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Giuseppe Manfrin (7 marzo 2011)

Scorgo tra i necrologi di “Repubblica” di oggi quello, breve, per la scomparsa di Giuseppe Manfrin. “La Fondazione Nenni – è scritto – ricorda Giuseppe Manfrin, attento studioso del socialismo italiano, morto povero, laicamente, come tanti socialisti del passato”.
Il sito del Partito Socialista Italiano traccia un breve profilo:
Quando nei 1979 pubblicai presso Marsilio il libro “Caro Avanti! Mille lettere dall’interno del PSI” (l’analisi della trasformazione del Partito Socialista dal comitato entrale del Midas Palace del 1976 al congresso di Torino del 1978) Manfrin mi fornì la fotografia della copertina. Uno “spaccato” storico dei socialisti di base.
Giuliano Amato – che ho intervistato nei giorni scorsi concludendo un ciclo di colloqui per Mondoperaio sul tema “150° a prova di unità” facendo osservazioni sulla mostra della storia del PCI nella storia d’Italia organizzata dalla Fondazione Gramsci  mi ha detto tra l’altro: “Perché non c’è una storia del PSI nella storia d’Italia? Ne ho scritto a Maurizio Degli Innocenti che ci sta lavorando, ma c’è bisogno di alcune decine di migliaia di euro che non si sa ancora se si riusciranno a trovare”.
Mentre lo diceva mi è venuto in mente, dopo tanti anni,  Manfrin. Una fonte indispensabile. E proprio in quei momenti Manfrin se ne andava dalla sua operosa, appassionata, onesta vita di socialista perbene.