Presidenti
Queste immagini, accostate in una sintesi trentennale, hanno bisogno di qualche parola per mitigare il senso presuntuoso che potrebbero insinuare e per riportare su di esse il valore di un rapporto importante, rispettoso e sensibile con il quadro istituzionale, nella sua espressione più alta.
Né leader, né gregario” ho scritto in Quarantotto per segnalare un percorso che si è molto misurato con le vicende politiche e istituzionali e che, come questi segnali ricordano, ha permesso tante occasioni di frequentazione che, appunto, in Italia non è esclusiva dei potenti ma ha riguardato e riguarda anche cittadini fervidi, funzionari impegnati, operatori culturali sensibili al pubblico interesse e, comunque, applicati a materie che hanno motivo di richiamare talvolta anche alte attenzioni.
Certo,  l’attenzione di Sandro Pertini è stata attraversata anche da una familiarità – condivisa con Renata e la Carla – che resta una pagina indimenticabile della mia vita (a cui, appunto in Quarantotto, ho cercato di dedicare un grumo significativo di ricordi). Ma Francesco Cossiga è stato il “mio” presidente nel tempo del mio più lungo servizio istituzionale proprio dedicato a trattare temi di comunicazione istituzionale inevitabilmente intersecati con doverosi momenti di riporto, spesso mediati dalle figure politiche che assumevano e rappresentavano con più ampia legittimità il contributo tecnico del mio lavoro (mi riferisco soprattutto al ruolo dei sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e tra di essi, per antonomasia, a Giuliano Amato). Il presidente Cossiga mi beneficiava di uno spiritoso e generoso “mi rivolgo al mio editore!”. Una recente intervista con Francesco Cossiga  in questo sito (link http://www.stefanorolando.it/index.php?option=com_content&view=article&id=163:colloquio-con-francesco-cossiga-su-qmondoperaioq-nuova-serie&catid=39:testi&Itemid=63). Al presidente Oscar Luigi Scalfaro ho fatto riferimento per vari impegni culturali (il più significativo come presidente della Fondazione “Piero della Francesca”) e alla ripresa del lavoro istituzionale nel sistema regionale. Con il presidente Carlo Azeglio Ciampi avevo avuto la fortuna di lavorare come direttore generale alla Presidenza del Consiglio nel suo mandato a Palazzo Chigi, in cui ho ricevuto su sua proposta la più alta onorificenza della Repubblica (nel 1993) e mantenendo nei suoi confronti nel tempo una considerazione profondissima. Con il presidente Giorgio Napolitano – conosciuto come europarlamentare e poi frequentato istituzionalmente, lui presidente della Fondazione della Camera dei Deputati, nell’impegno di segretario generale della Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali - vi è stata di recente un’importante interlocuzione favorita dalla costituzione della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” , materia che tocca un delle corde più sensibili del Capo dello Stato, quella dell’ineludibile sforzo per il riequilibrio (morale, intellettuale, economico e politico) tra nord e sud misurato con  la capacità di formare nuova classe dirigente.
Voglio dunque citare, nell’insieme, queste occasioni di alto riporto istituzionale perché esse, appunto nell’insieme, restituiscono quella che considero una delle più formative ricompense del mio percorso professionale e civile.