Commenti e Recensioni
Un pensiero personale su Quarantotto, libro di un anno e mezzo fa.
 Il mio Quarantotto, un anno e mezzo fa.
Davvero il tempo è una macina impietosa. Avevo costruito quel mattone corposetto forse anche per una patetica lotta contro il tempo, per “fermarlo” ad una data, ad una periodizzazione. Per sagomare la mia vita con questo equilibrio, già un po’ estremo per essere un “equilibrio”, ma insomma…accettabile. 1948-2008, con quella gigantesca boa in mezzo, il sessantotto. E poi il settantotto del “caso Moro”. Insomma il decennio nero, da ripensare per rivendicare un po’ anche le storie di chi ha chiesto progresso senza violenza, di chi non ha ceduto alla tentazione di riconoscersi “né con lo Stato né con le BR”. Un anno e mezzo allontana ormai in modo percepibile ogni equazione su quell’impossibile omeostasi. Sposta avanti le lancette, aumenta la gravità del cammino, restituisce quello stesso libro come un oggetto storico, non come uno stato creativo.
Leggi tutto...
 
Una lettera di Valentino Baldacci
Su un capitolo di “Quarantotto” dedicato alla Fondazione Piero della Francesca
 
Firenze, 21 marzo 2009
Ho conosciuto Stefano Rolando nel luglio 1981. Ero stato nominato segretario generale del Comitato organizzatore delle iniziative per ricordare il primo centenario della pubblicazione delle “Avventure di Pinocchio”.
Leggi tutto...
 
Lettera di Clara Abatecola
Clara Abatecola ha lavorato per trent’anni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, da cui si è congedata per fine percorso da poco e negli anni della mia responsabilità del Dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria ha retto la responsabilità della promozione dell’editoria libraria, ambito in cui – essendo al tempo quella competenza alla Presidenza del Consiglio e ruotando attorno ad essa una vivace attività culturale e di sostegno al mercato del libro e della lettura in Italia e all’estero – abbiamo svolto un’incessante attività, dando vita ai principali saloni espositivi in Italia e sostenendo, insieme a un’infinità di manifestazioni internazionali, la prima esperienza dei “paesi ospiti d’onore” alla Buchmesse di Francoforte con esiti ancora oggi maiuscoli quanto a successo culturale  mediatico e a qualità dei rapporti tra istituzioni, imprese e intellettuali. Proveniva dal sindacato (componente socialista della CGIL), rispetto a cui – dopo le mie dichiarazioni di indirizzo – fece subito la scelta del lavoro in trincea professionale e non dei “distacchi” e dei “permessi”. Fece squadra. In una squadra che non guardava né a tessere di partito, né a raccomandazioni. Davvero contavano le competenze istituzionali e l’orgoglio di esercitarle con pari dignità rispetto ai migliori operatori professionali e di impresa con cui vi era sinergia e confronto. Ci siamo un po’ persi di vista. Ma è venuta alla presentazione del libro a Roma e mi ha promesso lettura e commento. La lettura è avvenuta. Il commento è contenuto in questa lettera,  da cui estrapolo due piccoli riferimenti personali rendendo accessibile a chi segue questo sito il suo punto di vista. Non per menar vanto, ma per restituire con parole sue il clima di una stagione e di un sentimento diffuso. E temo perduto.
Leggi tutto...
 
Una precisazione di Gianfranco Astori
Gianfranco Astori è stato esponente di spicco della Democrazia Cristiana, parlamentare e Sottosegretario ai Beni Culturali. In “Quarantotto” è citata la comune appartenenza al movimento degli studenti medi prima del ’68. Ma con un errore di provenienza che Gianfranco ha la cortesia di correggere nella acclusa lettera.
Leggi tutto...
 
