Home Pubblicazioni Comunicazione pubblica&Società Commenti Presentazione in IULM il 13 dicembre. Nota di sintesi del dibattito
Presentazione in IULM il 13 dicembre. Nota di sintesi del dibattito
Nota di Rivista italiana di comunicazione pubblica
 
Tavola rotonda in IULM per presentare il libro di Stefano Rolando
La comunicazione pubblica per una grande società (Etas).
Piero Bassetti, Davide Milani, Valeria Peverelli e Maurizio Trezzi
ne discutono con l’autore e gli studenti.
 

 
Milano 13 dicembre 2010 - Avvio del dibattito attorno al libro di Stefano Rolando La comunicazione pubblica per una grande società, edito da Etas e in libreria dai primi di dicembre. Oggi all’Università IULM – proprio a chiusura del corso di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica di cui da anni l’autore del libro è titolare – ne hanno parlato Piero Bassetti (presidente dell’Associazione Globus&Locus), don Davide Milani (portavoce del Cardinale Dionigi Tettamanzi), Valeria Peverelli (professionista RP e laureata IULM), con la moderazione di Maurizio Trezzi (Vittorio Meloni di Banca Intesa e Alberto Mina di Expo 2015 non hanno potuto intervenire per sopraggiunti altri impegni).
Un libro interessantissimo – ha detto Piero Bassettiche esprime il coraggio dell’autore di uscire, nella materia, dall’ambito della statualità e di ridefinire la stessa parola ‘pubblico’, ragionando sui nuovi nessi comunicativi – cioè di racconto, ovvero di public discourse – tra sapere, potere e libertà”.
 “Si apre una battaglia di fondo – ha detto don Davide Milani su un’idea di comunicazione pubblica che offre nuova dignità alla materia perché in questo approccio non solo l’apparato istituzionale ma in un certo senso tutti hanno diritti e compiti nella comunicazione”.
Un testo stimolante – ha detto Valeria Peverelli che riconduce ad un serrato confronto tra ciò che si deve intendere per interesse generale e ciò che oggi rappresenta un nuovo e diverso profilo della responsabilità professionale”.
Maurizio Trezzi ha sottolineato la complessità del termine ‘grande società’ “in cui va letto più lo sforzo di allargare il perimetro etico e disciplinare di una materia che rischiava il perimetro stretto del portato della legge 150 che il termine invalso oggi nella politica anglosassone di Big Society, pur essendo ben coinvolte in questo testo le conseguenze complesse della sussidiarietà ormai costituzionalizzata”.
Stefano Rolando ha sottolineato l’urgenza di impegnare la ridefinizione disciplinare in questo campo sul terreno della democrazia partecipativa e sulle ragioni del dibattito pubblico “a cui insieme ai soggetti privati e associativi può portare un contributo civile anche quella parte di funzione pubblica che vive con profonda cultura sociale e di servizio la propria relazione con l’utenza”.