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La vittoria elettorale di Giuliano Pisapia in dieci ragioni (settembre 2011)
Le dieci ragioni per cui Giuliano Pisapia ha vinto a maggio 2011 le elezioni a Milano superando di 10 punti Letizia Moratti
e dimezzando le preferenze del capolista avversario Silvio Berlusconi
 
 
Stefano Rolando – che insegna comunicazione pubblica e politica all’università IULM di Milano - ha seguito e partecipato alla campagna elettorale soprattutto coordinando l’esperienza di Iniziativa per il 51% che è stata promossa da Piero Bassetti a sostegno di Giuliano Pisapia e dopo le elezioni ha scritto con lo stesso Giuliano Pisapia Due arcobaleni nel cielo di Milano (e altre storie), in libreria con  Bompiani da metà ottobre, che in forma di colloquio racconta una storia personale e politica, dall’infanzia a Palazzo Marino.
Risponde qui in sintesi alla domanda: perché Giuliano Pisapia ha vinto le elezioni ed è stato eletto sindaco di Milano?
 
 
  1. Ha beneficiato – giocando brillantemente d’anticipo – della regola che si va generalmente dimostrando in Europa secondo cui nel perdurare della crisi i cittadini scelgono – avendo possibilità di votare – di punire il governo.
  2. Non essendo iscritto a partiti, ha accettato con progressiva chiarezza il patto partiti-società, assicurando sulle opzioni fondamentali autonomia di scelta. E ciò mentre LM compiva, per insicurezza, il percorso inverso abbandonando la sua posizione indipendente e omologandosi ai partiti della sua coalizione.
  3. Ha incoraggiato, senza sovrapporsi, una reazione comunicativa bottom up, diffusa e caratterizzante, che ha reagito agli aspetti grossolani e spesso volgari della campagna dei partiti della ex-maggioranza a Milano (al clou la vicenda della falsa accusa lanciata dalla Moratti di essere stato “un ladro d’auto”) alimentando così un filone raro nella comunicazione politica italiana, l’ironia.
  4. Ha utilizzato – aderendo con verità al modello – l’equilibrio comunicativo dell’espressione “forza gentile” che ha intercettato una domanda simbolica forte nei giovani ma soprattutto nelle donne.
  5. Ha trasformato l’inferiorità di budget in una sollecitazione all’utilizzo ampio e partecipativo della rete, che ha segnato un passo innovativo e creativo nella condizione della comunicazione elettorale in Italia.
  6. Ha colto e incoraggiato l’idea che il contenitore essenziale della comunicazione politica fosse la città e non i media. Dalle periferie alle piazze del centro.
  7. Ha favorito – una volta assicurata la “fedeltà” alla sua rappresentanza di tutti i partiti orientati a sinistra – l’allargamento progressivo delle alleanze, aggregando raggruppamenti laici e cattolici tendenzialmente di centro in virtù di una garanzia originata dall’avere battuto, come outsider, il PD alle primarie. 
  8. Ha resuscitato a Milano il “riformismo” grazie ad evocazioni accuratamente selezionate (Greppi, Pertini, Pellizza da Volpedo).
  9. Ha resuscitato l’appartenenza “democratica” dei cattolici grazie ad evocazioni accuratamente selezionate (Tettamanzi, don Giussani, don Milani).
  10. Ha interpretato una storica mission della comunicazione politica, oggi sotto il nome di “story-telling”, avendo cioè una storia da raccontare. E rendendo chiaro che LM non aveva una storia da raccontare.