Dopo aver letto Alberto Abruzzese, Luigi Covatta, Giuseppe De Rita, Ugo Finetti e Celestino Spada ( e ascoltato altri amici)
Marina di Pietrasanta, 10 agosto 2008
 
Alberto Abruzzese ha scritto una lunga nota attorno a Quarantotto in cui richiama l'articolo di Giuseppe De Rita sul Corriere, le osservazioni di Luigi Covatta e naturalmente anche il mio libro (con consensi e dissensi). Essa si è inserita in un primo accidentale dibattito che trova spazio in www.stefanorolando.it (Quarantotto/Commenti). Il dialogo tra i cosiddetti ottimisti e i cosiddetti pessimisti è sempre un po' stralunato. Quando il tema è tra passato e presente, gli ottimisti sono schiacciati in una specie di retorica delle nostalgie e i pessimisti nel "benaltrismo". In cui ...altro che fare, quando tutto è finito dove è finito!
Nella lettera, pur interessante e sottile di Alberto, leggo spunti giusti e altri che fanno girare le lancette o troppo indietro o troppo avanti. Non so.
Leggi tutto...
 
Una lettera di Alberto Abruzzese a Stefano Rolando e Luigi Covatta
Roma, 19 luglio 2008
Caro Stefano Rolando (e caro Luigi Covatta, che sei tra i primi interlocutori che mi hanno sollecitato a esprimere un parere)
finalmente tento di partecipare alla discussione recentemente aperta con la presentazione al pubblico milanese del monumentale libro – imponente raccolta di scritti e spesso scritti-evento introdotti e commentati con implacabile memoria dal loro autore – che il caro amico Stefano ha pubblicato presso l’editore Bompiani scegliendo per frontespizio untitolo agrodolce: Quarantotto.
Leggi tutto...
 
Lettera di Luigi Covatta

Caro Stefano,

la lettura del tuo zibaldone mi ha stimolato qualche riflessione ulteriore rispetto a quanto ho potuto dire nella presentazione di Milano. Ma non è solo per èsprit d’éscalier che le ho messe in fila ed ora te le mando. In realtà mi viene voglia di approfondire il tema, e quella che segue è la scaletta di un possibile lavoro su cui mi piacerebbe avere innanzitutto un tuo commento.
Cominciamo dalla fine. A p. 586 proponi di percorrere “l’ultimo miglio verso il PD” stabilendo “una discontinuità rituale sul modo di raccontarci questa storia”, e rievocando un’affermazione di Beppe Vacca sul nostro velleitarismo degli anni ’80 (“Il PSI non aveva una percezione realistica della storia italiana”) suggerisci di segnalare la discontinuità “esattamente con le parole contrarie”, dicendo finalmente che era il PCI che “non aveva una percezione realistica della storia italiana”.
E’ probabile che noi siamo stati velleitari, ed è innegabile che siamo stati sconfitti. Tu (p. 56) quasi mi rimproveri di averlo riconosciuto, anche se mi riconosci “un filo di malizia retorica” per crearmi “un varco e discutere meglio di come riesaminare il presente”.
Leggi tutto...
 
Nota di G.M.

Capitano certe cose che riscaldano un po' il cuore. Questa lettera è di una  mia compagna di scuola, un anno avanti, firma così con le sigle la lettera e rispetto le sue sigle. Ma metterei questo commento tra gli altri nel sito, perchè è il primo davvero "generazionale".

Caro Stefano,

ero nel pubblico alla presentazione del tuo libro a Milano. Ma poi nella ressa di amici per le copie autografate – so che è d’uso – non mi sono fermata. E mi dispiace di non avere scambiato una parola di persona. Dopo tanti anni!

In realtà già alla presentazione io avevo già comprato il libro e in buona parte lo avevo anche letto. Dunque, mi sono un po’ irritata per molte cose dette dai relatori alcuni con evidente scarsa conoscenza di quelle fitte pagine. Una cosa non mi pare si possa fare: trattare questo libro con lo stile di “sorvolo”. Appena abbassi lo sguardo e ti fai prendere dalla “cantilena” del racconto, c’è sempre una frasetta a tranello, un inciso che apre squarci e rimanda ad altro. Più volte ho visto che usi questa specie di “segreto letterario”. E alla fine da lì capisci chi legge e chi non legge.
Leggi tutto...
 
