Home Attività Impegno Civile Regionali 2010 Lettera a Giovanni Scirocco e alla rete di 400 membri del Circolo Rosselli di Milano (18 marzo)
Lettera a Giovanni Scirocco e alla rete di 400 membri del Circolo Rosselli di Milano (18 marzo)
 
Milano 18 marzo 2010
 
Caro Giovanni, le tue proposte sono sempre culturalmente larghe, con riferimenti non monocordi a tanti segmenti della cultura che ci ha formati e  accompagnati.
Io sono stupito da questo neo-PSI che combatte per il giusto obiettivo di fare passare a Milano una degna persona e per tentare a Roma di dare a Craxi, all'ombra di Emma Bonino, una voce in assemblea. Bene, i nostri pur amici e compagni hanno assistito alla evirazione delle liste radicali in Lombardia senza alzare un dito, senza dire un "mah". Mancavano firme, è vero. Ma quelle raccolte erano regolari e significative (diecimila). Il listone di maggioranza è riammesso non perché ha dimostrato che era nella legittimità, ma perché la giurisprudenza ha consentito di dire che l'ufficio elettorale che aveva ammesso non aveva poi il diritto di non ammettere. Un cavillo. Resta che hanno chiuso le liste il 25 febbraio e che le firme sono anche del 13 e del 14! 
A questo punto il vecchio grande cuore dei socialisti - a una settimana dal voto - dice una parola saggia. E magari, pensa, quel 5% che ha votato radicale a Milano alle europee forse lo apprezza. Neanche un plissé, come si dice dalle nostre parti. Deve essere che la crudele sondaggistica è tacitata, che le cinque posizioni del dibattito interno (quelle che abbiamo visto qui nella rete del CR) sono archiviate (da soli, no col PD, no con SEL, no a casa, no in libertà e secondo coscienza), che un assessorato promesso altrove ha sistemato la vecchia cultura di fare alleanze e cercare di dimostrare ragioni comuni (io ho il ricordo di tanti "grandi" che erano a volte spocchiosi e riluttanti, ma altrettanti invece erano aperti e con una inesausta voglia di convincere e di accogliere). Neanche un invito al voto,  con dentro quel po' di storia comune di cui alcuni di noi si consideravano orgogliosi.
Mah.
Stefano Rolando