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Interviste
Intervista a Radio 3 Fahrenheit
La generazione del '48


Gli italiani nati dopo la seconda guerra mondiale hanno preso strade diverse. In partenza fortunati, per una sorta di compensazione rispetto alla sciagura di una guerra orribile che, di ragazzi in armi, ne ha ucciso cinque milioni. Chi è nato "dopo" ha avuto più affetti, più diritti, più opportunità. Ma ci sono state strade anche più drammatiche. Quelle della violenza. E molti "nati dopo" si sono rivelati ambigui, o almeno, criticamente perplessi riguardo i nodi irrisolti dell'Italia contemporanea. Ne parliamo con Stefano Rolando nato a Milano nel 1948, docente di Teoria e tecnica della comunicazione pubblica allo IULM di Milano.
 
ascolta  http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=257278
 
 
 
Intervista-recensione a Stefano Rolando
Annunciandosi un 2008 carico di scadenze (leggi razziali, carta costituzionale, sessantotto, caso Moro, inizi di pontificato di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, inizio della presidenza Pertini, perestroika che aprì le porte alla caduta del muro, eccetera) ha lavorato ad una proposta di lettura del lungo periodo dal dopoguerra a oggi con una originale modalità. Un saggio dunque?
Non esattamente. Una sorta di giornalismo di ricerca e anche di testimonianza perché non ho propriamente scritto un libro ma un’architettura di libro in cui ho collocato molti miei brevi testi non strettamente legati al lavoro professionale ma al tentativo di intercettare realtà del tempo, del cambiamento, delle persone nel mondo e in Italia conosciute in questa battaglia delle idee e della modernizzazione possibile. Materiali scritti per altro con stili diversi”.
Ne nasce anche un bilancio di generazione. “Partecipativa ma anche ambigua e violenta” dice il sottotitolo. Perché?
Varie connotazioni esprimono i caratteri di una generazione di cui questo libro propone una testimonianza. Intanto cominciamo con il dire che coloro che sono nati dopo la seconda guerra mondiale hanno preso strade diverse. In partenza sono stati fortunati, per l’evidente buona sorte toccata a chi è nato dopo una guerra orribile. Che ha lacerato famiglie, distrutto città, impoverito popoli, immiserito l’umanità e sotterrato cinque milioni di ragazzi in armi. Chi è nato “dopo” – diciamo la verità – ha avuto più affetti, più diritti, più opportunità”.
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