Paolo D'Anselmi: una citazione
corporate social (ir)responsibility
Obama e il prefetto di Palermo
di Paolo D'Anselmi
La grande sala al piano nobile è intestata a Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sulla parete c’è una grande targa con i nomi dei prefetti che si succedono nella città, con data di inizio e fine mandato. La durata del generale fu di soli cinque mesi: fu ucciso il 13 settembre 1982. I non uccisi durano al massimo due anni. Un periodo troppo breve per prendere in mano le redini perfino di una pizzeria a taglio. La targa nella prefettura di Palermo è un epitaffio all’eccidio della ragion gestionale. Se non peggio. Un modo per capitalizzare l’entusiasmo per Obama è quello di chiedersi cosa farebbe Obama se nominasse lui i prefetti di Palermo. Chiederebbe loro un progetto e “verifiche non confinabili in qualche sporadico sondaggio di opinione per misurare un po’ giornalisticamente la popolarità di questo o quel segmento di apparato, che poi, giocando sugli effetti della mediatizzazione e un po’ sulle paure della gente, finiscono per premiare sempre le forze dell’ordine” (Stefano Rolando, pagina 609, Quarantotto, Bompiani).
 
 
 
Una lettera di Giancarlo Ghiddon Zagni
Giancarlo Zagni è stato un protagonista della vita della cinematografia pubblica italiana, amministratore unico dell’Italnoleggio cinematografico negli anni ’70  e poi vicepresidente dell’Istituto Luce-Italnoleggio cinematografico, a fusione avvenuta all’inizio degli anni ’80. Assistente di Luchino Visconti in Senso, sposò Alida Valli. Regista, intellettuale riformista, organizzatore culturale, operatore generoso con relazioni in tutto il mondo. Le sue principali regie furono negli anni sessanta: La bellezza di Ippolita (1962),  Umorismo in nero (1964), Testa di Rapa (1966). Lo ebbi appunto vice-presidente della società a cui le Partecipazioni Statali mi preposero come direttore generale tra il 1982 e il 1985. Pochi ma intensi anni in cui con scarsi mezzi e molti progetti dovevamo rimettere in piedi una struttura aziendale pressoché morta ritrovando credibilità, prodotto e prospettiva. Se non avessi avuto Giancarlo in Consiglio di Amministrazione, non avrei avuto il sostegno e la concreta collaborazione per ottenere i risultati effettivamente conseguiti. Cosa che ho ricordato nel libro Quarantotto. Oggi, compiuti gli ottanta anni, vive con la moglie, Dalia Lahav, attrice israeliana di cui ha abbracciato anche la religione, a Mentana vicino a Roma, svolgendo incessanti attività e avendo da poco ultimato un romanzo. Ci scriviamo. Gli ho detto fugacemente del libro. L’ha comprato e letto. E mi ha scritto.
Leggi tutto...
 
Una lettera di Raffaelle De Marte
Raffaella è una mia laureata, che ha fatto con me “laboratorio” didattico e – per un modo comune di appassionarci alle questioni civili – è anche divenuto accompagnamento al percorso di carriera. Prima al Parlamento Europeo, poi ad una responsabilità  non banale nel sistema del rapporto tra  rappresentanze e istituzioni nel quadro comunitario (responsabile della comunicazione a Bruxelles del sistema delle Ferrovie europee), oggi per concorso superato di nuovo in procinto di tornare “dall’altra parte”, nell’ambito della Commissione. In mezzo alcune scritture condivise (tra cui quella con lo sguardo più avanti, sulla “democrazia partecipativa”). Quindi non a caso Raffaella sta nell’ultimo capitolo del libro (Giovani , futuro e nuovi luoghi della conoscenza) con il suo pensiero e le sue parole. Una sua lettera, prima o poi, me l’aspettavo. Siccome è impulsiva – come lo è Amelia – non ha la pazienza di arrivare con la lettura almeno a metà strada. E, finita la pur corposa Introduzione, mi dice la sua. Con l’affettività dei meridionali e la sensibilità dei nomadi.
Leggi tutto...
 
