Podcast n. 3 (nuova serie) – Il Mondo Nuovo – 28.9.2026 – Le scadenze elettorali europee. Siamo sicuri che le affrontiamo in piena autonomia democratica?

Lanterna sul 2027

La propaganda degli evangelici americani di estrema destra e le minacce ibride generate dall’estremismo russo putiniano hanno in comune l’aggressività antieuropea. Studiare di più,  fare attenzione, organizzare il contrasto. Come il Parlamento europeo raccomanda di fare fin da ora.

Stefano Rolando

Versione audio:https://www.ilmondonuovo.club/le-scadenze-elettorali-europee/

Nel nostro viaggio verso le scadenze elettorali in Italia e in Europa concentrate nel 2027 abbiamo anticipato qualche scadenza significativa che avviene nella parte finale del 2026.

La settimana scorsa, il racconto è stato quello del voto a Berlino – capitale della Germania in cui ha vinto l’estrema sinistra della Linke;  e del voto in Mecklemburg-Pomerania anteriore  dove ha vinto l’estrema destra. Cosa che ha permesso di svolgere il tema del ruolo di elettorati soprattutto giovanili che, tagliata la memoria della storia contemporanea, votano come se comunismo e nazismo non fossero neppure esistiti.

Ebbene, in  questo viaggio, così tracciato, noi potremmo credere che gli europei, con i loro pregi e con i loro difetti, siano coscienti e responsabili di quel che fanno, anche quando perdono la memoria e si affidano a chi propone un finto futuro.

Anche se poi, ad andare a vedere alcune argomentazioni di questi successi elettorali, a volte non è tutto un imbroglio. Perché il caro vita e il caro casa di cui parla la Linke non è solo un’invenzione. E il non risolto equilibrio sociale, culturale e identitario tra est e ovest, soprattutto quando la partita si gioca nella stessa Germania riunificata, non è una semplice questione di confini, di leggi comuni e di soldi messi per coprire squilibri produttivi e finanziari.

I fattori identitari pesano a volte più di quelli economici.

In ogni caso nel 2027 votano cinque paesi chiave in Europa (più altri): Francia, Germania, Spagna, Italia e Polonia. E si affrontano con un bipolarismo incerto ma anche a rischio. Abbiamo molte ragioni per dire che la partita riguarda evoluzioni nazionali alle prese con una decadenza dei partiti tradizionali del ‘900 e con una estremizzazione bipolare che segue andamenti diversi ma con tendenza a produrre un  nuovismo che potrebbe mettere seriamente in crisi  l’integrazione europea.

Che è poi la narrativa della stessa Unione europea. Fare cose anche importanti. Ma non poterle davvero  raccontare se non in forma tecnica perché se si dovesse fare vera comunicazione politica sui passi avanti l’Unione europea avrebbe metà dell’azionariato politico (cioè i governi) a favore e metà contro.

Ecco perché Ursola von der Leyen non può essere un leader politico a tutto campo. Come lo furono Delors o anche Prodi. Perché non  c’è unità di indirizzo politico e quindi la Commissione può fare le cose, ma deve mascherarle un po’. Compromettendo una linea di comunicazione forte. Far cose utili, ma non consolidare quel che servirebbe consolidare: l’identità europea.

Questo racconto ha il suo riscontro nelle notizie anche più recenti.

Ci fa credere che nella battaglia elettorale democratica europea i partiti politici europei siano pienamente padroni della loro volontà e della loro capacità di interpretare la storia, di raccontare i diversi programmi, di promettere una visione o quella opposta.

Insomma, pieni padroni della loro  democrazia. Della nostra democrazia.

Francamente ci piacerebbe. E per il momento, in verità,  nessuno lo disconosce.

Quindi quanto sto per dirvi nel podcast di oggi, non va preso come una denegazione assoluta di una verità – quella dell’autonomia delle nostre democrazie – in cui è francamente importante credere.

Ma l’insistenza con cui nell’ultimo anno e fino ai giorni scorsi, molti ambiti istituzionali europei, molti ambiti accademici e di analisi, molti media anche ben informati e avvezzi e verificare fonti e verità delle notizie, hanno trattato questi argomenti, obbliga oggi a inserire nel nostro viaggio un caveat, tanto prudente quanto preoccupato.

Ci sono due fenomeni in atto, ormai da tempo, per i quali vi sono da est e da ovest minacce reali alla nostra autonomia democratica.

I due fenomeni si chiamano:

  • la propaganda prodotta dai movimenti evangelici americani allineati  con Trump e convergenti spesso con gli interessi della Russia di Putin;  
  • la propaganda mista a manipolazioni e distorsioni che sono parte di quelle minacce ibride originate dai servizi russi che operano non solo nel quadro della guerra di invasione dell’Ucraina ma anche nel contenimento, nel contrasto e nella provocazione rivolta verso l’Europa occidentale.

