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Una riflessione di Maria Luisa Sangiorgio
Già parlamentare milanese e attualmente presidente del Corecom della Lombardia, l’organismo regionale di controllo e garanzia in materia di comunicazioni) era prevista nel panel di presentazione del libro Quarantotto il 24 giugno alla Sala Buzzati di Via Solferino. Ma a causa di una caduta (con qualche danno) è rimasta a Domodossola, nella casa materna, da cui ha mandato una riflessione che avrebbe fatto a voce.

Un libro, ricco di episodi, di sfaccettature, di interessi. A cerchi concentrici nei fatti narrati, nei giudizi e nello stile. Un intreccio tra affabulazione e riflessione che restituisce con fedeltà la personalità e l’esperienza dell’autore. Un libro da leggere, per chi ha vissuto la stessa esperienza “generazionale”, condividendo i tratti comuni e scoprendo ciò che ci è sfuggito.

Una generazione complessa: chi ha condotto alcune battaglie ne è uscito sconfitto? Le idee più coerenti sono state messe in disparte? Sarebbe una lettura semplicistica ed anche un poco nostalgica che non mi pare emerga dalle pagine del libro.
Piuttosto l’amarezza per la deriva che sembra attanagliare il paese, un certo rimpianto per le cose costruite e poi quasi dimenticate, da una foga demolitrice e la fatica di rinnovare le motivazioni.
Non accettare di abbassare la guardia e pensare testardamente che ci sono ancora mille cose da fare per”migliorare” il paese è una delle risposte possibili”. Lo dice Stefano Rolando come possibile testimonianza. Una testimonianza che mi sento di condividere pienamente.
In questa frase ci sono almeno due elementi essenziali della sua esperienza e di quella di molti altri.  Il senso dello stato, del servire la cosa pubblica, di dare ad essa dignità oltre ed al di la della politica in senso stretto, di operare nel presente guardando sempre al futuro. La visione riformistica o se si vuole, per chi ha militato sotto bandiere vicine ma diverse, “migliorista”. La speranza di incidere nel miglioramento del paese attraverso un impegno quotidiano, fatto di piccole cose sempre iscritte in un progetto.
Un impegno giorno dopo giorno, ma mai alla giornata. La consapevolezza che la realtà è potente e che se la si vuole cambiare non sono sufficienti né le sole parole né le sole speranze, ma bisogno mettere in atto azioni, processi, procedere a volte a zig zag per potere arrivare in cima.
Ho sempre diffidato, forse più per natura che per analisi politica, di chi, convinto di avere un’idea per la costruzione della felicità, ritiene solo per questo di doverla e poterla imporre agli altri. Certamente è una forza dirompente che ha reso vittoriosi alcuni di questi protagonisti, ma alla lunga cosa ha costruito?
Che ne è sia della sinistra riformista che della sinistra massimalista?
Alcune idee si fanno strada nella società confusamente, senza trovare un ubi consistam politicamente significativo. Non è certo un buon risultato ma è almeno sufficiente per continuare a dare risposte possibili:
Questa visione, se mi è consentita un’incursione nella vita privata, la ritrovo anche nel rapporto complesso che l’autore costruisce con le donne della sua vita: “l’ammirata partecipazione al lavoro” di Patrizia Nitti, donna straordinaria, è elemento che permea fin nel profondo il rapporto.
Affetto, partecipazione, stima, ammirazione. Che le idee del femminismo, che purtroppo hanno un rilievo impercettibile nella scrittura, abbiano in verità lasciato un segno profondo nell’esperienza di Stefano Rolando?
Maria Luisa Sangiorgio