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Newsletter n. 4 - Expo 2015, le partite strategiche finora rimaste al palo
Newsletter n. 4 (15 febbraio 2010)
Expo 2015, le partite strategiche finora rimaste al palo
Chiarezza progettuale e piani per la trasparenza. Il tema prescelto, la ricaduta sulla città e sui servizi, la ridefinizione del brand pubblico della città (patrimonio simbolico).
Serve un piano per la trasparenza (affari&occupazione). No all’affarismo ma anche no al luddismo ideologico
che, per non gestire la cultura dei controlli, cancella anche le opportunità di sviluppo.
 
·         Siccome sono abituato a lavorare con le istituzioni (e nelle istituzioni) criticando e proponendo, non uso un’altra misura (la rissa per pura visibilità) parlando qui di Expo 2015. Ho considerato che gli Stati generali promossi e organizzati sostanzialmente da Regione Lombardia, sono stati prima dell’estate 2009 un segnale abbastanza positivo, il primo che ha cercato di far uscire il rapporto tra città, territorio ed evento da una infinita sequela di liti di potere e poltrone.
·         Vi è chi ha lamentato una selezione di partecipanti gradita al “palazzo”. Vero. Ma io ho visto, per la prima volta, sul tema, società civile, sistema professionale, testimonianze di legittime attese. Io stesso sono stato invitato a parlare e non dirò qui cose discordanti con quello che ho detto nell’occasione. Mi pare piuttosto che nei sei mesi successivi la strada intrapresa di “discussione pubblica” abbia di nuovo lasciato il posto ad altro. Un altro che finora ha sommerso cronache e potenzialità. Ora di nuovo si parla di Expo impantanata (i giornali più benevoli).
·         Un evento così – guardando alla storia recente di città e territori che hanno utilizzato questa leva per gestire partite complesse di cambiamento – ha tre “campi di battaglia” cruciali:
-          costruire una regia culturale e scientifica mondiale attorno al tema prescelto (in questo caso un tema crocevia del rapporto tra medioevo e modernità nel mondo, il tema della relazione tra alimentazione e ambiente);
-          costruire un progetto di ricaduta sulla dimensione dei servizi e delle infrastrutture con obiettivi espliciti, discussi nelle sedi democratiche e portati a pubblica condivisione (si legga:  interessi generali e non affari privati);
-          costruire un più sottile programma di rinnovamento del brand territoriale, cioè di rigenerazione del patrimonio simbolico della città e del territorio, tenendo conto delle eredità e dei bisogni di connettersi modernamente all’Italia, all’Europa e al mondo.
·         Ci vorrebbe poco (si fa per dire) a mettere in capo a queste tre grandi partite obiettivi declinati – a grandi aree – anno per anno. Farne un progetto serio di comunicazione pubblica. Consentire ai cittadini di misurare la crescita progressiva in tutte e tre le direzioni e anche di spronare e criticare quando la vena costruttiva tende a impantanarsi (sono solo cinque anni, cinque brevi anni, con partite degne di una vera rivoluzione collettiva).
·         Chiarezza di progetti significherebbe forza per assicurare risorse.
·         L’approccio a cui si assiste non è questo. Continua a non essere questo. I media inseguono a zig zag altro genere di notizie e voglio vedere chi se la sente di dire che è colpa dei media che fanno confusione. Nel frattempo la struttura organizzativa di Expo 2015 è stata accuratamente lottizzata (presenteremo una mappa circostanziata nel quadro di una più generale battaglia sulla trasparenza di eletti e nominati).
·         Chiarezza di progetti ne dovrebbe comprendere uno di fondo: regole trasparenti per quel che riguarda lo sviluppo, diretto e nell’indotto, di un controllo di ferro contro le infiltrazioni malavitose negli interessi infrastrutturali e contro il caporalato nel mercato del lavoro connesso.
·         Ma questo aspetto non deve diventare – è l’attitudine di una certa sinistra – l’alibi per non fare le battaglie sul controllo cancellando addirittura le potenzialità dell’evento.
·         Allora su Expo, continuando a rendere merito al sindaco di Milano per aver vinto la battaglia dell’assegnazione e continuando a dire che l’approccio alla discussione pubblica è stato timidamente avviato e va incoraggiato, crediamo giusto alzare in campagna elettorale un immenso caveat ai poteri istituzionali della partnership dell’evento ormai tutta in campo politico del centro-destra compreso il ruolo (non da poco) del governo nazionale.
·         Proprio questo carattere monocolore rende il ruolo delle minoranze prezioso per tutti i cittadini e per la battaglia di perseguimento degli obiettivi fisiologici. Prezioso, ma non fesso.