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La recensione in pubblico di Giuliana Nuvoli (17 novembre 2011)
Testo dell'intervento di Giuliana Nuvoli
(ordinario di Letteratura italiana all'Università degli Studi di Milano)
alla presentazione del libro alla Libreria Feltrinelli di Milano (17 novembre 2011)

Due arcobaleni nel cielo di Milano (e altre storie) di Giuliano Pisapia con Stefano Rolando
Ogni biografia comporta un patto con il lettore
 
Giuliana Nuvoli
 
Io, autore, ti dico che riporterò le cose come sono, ma tu sai che non è proprio così. Allora che deve fare il lettore? Cercare di capire qual è la tesi dell’auctor e che tipo di personaggio stia costruendo. Questo vale anche per Due arcobaleni nel cielo di Milano, la lunga intervista che, formalmente, ha due autori: Stefano Rolando e Giuliano Pisapia; e, come ogni biografia, un personaggio protagonista: Giuliano Pisapia.
In realtà l’auctor è Stefano Rolando, che organizza il libro, formula le domande, istituisce il percorso narrativo. E’ lui stesso a indicare il “percorso di scrittura”:
Ho cercato di mescolare in questo percorso – quello civile e quello universitario – la saggistica con la colloquialità. (…) Ci sono sempre ragioni per raccogliere testimonianze di bilancio, di generale ripensamento.
E’ un bilancio costruito in perfetta diacronia: Le radici, La maturazione politica, La campagna, Il vento cambiato. E, una pagina dopo l’altra, si dipana la storia del personaggio Pisapia: la storia di “un italiano di sinistra”…. Quale sinistra? Una bella sinistra, quella dell’isola che non c’è: che non c’è ancora, ma che troveremo. Una sinistra che dialoga, che unisce, che ha il senso della costruzione prima ancora che della contrapposizione.
Ma per chi fosse curioso di saperne di più sul personaggio, metteremo a fuoco alcuni punti nevralgici di questo percorso.
 
IL RAGIONAMENTO
Due parole chiave, in queste pagine, sono un sostantivo PERCEZIONE, e un verbo RAGIONARE. La filosofia ci insegna che la percezione è la somma di sensazione e riflessione: il che vuol dire che il nostro personaggio protagonista parte già da una reazione “mediata” dalla ragione, su cui si innesta un ulteriore processo di ragionamento. E questo si colloca esattamente agli antipodi rispetto al comportamento a cui ci hanno abituato i politici nell’ultimo ventennio. Pisapia recupera il significato autentico del pensiero e della parola e lo riporta all’interno della politica.
 
IL CONFRONTO
Altra parola chiave è DISCUSSIONE. Il bisogno di confronto di Pisapia è percepibile con evidenza fisica: appare sempre alla ricerca di quel magico punto intermedio fra la percezione che noi abbiamo di noi stessi e quella che di noi hanno gli altri; e fra la percezione che gli altri hanno di loro stessi e quella che noi abbiamo di loro. Operazione complessa? Certo: ma ineludibile, perché, da sempre, è consapevole che uno dei problemi più difficili da risolvere, oggi, è la messa a fuoco dell’identità e il suo riconoscimento. Se questo non avviene non c’è dialogo e non c’è azione comune.
L’abitudine al confronto ha radici lontane: “Mi è rimasta da quegli anni (la seconda e la terza del Liceo “Berchet”) l’idea che anche da persone che la pensano diversamente è possibile imparare e acquisire esperienze convincenti”. Mentre negativa è la memoria della scuola precedente: “ A scuola troppa gerarchia, poco dialogo e nessun confronto”.
 
L’APERTURA
Un destino casuale quello del nostro personaggio? No. Racconta:
Fin da piccolo volevo studiare Medicina e fare il chirurgo. Pensavo di farlo in Africa, in qualche paese povero. - E aggiunge che, dopo i 15 anni, - sono arrivate le esperienze più significative. Quelle dell’associazionismo cattolico e poi le prime esperienze politiche.
E’ scritta nel suo DNA, dunque, l’apertura: nella direzione di pensiero duttile, di una visione inclusiva tra le classi sociali, della percezione del mondo come spazio geografico continuo . Il mondo non sono io, il mondo è fuori da me…
 
LO SGUARDO INNOCENTE 
Nel film La finestra sul Cortile il protagonista, costretto su una sedia a rotelle, scruta, attraverso la finestra, quello che accade nell’appartamento di fronte. Alcuni vollero interpretare quel film come invito sub-liminare del mac-cartismo a spiare nella casa del vicino: se osservi e riferisci puoi evitare il crimine, il delitto. Il protagonista, in realtà ha uno sguardo innocente, e solo in virtù di quello sguardo riesce a leggere correttamente quello che sta accadendo. In politica, nella vita sociale, è invalsa, da troppo tempo, l’abitudine di attribuire significati negativi a tutto quello che accade, a ogni azione, a ogni scelta. E di ritenere che lo sguardo degli altri (di tutti gli altri) sia malizioso, viziato, corrotto. Non così accade a Giuliano: in tutta questa intervista il suo sguardo è INNOCENTE, là dove l’innocenza è la volontà e la capacità di emettere un giudizio che sia il più possibile corretto e vicino alla verità.
 
LA CHIOSA
Al termine dell’intervista c’è una Chiosa, in cui Pisapia cessa di essere personaggio, e si riprende la scena come auctor. Racconta che il 2 maggio 2011, in piena campagna elettorale, gli è giunta una lettera in cui si leggeva:
Carissimo Giuliano, ho seguito con trepidazione ed affetto la preparazione e l’ingaggio della difficile battaglia, che non poteva e non doveva ulteriormente essere procrastinata. Avete avuto coraggio e avete avuto anche ragione. Sono con voi, assieme a molti amici che hanno seguito con pari ansia la lotta. Qui a Milano c’è moltissimo da fare, non bisogna più deludere ormai, le speranze e le attese di tanti!
Quel Giuliano non è Pisapia: è Giuliano Vassalli; e l’autore della lettera è Gian Domenico Pisapia, suo padre. Il mittente è Alessandro Vassalli, uno dei figli. Segnale forte e potente, come i due arcobaleni.
 
Immagino un altro universo, non così lontano da essere irraggiungibile, in cui lui e io potremo affermare insieme le nostre tante identità comuni. Non dobbiamo mai permettere che la nostra mente sia divisa in due da un orizzonte.
Sono le parole con cui Amarthia Sen chiude Identità e violenza e che potrebbero benissimo chiudere il libro di Stefano Rolando. Il Giuliano Pisapia che ha preso vita in queste pagine non ha orizzonti divisi; il suo orizzonte non è una linea: è una terra, a cui può arrivare camminando con fiducia sopra i due arcobaleni.