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Politica e partecipazione
Gli anni giovanili hanno visto i percorsi della politica come momento valoriale e disinteressato della partecipazione. Politica studentesca al liceo ai tempi dell’associazionismo rappresentativo, vice-presidente nazionale degli studenti medi nel 1967, nello stesso anno (Ugo La Malfa segretario nazionale) segretario dei giovani repubblicani di Milano.
Poi a cavallo tra gli anni sessanta e settanta impegnato nel campo dei diritti umani (per il Tribunale Russell contro la tortura in Brasile).
Dal 1976 al 1985 attivamente impegnato nelle file del Partito Socialista, con al centro l’esperienza del team guidato da Claudio Martelli per una progettazione moderna dei settori della cultura e della comunicazione nella vita industriale e creativa del Paese, fino al punto di arrivo di quella stagione, la conferenza a Rimini su “Meriti e bisogni”.
La sparizione del Partito Socialista, a metà degli anni ’90, a cui è stato iscritto dalla metà degli anni settanta alla metà degli anni ottanta, certamente ha segnato un periodo di crisi partecipativa. Ha scritto a lungo sull’ Avanti! (scrivendo anche un libro sul dibattito ospitato dal giornale nella trasformazione politica e organizzativa del Psi dal comitato centrale del 1976 al congresso di Torino del 1978, introdotto da Bettino Craxi e Claudio Signorile ed edito da Marsilio); ha fatto parte del comitato di redazione di Mondoperaio con la direzione di Federico Coen;  è stato opinionista di Critica Sociale e – dopo una prima esperienza nelle commissione nazionale per la formazione dei quadri diretta da Valdo Spini – è stato responsabile del settore Radio-televisione nella direzione Cultura e Informazione guidata da Claudio Martelli in anni di straordinaria attività di proposta e dibattito, dal 1978 al 1982. Ha mantenuto di recente,  soprattutto attraverso alcune grandi fondazioni storico-politiche, un attivo interesse per la ricerca e il dibattito sul rapporto tra politica e identità. Come membro del Comitato scientifico della Fondazione Nenni e della Fondazione Craxi  e anche attraverso l’avviamento dell’ Associazione dedicata a Francesco Saverio Nitti (in trasformazione in Fondazione) – di cui è coordinatore del comitato scientifico – continua ad occuparsi della memoria storico-politica nazionale.
Negli anni ’70 e ‘80 ha avuto una particolare vicinanza con personalità di spicco di almeno tre generazioni della storia del socialismo italiano. Innanzi tutto Sandro Pertini, con cui è stato in condizioni di familiarità dall’età dell’adolescenza, accompagnandolo in viaggi in Italia e all’estero durante il settennato al Quirinale, e che è continuata per sempre. Ma anche con Bettino Craxi, che lo ha nominato direttore generale a Palazzo Chigi nel 1985.

E con personalità di spicco del gruppo dirigente che ha affiancato in alcune importanti e diverse esperienze, come Giuliano Amato, Gianni De Michelis e Claudio Martelli.
Di queste vicende il libro Quarantotto da ampia traccia.

A ottobre 2006 ha tenuto una relazione ad un convegno dedicato alla camera dei Deputati a “Craxi, il riformismo e la sinistra italiana” promosso dalla Fondazione Craxi, sul tema del rapporto tra i socialisti e il sistema della comunicazione, complimentato in aula da  Antonio Ghirelli e Gennaro Acquaviva. Così da creare le condizioni di uno sviluppo di ricerca sul quel tema (il testo ridotto è stato pubblicato dalla rivista diretta da Giampietro Mazzoleni Comunicazione Politica, edita dal Mulino). Ora la ricerca sviluppata tra il 2007 e il 2008 da quella relazione è completata e la Fondazione Craxi (presidente onoraria e sostanziale animatrice Stefania Craxi, presidente del comitato scientifico Piero Craveri) poi pubblicata dall’editore Marsilio con il titolo “Una voce poco fa”.
 
