Home Attività Impegno Civile Regionali 2010 Newsletter n. 10 - Lettera ad amici che votano (pensando) a destra - 26 feb
Newsletter n. 10 - Lettera ad amici che votano (pensando) a destra - 26 feb
Venerdì 26 febbraio, tra oggi e domani si presentano firme e liste e malgrado l’intenso, costante, straordinario impegno dei militanti sul territorio, a causa di un complesso combinato di oggettive censure, l’esito di raggiungere il “tetto” previsto potrebbe non essere conseguito dalla Lista BP, almeno in varie province della Lombardia. E altrove. Così – nel caso si faccia il risultato a Milano – da portare il “quorum” a condizioni di inarrivabilità. Non vorrei piegare all’obiettivo di interpretare questo passaggio attraverso ciò che questa mattina è sui giornali, a proposito delle dichiarazioni di monsignor Mariano Crociata, segretario generale della CEI che a Radio Vaticana – soprattutto analizzando le condizioni del Mezzogiorno – ha detto che c’è un serissimo problema di democrazia in tutta Italia. E tuttavia dentro quel problema ci sono molti fattori di strangolamento. Una lista di censure che ha, in testa, la condizione generale che Freedom House – l’organismo di analisi internazionale delle condizioni di libertà di informazione, voluta da Eleonora Roosevelt – ha dichiarato (con dolore obiettivo di tutti coloro che hanno a cuore la reputazione del Paese) derubricando nel 2009 l’Italia dai paesi a piena libertà di informazione (verdi) e collocandola – in una strana “mezzavia” tra il verde dell’Europa e il rosso dell’Africa – nel “giallo” dei paesi a semi-libertà. Anche lì (la mappa è una gigantesca parete visibile al Newseum di Washington) fattori di controllo malavitoso di territori (anche mediatici) e deficit di piena e libera concorrenza combinano effetti perversi.
Così è. Quindi dalla prossima settimana potrei non essere più titolare di una candidatura effettiva dovendo quindi rinunciare al “diritto di parola”, la cosa per cui effettivamente ho accettato la proposta di Marco Pannella e Emma Bonino di impegnarmi nel contesto di queste elezioni regionali. Consegno dunque alla rete che ha avuto la cortesia di leggermi e spesso interagire con me la newsletter n. 10, che svolge una riflessione politica rivolta al voto “liberale” a destra,  in attesa di vedere se anch’io – come tanti – entrerò a breve nelle condizioni operative “gialle”, a fronte di chi, grazie a ingenti risorse economiche e spesso anche bypassando regole poco presidiate da chi deve controllare, è abituato a “passare col rosso”.
 
Newsletter n. 10 (26 febbraio 2010)
Lettera ad amici che votano (pensando) a destra. L’etica come convenienza.
 
Ho naturalmente amici che votano a destra. Parlo di quelli un po’ “alla Montanelli”, che mescolano convincimenti e riluttanze. In loro ci sono tre sentimenti forti:
·         intolleranza per le eredità concentrate attorno alla manipolazione della storia e quindi alla limitazione delle libertà civili in nome della realpolitik (una volta chiamavano questa cosa “comunismo”, ora l’uso eccessivo dell’anatema ha reso prudente il riferimento);
·         insofferenza per la demagogia che rende non credibili gli impegni sbandierati sulle tre virtù del mercato: la concorrenza, la libertà di profitto, la flessibilità nell’organizzazione del lavoro;
·         estraneità alla doppiezza come linea politica generale, per cui era vero quel che è ancora vero in una componente della sinistra, perorare sia il bianco che il nero pur di danneggiare l’avversario non per sostenere il proprio profondo credo.
Questi amici si confrontano con la realtà. Pensano, non contemplano. Fanno parte della stagione post-ideologica. Sono diversi da coloro che stanno ideologicamente nel berlusconismo (frutto di un modello televisivo fortissimo e di una “diga carismatica” che quel leader rappresenta ancora).
Dunque essi sopportano una certa lettura dei fatti.
·         Da qualche tempo vedono che la maggioranza manipola la realtà. Essa – pur a causa di responsabilità ovvie di governo – diminuisce troppo la portata della crisi, non responsabilizzando così per nulla i cittadini e la classe dirigente (un potente fattore “alla tedesca” per uscire dalla crisi). Essa attacca i giudici prima di distinguere i casi, legittimando così anche quelle porcherie che distruggono il tessuto di fiducia essenziale nella cultura del mercato. Sento dire queste cose non con l’ira robespierriana della sinistra, ma con l’irritazione einaudiana dei moderati intelligenti.
·         Sulle dinamiche della concorrenza essi accettano l’opinione europea secondo cui l’Italia non è un buon esempio. E tra annunci e fatti, per la maggior parte dei casi, vedono un fossato che salva solo pochi esponenti. D’abitudine leggono più gli editoriali di Monti che quelli di Scalfari.
·         Sulla questione della doppiezza, c’è solo l’imbarazzo della scelta, al di là di un accettabile pluralismo: finiani contro forzisti, pensiero nazionale contro pensiero leghista, partito del sud contro partito del nord, eccetera.
Le conclusioni di questa brevissima analisi aprono la via ad una opportunità che si offre (o per meglio dire si offrirebbe) loro in queste elezioni regionali, almeno nel contesto della Lombardia, non di fare salti verso le forze legate al patto di potere (il PD ormai dalemiano) né di fare scivolamenti verso ciò che soprattutto loro considerano opportunismo (UDC). Proprio l’assetto dei consigli regionali, legato a dinamiche differenziate del territorio, permette una loro sperimentazione. La sperimentazione è quella di rendere possibile il ruolo di chi propone ora una difesa estrema delle regole e della legalità, per introdurre insieme alla capacità di governo (altrimenti su Bonino non ci sarebbero tendenze di voto anche nel centro-destra laziale) il principio dell’etica come convenienza, convenienza per il funzionamento della democrazia liberale.
Lancio questa newsletter alla mia rete e a indirizzi mirati. Ci pensino.