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Mario Serio (11 febbraio 2012)
Leggo in ritardo sul sito del MIBAC
Cordoglio del Ministero per la scomparsa del direttore Mario Serio
Il Ministero per i beni e le attività culturali partecipa con profondo cordoglio al dolore della famiglia per la scomparsa di MARIO SERIO, già Direttore Generale per il patrimonio archeologico, architettonico, artistico e storico, di cui si ricorda la rettitudine, la competenza, la passione di leale servitore dello Stato.
Roma, 11 febbraio 2012
Aggiungo un pensiero addolorato di congedo per un amico e collega che, io a Milano e lui in cattiva salute (mi dicevano), non ho potuto rivedere di recente conservando quindi i tantissimi ricordi di una ampia e solidale frequentazione. Animato da una forte cultura civile  che sorreggeva la sua dedizione all’Amministrazione, Mario Serio fu a lungo Direttore dell’Archivio centrale dello Stato. E lo fu quando iniziai il mio impegno come direttore generale dell’informazione e dell’editoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le scadenze del 40° della Repubblica e poi del 40° della Costituzione ci fecero lavorare assieme. Mostre e pubblicazioni per cui vanno a lui i meriti maggiori (e al suo team, tra cui Aldo Ricci che poi gli succedette nella direzione dell’Archivio), con esiti credo davvero memorabili. Seguirono tantissime cose, tra cui l’importante edizione di L’Italia in esilio, con la storia minuziosa dei fuoriusciti italiani durante il fascismo, che è materia a cui tuttora attingo nel preparare lo spazio dedicato alla Biblioteca di Sandro Pertini presso il Centro culturale Nitti di Melfi (due diverse figure di statisti accomunati dall’espatrio e da alti sentimenti nei confronti della democrazia in Italia). Assunse la massima responsabilità ai Beni Culturali quando io ero già uscito dalla Amministrazione. E partecipò con molto calore all’impegno del Comitato scientifico della allora Associazione Nitti, presieduta dall’ambasciatore Joseph Nitti, che preparò la strada alla costituzione della Fondazione, di cui sono presidente dal 2009. In quella veste – ma anche per senso di responsabilità su ciò che lo Stato fa male e può correggere – accettò il mio pressante invito a vedere di persona lo situazione di restauro del Castello di Melfi e diede un contributo essenziale per il riorientamento, sostenuto da adeguate risorse, di quel cantiere. Aveva cultura, humor e senso dell’amicizia. Mi mancherà molto.