E’ un tentativo per riaprire un delicato dossier, quello della fortuna e del declino del Partito Socialista – ha detto presentando la ricerca al comitato scientifico della Fondazione Craxi – una voce essenziale nella storia della democrazia italiana su cui oggi si può e si deve aprire un’analisi per evitare lo stereotipo della criminalizzazione e per restituire dignità a percorsi e progetti, collettivi e individuali, senza cui la politica oggi non avrebbe ragioni di richiamarsi seriamente al riformismo”.
Nel 2005 attraverso l’iniziativa di Enrico Manca si è reso disponibile a confronti (con interventi sulla rivista del socialismo liberale Pol.is, di cui è membro del comitato di redazione coordinato da Luigi Covatta) dedicati alle condizioni di nascita del Partito Democratico. Un dialogo iniziato con Rutelli e Gentiloni e poi sviluppato con Piero Fassino. Ha partecipato alla convenzione del PD, invitato da Francesco Rutelli. Ma – anche nel quadro di una ancora non risolta criticità del rapporto tra il PD e i socialisti – ciò è rimasto in un territorio preliminare, di cui vi è traccia nel libro Quarantotto. Ha anche partecipato ad alcune esperienze di discussione di Glocus, l’associazione politica presieduta da Linda Lanzillotta. Seguendo altresì, attraverso la Fondazione Craxi, le tematiche di modernizzazione dell’approccio al welfare che attuali ministri di provenienza socialista (come Maurizio Sacconi e Renato Brunetta) stanno proponendo.
Ma nei percorsi civili c’è altro. Intanto l’attenzione da sempre per i diritti umani che lo ha portato a sostenere attraverso Fondazione Università IULM dal 2006 il programma di Marguerite Barankitse con Maison Shalom di salvezza dei bambini orfani della guerra civile in Burundi. E in ordine a cui ha sviluppato concrete condizioni di solidarietà da parte di istituzioni, banche, enti regionali e locali, università in Italia.
E’ stato in anni diversi per due volte membro del Consiglio direttivo del World Wildlife Fund italiano su designazione internazionale: negli anni settanta, con la presidenza di Mario Incisa della Rocchetta e poi di Susanna Agnelli, contribuendo alla fondazione del settore educativo del WWF Italia; e negli anni novanta con la presidenza di Fulco Pratesi, all’interno di una crescita enorme dell’ambientalismo soprattutto tra i giovani.

 

 
 
Nel 1982 Claudio Martelli, nominato vice-segretario del Psi, mi chiese di lasciare la Rai e l’attività professionale per seguirlo nell’up-grading della politica. Il suo up-grading. Tempi in cui la politica aveva ancora molta presa sulle fantasie e le idealità di un giovane. Nello spazio di una cena valutai per il no. Capivo che mi amputavo un arto che in realtà non avevo, dato che la politica era stata ricca di stimoli ma, deliberatamente, non una carriera. Tuttavia un arto connesso a passioni ed esigenze di esprimerle in prima persona. Quel sentimento di amputazione mi è rimasto sempre addosso. Come addosso mi è rimasto il convincimento di aver fatto in quel momento una scelta giusta. Consolidando lì il mio percorso professionale e in un certo senso la mia consistenza culturale. Non argomento qui una cosa e l’altra. Segnalo la contraddizione. Tre anni dopo chiamato nei ranghi dell’Amministrazione dello Stato decisi di non rinnovare l’iscrizione al Partito Socialista, convinto che l’incompatibilità sostanziale non doveva limitarsi – nelle istituzioni – a prefetti, diplomatici e militari, pur restando anche più legato al mio percorso culturale e civile. Anche qui segnalo la contraddizione. Quando poi – dieci anni dopo ancora – la storia ha fatto sommaria giustizia di quel Partito Socialista ho pensato alle opzioni di anni prima in nome di un percorso mai avulso dal “pubblico interesse”  come ad una crisi forse evitata nelle sue forme più travolgenti (perché comunque sempre crisi fu con conseguenze negli anni). Credo che serva  oggi una più seria riflessione sul rapporto tra la mia generazione e la politica. Critica e autocritica. Con “Quarantotto” ho cercato di dare un piccolo contributo a questa discussione

Le elezioni regionali nel marzo 2010 

Nel 2010 l'esperienza della candidatura come "socialista indipendente" nelle liste radicali Bonino Pannella alle elezioni per il Consiglio regionale della Lombardia come testa di lista a Milano e capolista a Como.

Le liste dopo un mese dall'avvio della campagna sono escluse dalla competizione per insufficienza delle firme a sostegno (pur raccolte in forma legale in oltre diecimila casi, rispetto alle diciassettemila firme necessarie su scala regionale).

La campagna è proseguita con una attività di comunicazione in rete.
Lo svolgimento di questa esperienza su questo sito alla voce "Regionali 2010"
http://www.stefanorolando.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=57&Itemid=86