Home Attività Impegno Civile Regionali 2010 Lettera ai quattrocento membri del Circolo Rosselli di Milano
Lettera ai quattrocento membri del Circolo Rosselli di Milano
Milano, 13 febbraio 2010
Caro Giovanni (1) e cari compagni,
da giorni seguo le corrispondenze – spesso ricche di contenuto e di passione – della rete del Circolo Rosselli con qualche pena. Un’ennesima volta la cosiddetta “diaspora socialista” (in sostanza la storia di una vera crisi di classe dirigente) scende come una plumbea nube, toglie obiettivi, scoperchia nobili (i propri) e miseri (quelli degli altri)  progetti, annichilisce le grandi storie che ci hanno educato. La crisi di consistenza del ruolo politico dei socialisti peregrinanti nella sinistra è qui – forse come in altri gruppi che discutono – palese e probabilmente paralizzante. Ho vissuto già questa infelice condizione e siccome le prossime elezioni regionali fisseranno equilibri generali che per tre anni non avranno più verifiche in Italia ho assunto, con la forza e la debolezza delle opzioni personali, qualche responsabilità.
Premetto che intervengo con prudenza – direi anche con ritegno sincero – in questo dialogo, per la posizione che appunto ho da qualche giorno, avendo accettato, come candidato indipendente, anzi dichiarato come “socialista indipendente”, la proposta di Marco Pannella e di Emma Bonino, di essere nella testa di lista dei radicali a Milano e capolista a Como per le regionali. Sì, prudenza e ritegno. Perché tante sono state le occasioni in cui è prevalsa la logica di vederci comunque “in casa” i nostri guai. Però proprio perché ho compiuto – diciamo, nella congiuntura – questo passo, non credo di poter fare il “turista” in campagna elettorale. I giorni passano, le scadenze incalzano e il senso delle cose non mi può esimere da qualche riflessione portata negli ambiti che mi riguardano con animo sincero.
Costretto a dire di me, perché appunto è un’opzione personale.
Ho scritto brevi parole sull’accoglienza di una proposta di candidatura in contesto da mission impossible. Queste:Riconosco nella storia e nel presente dei radicali tre qualità: aver difeso la legalità delle istituzioni contro l’invasione di poteri personali, affaristici, antisociali di tanta parte della politica italiana; aver posto il modo di “far politica” al servizio di cause di principio (in Italia e nel mondo) molte delle quali determinanti per continuare a dirci cittadini, persone, cristiani, eccetera; essersi migliorati reciprocamente nelle vicende in cui i radicali hanno fatto sintesi con i socialisti”. Aggiungo che ritengo (come qualcuno nel dibattito interno al Rosselli condivide) che la posizione di Emma Bonino (soprattutto a Roma e nel Lazio) è l’unico elemento che scuote, nel breve, equilibri e modifica, nelle potenzialità, contesti rigidi.
Roberto Biscardini e Felice Besostri, per esempio, mi hanno commentato questa opzione con diverse note di non condivisione. Altri (non pochi) con manifestata condivisione. Verrà il momento in cui il rifiuto dell’ennesima lite tra socialisti sarà accettato come un valore. Ora, sono io a comprendere lo stato d’animo di chi mi critica e comunque – come dice a me Ugo Finetti – a rispettare ogni scelta.
Per molti anni l’aver reso servizio alle istituzioni (dieci anni direttore generale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, una legislatura direttore generale del Consiglio regionale della Lombardia e per sei anni segretario generale della Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali italiane) mi ha fatto mantenere fermo il proposito di non assumere responsabilità connesse ad appartenenza politica. Poi l’opzione per l’università –  nel tempo della maggior crisi della politica – mi ha riportato alla scrittura civile, di memoria e di identità, e mi ha consentito di fare valutazioni anche intorno all’agire personale. Ho memoria chiara di una vita in cui – alcuni di voi lo sanno – sono stato vicinissimo a Sandro Pertini negli anni del Quirinale e fino alla fine dei suoi giorni, sono stato chiamato da Giuliano Amato a progettare e poi gestire frammenti di riforma delle istituzioni, sono stato nominato direttore generale a Palazzo Chigi  da Bettino Craxi. In precedenza avevo lavorato nei quattro anni di proposta politica socialista per la riforma dell’informazione, della cultura e dello spettacolo con Claudio Martelli considerando quella una stagione irripetuta e da molti saccheggiata rispetto a settori che hanno poi conosciuto occupazione e non riforme di interesse generale. Ero nella redazione storica di Mondoperaio (quella di Coen) alla fine degli anni settanta e mi sono ritrovato con sereno impegno in quella di Covatta di recente. Ho scritto libri su vicende socialiste negli anni settanta e sono tornato a scriverne di recente (Una voce poco fa), raccogliendo la prima dichiarazione in pubblico di un ex Pci (Veltroni) sul fatto che negli anni ottanta la società italiana era stata interpretata da Craxi meglio che da Berlinguer. Sono davvero uno tra i tanti. Ma anche tra quelli che rivendica percorsi coerenti (nel ’68 ero nella redazione del Mulino non a tirare le molotov alla Bussola). Mi sto impegnando ad un raccordo tra culture socialiste e liberaldemocratiche anche per avere assunto da poco la presidenza della Fondazione “Francesco Saverio Nitti”, restando nei comitati scientifici delle principali fondazioni socialiste.
Non sollecito nessuno alla rappresentanza generica o peggio che mai collettiva. Il momento è grave e le storie di ciascuno hanno al riguardo sofferenze che non meritano “commerci”. Però sento il dovere di segnalare, individualmente, a chi ha condiviso alcuni percorsi che io svolgo un tentativo di rappresentare queste storie in un’assemblea elettiva. Un’assemblea di cui sono stato direttore generale in un’esperienza che ha avuto termine per mia volontà,  ma anche perché per avere sostenuto regole (non dare soldi a orribili centri di interesse, non fare nomine senza requisiti) la maggioranza di allora (e di ora) mi considerò estirpabile e l’opposizione di allora (e di ora) per non volermi concedere io politicamente ad essa si disinteressò alla difesa. Sarò più prodigo di particolari. 
Dunque vorrei chiedere a Giovanni Scirocco – con cui credo di condividere molto – di considerare nel dibattito che si sta svolgendo anche la mia opzione, sulla quale compagni giovani e maturi si sono espressi con interesse. Sono pronto naturalmente anche a un incontro reale (e non solo virtuale). In qualunque momento della campagna. Il resto lo racconto in www.stefanorolando.it (Regionali 2010). Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi.
Stefano Rolando
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Prof. Giovanni Scirocco (mediatore della rete del Circolo Rosselli)