Home Pubblicazioni Le nostre storie Commenti L'Opinione (Buffa) 6 gennaio 2010
L'Opinione (Buffa) 6 gennaio 2010
L’Opinione
6 gennaio 2010
 
La proposta de L’Opinione
Se serve un senatore a vita la scelta migliore è Marco Pannella
di Dimitri Buffa
Lui, Marco Pannella, si sa già che non gradirà l’iniziativa. Ma qui a “L’Opinione” sentendo parlare della possibile nomina di un paio di senatori a vita, o “a morte”, come li chiama con sarcasmo l’oscuro oggetto del nostro desiderio, non possiamo fare a meno di tifare per “lui”.
Le cronache ci informano che al Senato c’è almeno un posto di senatore a vita che potrebbe essere assegnato ad un personaggio che abbia “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” (articolo 59 comma 2 della Costituzione). Ma potrebbero anche essere due o di più, a seconda di come verrà interpretata la norma. Certo è che da quando l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato eletto e ha lasciato il suo posto, i senatori a vita di nomina presidenziale sono rimasti in 4. I nomi che circolano sono di persone indubbiamente insigni, come l’oncologo Veronesi, il sociologo De Rita o persino lo stilista Santo Versace. Se fosse vivo ancora Mike Bongiorno non c’è dubbio che il Cav avrebbe spinto per lui, ma con un Pannella su piazza come si fa a fare finta di niente? I meriti di Pannella sono pressoché incommensurabili per gli italiani che senza di lui non avrebbero avuto neanche il divorzio, il nuovo diritto di famiglia, la possibilità per le donne di interrompere la gravidanza indesiderata o a rischio di vita, per non parlare di quel fenomeno unico in Europa che è Radio radicale. Pannella è stato l’uomo della giustizia giusta e delle battaglie per Enzo Tortora, l’uomo che ha portato Sciascia in Parlamento e Pier Paolo Pasolini tra i radicali. Poi se un barlume di idee liberali resistono sia a destra sia, in questo momento, a sinistra, tutto si deve sempre e solo a lui che con qualunque schieramento decida di dialogare lo illumina di immenso. E anche quando ha fatto cose più discutibili come portare in Parlamento Cicciolina o Toni Negri ha avuto almeno il merito di sollevare problemi come le garanzie e i diritti civili, tra cui la sessualità libera, che nessun altro politico in Italia ha la buona fede e l’onestà intellettuale per affrontare. In fondo il primo partito dell’amore non fu fondato proprio dalla Staller e dall’indimenticabile Moana? Ultimamente Pannella ha la “fissa” di volere fare processare Bush e Blair per il grande tradimento della guerra all’Iraq che fece naufragare il suo progetto “Iraq libero ed esilio per Saddam” che era a un passo dal realizzarsi nei primi mesi del 2003 prima della guerra. Ma guai a accusarlo di pacifismo o di velleitarismo. Lui ti risponderà che gli ideali sono la vera real politik e mica siamo obbligati a essere sempre e comunque d’accordo con tutto quello che lui propone o per cui lotta. Recentemente nel libro fatto a quattro mani con Stefano Rolando, Pannella è ritornato su questa cosa del seggio senatoriale a vita e ancora una volta per escludere di poterlo accettare da un regime che secondo lui, e non solo lui, è la prosecuzione partitocratica del corporativismo fascista. Per questo l’interessato ha fatto più volte sapere che lui da “un regime come questo” considererebbe la cosa più come un insulto che come un riconoscimento. E francamente visto l’attuale livello della politica e della competizione si stenta a dargli torto. Tuttavia almeno il “pensiero” noi sentiamo di doverlo esprimere, poi lui ci mandi pure “a cagare” e rifiuti come fece d’altronde anche Montanelli. Però rifletta su una cosa: se Napolitano in persona insistesse per averlo senatore a vita, per dotare il Senato italiano di questo formidabile rompipalle vita natural durante, ci pensi bene prima di rifiutare. Napolitano sta dimostrando di essere uno dei migliori Capi dello Stato da almeno quattro o cinque settennati a questa parte. Mai una parola fuori dalle righe, tanta sensibilità e onestà intellettuale e, “last but not least”, è stato il primo nei discorsi di fine anno a menzionare i detenuti, le condizioni disumane di sovraffollamento e gli abusi nelle carceri. Una battaglia radicale a tutto tondo. Pannella perciò faccia pure tutte le considerazioni e gli scongiuri che crede, ma a mio modesto avviso, se Napolitano glielo chiedesse si tratterebbe della classica “offerta che non si può rifiutare”.  Ovvio che se la cosa fosse venuta da Scalfaro o da Ciampi avrebbe anche potuto pensarne tutto il male possibile, tipo “mi danno un contentino dopo avere contribuito al genocidio delle idee radicali presso gli italiani”. Ma a Napolitano, e un po’ pure agli amici de “L’Opinione”, che da quindici anni hanno fatto di Marco Pannella un “monumento nazionale vivente” sulla falsariga di quelli giapponesi rappresentati nei film di Akira Kuroswa come “Madadayo”, forse un’eccezione potrebbe anche farla e accettare questo dono e questa candidatura che vengono offerte lui senza alcun meschino secondo fine. Tanto senatore a vita o “a morte” che sia, tutti noi sappiamo che Marco Pannella non ce lo toglieremo tanto presto di torno. Lui e la sua buona politica.