile perché ha donato i terreni di famiglia, perché alcuni paesi occidentali hanno creduto nella sua serena cocciutaggine, perché senza la scienza non c’è vita per madri, bambini, vecchi, donne, uomini che per tornare a sperare devono innanzi tutto contare sulla soglia minime delle condizioni sanitarie.
Maggy ha fatto ben di più che “le soglie minime”. Ha formato medici e infermiere, ha creato coscienza civile nel corpo sanitario, impiegando anche nell’impresa ragazzi usciti da Maison Shalom, ha costruito legami con ospedali e istituzioni sanitarie europee che – con le mille difficoltà e i mille limiti della “cooperazione diretta”, cioè quella che non è taglieggiata da governi, politici, organizzazioni internazionali fino a ridurre in briciole gli aiuti iniziali – hanno fornito frammenti di solidarietà materiale fino a fare oggi un ospedale miracolo.
 
Già con la fama dei suoi premi internazionali, del massimo riconoscimento mondiale dell’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati, di lauree h.c., di una speciale considerazione del Vaticano, con alcune “nomination” al Nobel, Marguerite Barankitse è venuta nel 2006 in Italia grazie a Renata Knes, restauratrice d’arte contemporanea, che per volontariato aveva passato un’estate a Maison Shalom, percependo l’importanza di creare nessi con l’Italia.
Ho avuto un lungo e intenso colloquio. Al termine del quale ho promesso a Maggy il mio impegno per assumere nell’ambito di Fondazione Università IULM – di cui sono segretario generale dal 2004 (con soci l’Università IULM, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Assolombarda, Camera di Commercio e con progetti avviati anche con il Comune di Milano e molte Amministrazioni dello Stato – un programma permanente di “comunicazione sociale” per creare “nessi” in Italia tra il suo progetto e istituzioni e realtà italiane disposte a interagire e cooperare.
Il rettore dell’Università IULM  e presidente della Fondazione prof. Giovanni Puglisi ha accolto il programma (di stretto volontariato) avviato nel quadro del profilo non profit della Fondazione anche per sperimentare un campo relazionale internazionale di grande significato e di complessa tecnica professionale. E due anni dopo ha anche assicurato un contributo diretto alla cooperazione attraverso l’iniziativa della Fondazione del Banco di Sicilia da lui presieduta. 
 

 
Nel corso di due tour in Italia Maggy –che ha a Milano una sua “figlia adottiva” salvata da una drammatica sorte nel corso della guerra civile, da anni accudita magnificamente da Georgia Cadenazzi – ha avuto incontri e riconoscimenti dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Ha presentato in più città il suo libro tradotto in italiano, incontrando giovani, comunità civili, universitarie e religiose. Ha avuto un forte sostegno dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo con cui ha sviluppato un segmento del suo progetto alimentare. Ha avuto una forte attenzione dei media (stampa e tv). A Roma ha avuto incontri con la moglie del presidente del Consiglio Flavia Prodi e con il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso.

 
Si è cercato di avviare un programma di cooperazione diretta con il Ministero degli Esteri che è rimasto impelagato nelle procedure burocratiche. Ha avuto un incontro a Milano aperto al pubblico con il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Poi ha stretto un rapporto biennale di cooperazione con la Banca cooperativa di Treviglio che ha consentito di sostenere il costo dell’equipe delle infermiere dell’ospedale almeno per due anni (ora, dal 2010, dovrà trovare un altro sponsor) e ha concluso, con il sostegno di Regione Lombardia,  un accordo di cooperazione nel campo della formazione del personale medico e paramedico con l’ospedale pediatrico di Milano “Buzzi”. E’ stata accolta come ospite d’onore al Meeting di Rimini nel 2008, parlando davanti alla massima concentrazione di partecipanti. Al tempo stesso la Comunità di Sant’Egidio – nel quadro di altri eventi internazionali dedicati alla pace e alla cooperazione – ha stabilito un particolare rapporto di collaborazione con lei e con Maison Shalom.
In questa cornice abbiamo anche avviato con Maggy la realizzazione di un documentario sulla sua vita e la sua esperienza. Riuscendo a completare l’intervista che fa da trama essenziale al filmato e auspicando che il sostegno promesso da Rai Cinema possa favorire la parte di riprese in Brurundi e il completamento del girato e del montaggio a cui ha dato la sua collaborazione il regista Peppino Abbati.  

A Maggy ho dedicato un capitolo del mio libro Quarantotto (edito nel 2008 da Bompiani), ma malgrado alcuni risultati ritengo tuttora che si sarebbe dovuto e potuto fare di più.
Ma questo genere di progetti richiede molte e solide alleanze per muoversi in un quadro di attenzione permanente. Richiede pazienza, comprensione di una interlocuzione molto particolare,  soprattutto di un contesto che ha parametri assai diversi per valutare razionalità ed efficienza dei progetti.
Nel corso di questo accompagnamento ho incontrato personalità di varie parti del mondo che considerano Marguerite Barankitse un esempio straordinario di intuizione, coraggio e dedizione. Dall’allora ministro degli Esteri francesi Philippe Douste Blazy, medico di professione, che faceva visita specifica in Burundi arrivando prima da lei che dagli organi di governo per marcare la solidarietà internazionale al fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi che l’ha voluta come speaker davanti al Papa nella conferenza dei premi nobel per la pace in Italia.

Insisto, si dovrebbe e si potrebbe fare di più. Ma l’Italia è un paese ormai un po’ distratto con ambiti anche un po’ compromessi. Maggy risponde olimpicamente che nei momenti di difficoltà “Saint Joseph” le mette una mano in testa e l’aiuta. Io qualche volta penso che “Saint Joseph” abbia preso in Italia qualche giorno di ferie. Ma sono sicuro che prima o poi tornerà al lavoro.
 
Roma, 30 dicembre 2009