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Newsletter n. 7- Dialoghetto napotelano sulla politica in Lombardia (22 febbraio)
Questa mattina Emma Bonino ha tenuto a Milano una conferenza stampa che tocca punti davvero critici della condizione della competizione elettorale. Rinvio all’audio di questa conferenza – svolta alle 12 insieme a Marco Cappato l’argomento importante della legalità e degli obblighi di legge.
Tuttavia siccome la parola d’ordine è non disarmare – raccolta firme e proposta tematica – mi sia consentito di procedere con la mia modesta ma costante linea di analisi e di indicazioni. Oggi riportando un sintetico ma fedele piccolo dialogo sulla situazione politica in Lombardia che mi ha coinvolto in questo fine settimana a margine di un occasione di incontro tra economisti e storici a Napoli (nord e sud questione aperta e anzi sempre più aperta anche per la crisi di identità dello Stato nazionale).
Lo propongo perché – sia pure in poche battute – si coglie bene lo spazio potenziale che rappresenta la proposta politica di cui mi sento portatore.
 
 
 
Newsletter n. 7  (22 febbraio 2010)
Dialoghetto napoletano sulla questione politica in Lombardia
A margine di un seminario a Napoli tra storici ed economisti dedicato al rapporto tra tradizione interpretativa e nuovi paradigmi del ruolo (mancato) della PA rispetto allo sviluppo nel Mezzogiorno (seminario con evidenti allarmi) l’occasione conviviale crea spazio di domande e opinioni da parte dei colleghi. Sintetizzo il dialoghetto perché esso è rivelatore del peso che la questione politica in Lombardia ha nel paese. Anzi in quella parte, certamente tribolata del paese, che tuttavia condivide con Milano strumenti di analisi che provengono da una cultura illuminista e da una certa qualità del sistema universitario.

Professore M
– Ma da dove viene questo potere illimitato e non contrastato del “formigonismo”, ovvero di CL in Lombardia?
Professore B – Intanto direi che esso viene soprattutto dal fatto di non essere scientemente contrastato. Una lunga opposizione fatta di “riserva di caccia” senza discutere il contesto generale.
Professore R – Bisognerebbe anche partire dal ruolo più rassegnato del sistema di impresa e del suo associazionismo rispetto alla tradizionale condizione pluralista della politica e delle forze in campo per gestire regole e controlli. Un pluralismo di segno borghese che è stato sempre un valore ricercato e che ora non pare più merce preziosa. Piero Bassetti dice che è quasi svanito.
Professore M – Forse bisognerebbe però ricordare che CL ha segnato una proposta importante per la società su almeno due questioni: la centralità della persona nella proposta politica e una selezione al meglio della propria classe dirigente.
Professore A – Si è vero, ma è anche vero che quando questa posizione diventa senza ricambio genera incrostazioni di potere che per definizione scappano di mano. E in più che riducono il pluralismo della classe dirigente in alcuni settori in modo intollerabile per la propria tradizione culturale.
Professore B – Questo sembra vero in particolare per la sanità, il cui modello è valido e interessante ma la cui gestione ha creato alla fine distorsioni del modello stesso.
Professore R – L’opposizione – va ricordato – in questo quadro è figlia di una cancellazione forzata di una forza riformista importante (i socialisti) ad opera dei post-comunisti a cui è scappata via, a causa degli elementi appunto forzati di questa vicenda, una parte cospicua di elettorato. Il risultato è: elettorato minoritario e scarsa credibilità della proposta riformista sull’area indecisa e intermedia.
Professore M – Ma non è anche vero che il mondo cattolico ha tradito un po’ l’età che sembra connettere l’opera del cardinale Martini con quella della cardinale Tettamanzi, per rifugiarsi nella conservazione di modelli sociali ed economici non coraggiosi?
Professore R – Attenzione che Martini e Tettamanzi significano Milano mentre la Lombardia nel suo complesso è da sempre espressione del “contado” e dunque società in senso generale moderata.
Professore M – La diminuzione dei diritti civili in sanità (caso Englaro) inquieta le grandi città (si vede dai media), ma non so se è lo stesso per le zone più provinciali.
Professore B – A buoni conti capisco meglio l’opportunità di una forza che si inserisca tra i due schieramenti con una forte istanza di metodo democratico e di rispetto delle regole…
Professore R – Questa è la proposta dei radicali – a cui manca completamente un riconoscimento di visibilità – e anche avrebbe avuto bisogno di sviluppare di più una certa aggregazione di forze liberal-democratiche e socialiste.
Professore A – Ma quelle aggregazioni sono difficili, troppi galli a cantare, troppi nervi scoperti
Professore R – E’ un problema di tempo e di qualità della discussione. Bisogna prospettare ai ceti produttivi l’importanza e l’interesse per tornare al pluralismo.
Professore A – Intanto prospera un sistema pubblico rappresentato da un doppio livello di garanzie: Formigoni che contiene il rischio Lega e Compagnia delle Opere che è più duttile di quello che il sistema cooperativo rosso rappresenta in altre zone d’Italia.
Studente – Il rischio Lega potrebbe ridurre anche la leadership della Lombardia rispetto ad un ruolo oggettivo, che lo stesso Formigoni ha incentivato, di fare traino del territorio italiano verso l’Europa.
Professore B – Intanto il rischio Lega in Lombardia e in generale al nord dovrebbe finalmente dividere un po’di più il mondo del lavoro e dell’impresa. Che conserva anche un grande bisogno di non chiudere il sistema ma anzi di ampliare la sua globalità.
Professore M – Certo è che la Lombardia pesa molto sui modelli sociali e sul Pil del paese per non interessarci. Ma così sembra un bastione su cui quel che si chiama centro-sinistra non fa nessuna riflessione seria per cercare di cambiare le cose. Così almeno, visto da fuori, ci pare.