Come noialtri del Quarantotto possiamo fare un bilancio di vita di Silvia Bracigni
Gazzetta del Sud
Domenica 24 agosto 2008
Un libro-inchiesta-narrazione-diario di Stefano Rolando
Quelli del Quarantotto, nati dopo la seconda guerra mondiale, fanno un bilancio della loro generazione. Ma un bilancio particolare, in cui il vissuto personale e la storia si intrecciano, in cui non ci sono né sconfitti, né vinti, una testimonianza per guardare al futuro. Stefano Rolando, giornalista, manager, professore, propone questo viaggio in "Quarantotto" (Bompiani, pp. 668, euro 20). «Ho raccolto circa 130 testimonianze del mio percorso di scrittura – dice – utili per intercettare i cambiamenti di una generazione e attorno a una generazione».
Come spiega nella prefazione, non si tratta di «una storia di quelle scritte in forma compatta attorno a una tesi. Non è neppure la letteralizzazione di un vissuto. Non è quindi un racconto. Non è nemmeno un'inchiesta. Potrebbe essere una variante del giornalismo di ricerca. Perché a suo modo è un prodotto giornalistico, dato che la parte prevalente dei materiali raccolti risponde alla voglia, caso per caso, di capire, interpretare, spiegare».
Leggi tutto...
 
11 luglio Segnalazione di Corrado Augias sul Venerdi di Repubblica
Un’ampia antologia tessuta su persone, fatti, delitti, tic con un punto di comune : tutti i protagonisti sono quelli nati dopo la guerra, più o meno nel 1948 del titolo.
I sommersi e i salvati, gli ambigui e quelli che ce l’hanno messa tutta, nel bene e nel male.
 
Una lettera di Ugo Finetti a commento dell’elzeviro di Giuseppe De Rita sul Corriere della Sera del 17 luglio 2008
Aosta, 18 luglio 2008
 
Caro Stefano,
l'articolo è soprattutto utile, ma secondo me spoliticizza troppo il ruolo svolto a cominciare dal suo.
Nel cosiddetto "craxismo" una componente fondamentale è stata quella cattolica che attraverso Acquaviva e Covatta  ha avuto come punti di riferimento essenziali da un lato il Censis di De Rita e dall'altro la Cisl di Carniti.
Si tratta di un apporto significativo nella lettura non classista ed antimarxista della deindustrializzazione e della fuoruscita dalla crisi degli anni '70 che ha avuto il suo sbocco programmatico nella Conferenza di Rimini.
In alternativa alle "due società" di Asor Rosa e al conseguente delirio berlingueriano sulla proletarizzazione crescente in Italia dove trasferiva il dualismo Nord Sud del pianeta, il Psi ha elaborato una linea di sviluppo imperniata sul terziario, le nuove professioni e soprattutto il famoso "piccolo è bello" dei rapporti di De Rita.
Insomma capisco che è meglio non compromettersi e guardare al futuro, ma si rischia di salvaguardarsi in un ruolo modesto non veritiero in quanto la politica economica e del lavoro negli anni '80 non è stata improvvisazione né tecnicismo ma è stata ideata e ha avuto successo grazie ad un rapporto politico-culturale con "teste" come quelle di De Rita.
 
Comunque vedo che il libro è ben visibile (anche ad Aosta) e quindi complimenti e auguri
Ugo
 
Lettera di Cesare De Michelis

Venezia, 24 giugno 2008

Caro Stefano,
che bella cosa che hai fatto: raccontarti per raccontarci, mettendo assieme passato e presente, storia e memoria, documenti e ripensamenti.
Bravo! Grazie di cuore per esserti ricordato di me!
A presto, spero, e un abbraccio da
 
Cesare De Michelis
 
Lettera di Paola Acht

Viggiù, 7 luglio 2008

Caro Stefano,
leggo il tuo libro, colgo le tante sensibilità che ci hanno riguardato e vedo al tempo stesso la realtà sotto i nostri occhi. Ho scritto a Corrado Augias a Repubblica e ti giro la lettera.
Leggo con sconcerto su Repubblica di oggi che Filippo Penati  (Filippo Penati!) propone, in rispetto della legge, multe agli islamici che pregano per strada. in un paese  che ha perso la bussola, e con essa il senso più elementare dell'etica; in cui un presidente del consiglio (più volte reiterato nel ruolo da un popolo immemore), in coda ad innumerevoli malefatte ed atti sconsiderati, viene sospettato (e cito solo una delle ultime, ne' la più grave) di aver eletto ministro della Repubblica una delle sue "ganze" (e non sto citando Di Pietro ) e anziché dimettersi (o meglio suicidarsi, come avrebbero fatto nell'800 ministri dotati di un minimo di senso morale);  in cui un ministro dell' Interno, non certo noto per il suo spessore culturale, propone leggi discriminatorie che riecheggiano cupamente le infauste leggi razziali; in cui abbiamo come ministro della Difesa un Ignazio La Russa,  di cui si vociferano ignobili  atti maschilisti in gioventù; ebbene, giudico grottesco che venga considerata seriamente una emergenza nazionale il luogo in cui  siano costretti, per mancanza di spazi idonei , a pregare (a pregare! non a violentare  adolescenti)  i musulmani ; e, soprattutto, che sia un esponente della sinistra riformista a proporlo. aggiungo, per chiarezza, che ho condiviso buona parte delle scelte di Cofferati, a Bologna. Ben altri sono, a mio giudizio, i problemi che tormentano questo paese: e non penso solo alla questione economica.
Leggi tutto...
 
Ugo Finetti su Mondoperaio
La recensione di Ugo Finetti sul n. 4/2009 (nuova serie) di Mondoperaio. "Sessant'anni dal Quarantotto".
 
Michele Mezza - Una lettura di “Quarantotto” di Stefano Rolando
16 dicembre 2008 - Nei giorni scorsi sono stato invitato  ad uno dei vari dibattiti  organizzati nell’ambito del Premio di comunicazione Terme di  Contursi,  un comune della oblunga e vitale provincia di Salerno -la  provincia più lunga d’Italia, nella quale la longitudine è anche  un sintomo della varietà di temi e sensibilità del territorio - dove instancabilmente Antonio Bottiglieri e Gerardo Sano  riversano le molte suggestioni che raccolgono nella loro poliedrica attività di intellettuali della Magna Roma.
Leggi tutto...
 
Alcuni commenti dopo l’agosto
Sono arrivate nello stesso giorno. Due casi di persone che a fine agosto hanno portato a termine la lunga lettura del libro. Ferrari e Ferretti. Franco è stato mio compagno di classe di in terza liceo. Eravamo “rivali politici. Nelle elezioni per la presidenza dell’Associazione degli studenti del Liceo Carducci nel 1967 io rappresentavo un po’ il voto della sinistra democratica, lui era sostenuto da GS. Lo superai in fotofinish per un voto. Al tempo non ci pigliavamo molto. E’ venuto alla presentazione del libro a Milano per farmi scrivere nella dedica che lui era più un fancazzista che un gessino. Poi mi ha scritto questa bella lettera, facendomi tornare alla mente un particolare importante che era rimasto tra le mie ombre. Annalisa è perugina, nata nel 1982. Si è laureata con me. Massimo dei voti. Poi è entrata nel mio team didattico. Si è messa a lavorare in società qualificate di pr. E’ tra le giovani ragazze scelte per far parte dell’assemblea costituente del PD. Qualche volta ci vediamo per parlare da grandi. Con lei si può. Perché sta attenta al dna civile dei suoi genitori e quindi da peso anche alle cose che dico e scrivo. Oltre a credere nella sua generazione.
Leggi tutto...
 
Connessioni tematiche. Alessandra Rolando segnala “Voglio una vita come la mia” di Marco Santagata
24 agosto 2008
Caro Stefano,
il tuo libro è qui e là pizzicato in famiglia. Giuliana ha letto le ultime pagine. Io le prime. A poco a poco speriamo di mettere insieme i pezzi. Intanto mi capita tra le mani questo “Voglio una vita come la mia” di Marco Santagata, edito da Guanda. Il titolo fa il verso a Vasco Rossi. E ricordo che Santagata – emiliano anche lui di Zocca, in provincia di Modena, professore di letteratura italiana a Pisa – fece la laudatio nella tua università proprio per la laurea honoris causa a Vasco Rossi.
Leggi tutto...
 
Lettera di Celestino Spada su “Quarantotto” - Roma, 1 agosto 2008
Caro Stefano,
avevo sentito gli interventi alla presentazione del libro a Roma, poi c’è stato l’articolo di De Rita sul Corriere e da qualche giorno mi trovo a leggere il tuo Quarantotto. Comincio con metodo, presto mi attira un altro argomento avanti di decenni, poi torno da un’altra parte, ecc.. Si capisce che lo si può leggere in tanti modi, con i tuoi scritti d’epoca e le piccole introduzioni di oggi che aprono finestre e sorprese di merito, di ambiente, di sguardo, di prospettiva ieri su oggi e viceversa: un bell’esercizio intellettuale e per me anche adrenalinico visto che mi trovo a triangolare la tua esperienza con la mia quando le situazioni, le aspettative, i successi, gli smacchi, le questioni chiuse o ancora aperte e i problemi, talvolta le persone, sono le stesse.
Leggi tutto...
 
17/07/2008 articolo di Giuseppe De Rita sul Corriere della Sera
 
 
Una riflessione di Maria Luisa Sangiorgio
Già parlamentare milanese e attualmente presidente del Corecom della Lombardia, l’organismo regionale di controllo e garanzia in materia di comunicazioni) era prevista nel panel di presentazione del libro Quarantotto il 24 giugno alla Sala Buzzati di Via Solferino. Ma a causa di una caduta (con qualche danno) è rimasta a Domodossola, nella casa materna, da cui ha mandato una riflessione che avrebbe fatto a voce.

Un libro, ricco di episodi, di sfaccettature, di interessi. A cerchi concentrici nei fatti narrati, nei giudizi e nello stile. Un intreccio tra affabulazione e riflessione che restituisce con fedeltà la personalità e l’esperienza dell’autore. Un libro da leggere, per chi ha vissuto la stessa esperienza “generazionale”, condividendo i tratti comuni e scoprendo ciò che ci è sfuggito.

Una generazione complessa: chi ha condotto alcune battaglie ne è uscito sconfitto? Le idee più coerenti sono state messe in disparte? Sarebbe una lettura semplicistica ed anche un poco nostalgica che non mi pare emerga dalle pagine del libro.
Piuttosto l’amarezza per la deriva che sembra attanagliare il paese, un certo rimpianto per le cose costruite e poi quasi dimenticate, da una foga demolitrice e la fatica di rinnovare le motivazioni.
Non accettare di abbassare la guardia e pensare testardamente che ci sono ancora mille cose da fare per”migliorare” il paese è una delle risposte possibili”. Lo dice Stefano Rolando come possibile testimonianza. Una testimonianza che mi sento di condividere pienamente.
Leggi tutto...