Le scadenze elettorali –il territorio digitale e quello postale sono i campi reali di gioco – sono state e possono sempre più diventare l’occasione per modificare andamenti di fiducia, di appartenenza, di autonomia di giudizi, per favorire la comune avversione che la Russia di Putin e l’America di Trump  esprimono non per diplomatiche allusioni ma con aperta aggressività ormai tutti i giorni.

L’invito alla prudenza, che rivolgo anche a me stesso, è che bisognerebbe avere una soglia di informazione ”interna” a cose un po’ note e un po’ segrete, che chi fa informazione indipendente tende a non avere sempre e su tutto.

E, in più,  che il setacciamento delle informazioni in rete è denso di trabocchetti e trappole.

La tesi su cui discutere è se esiste – e se esisterà nel durissimo 2027 – un effetto tenaglia tra il fenomeno dell’estremismo religioso evangelico americano e il fenomeno della manipolazione e della minaccia ibrida russa.

Mi sono fatto l’idea che non si tratta necessariamente di un’unica centrale di comando. Quanto di una sinergia d’interessi che gli analisti di sicurezza definiscono, appunto,  come una dinamica “a tenaglia” contro le democrazie liberali europee.

Le narrazioni a disposizione (quelle di Putin in forma costante e ufficiale; quella evangelica a ripetizione nei video circolanti) convergono sul tema della “guerra di civiltà“ contro i valori diciamo progressisti e secolari della Unione europea.

La destra evangelica americana interviene comprovatamente nel finanziamento della destra populista e sovranista europea. I russi agiscono con operazioni asimmetriche che hanno lo scopo dichiarato di spaccare l’unità UE e di indebolire il sostegno europeo all’Ucraina.

Nel dossier dei fatti certi c’è la cyber disinformazione russa mirata  (in Romania e Moldavia ciò è avvenuto in modo palese, in altri casi in forma un po’ più  occulta) e c’è il lavoro di canali, piattaforme e network transnazionali che lavorano sulle due fonti. Gli esperti di geopolitica e di comunicazione in tempo di guerra conoscono i dettagli.

Prendiamo il tema dell’indebolimento del vincolo atlantico.  Possiamo continuare a rubricare questo argomento nel carattere “ondivago” di Trump?  A questo punto credo che sia evidente il senso politico e strategico delle scelte fatte.

E gli attacchi ibridi russi di cui di recente si sono occupati il Parlamento europeo e i più alti esponenti dell’Europa, cosa stanno mettendo in moto? Si vanno costruendo forme di contrasto che non sono più certamente quelle dello spostamento di eserciti e flotte, anche se c’è un problema di eserciti e flotte,  ma si cerca di accelerare anche l’adeguamento dei processi comunicativi in senso di una politica comune di difesa che c’è solo da lamentare che, appunto,  non avvenga ormai in una esplicita, piena e integrata forma europea.

Consentitemi ancora qualche breve spunto sullo “tenaglia”.

Due retoriche sono ormai nettamente appaiate:

  • la narrazione della Russia come “fortezza cristiana”  (contro la decadenza morale e il secolarismo progressista dell’Europa)
  • e la convergenza dell’area MAGA americana che rende ormai abbinato lo slogan zarista “Ortodossia, Autocrazia, Nazionalismo” e lo slogan americano “Dio, Trum e Maga”.

Questa convergenza ha contaminato partiti, movimenti e ambiti politici europei  (soprattutto i loro tesorieri) entrando nella partita di scomposizione e ricomposizione dei partiti stessi.

La vicenda del generale Vannacci in Italia non ha altre letture possibili.

E questa spinta abbinata ha poi le sue reti transnazionali e di lobbying. Una sorta di nuovo Ecumenismo agli antipodi di quella che fu per noi la predicazione martiniana.

Sa si vuol capire fino a che punto agisce la pressione, che non è solo quella degli eserciti occupanti, si deve analizzare il caso della Chiesa ortodossa in Ucraina, legata al patriarcato di Mosca. Avrei più elementi al riguardo, ma non ho il tempo per i limiti di tempo di questa rubrica.

Per quanto riguarda i nuovi evangelici americani, prendo a prestito le prime righe di un documentato articolo su Il Post di Giovanni Ferrazza (soprattutto per far intendere la dimensione del fenomeno, anche in relazione al quadro elettorale americano):

“Negli Stati Uniti c’è un movimento religioso che non solo aspetta, ma prega per l’arrivo dell’apocalisse. I gruppi di cui è formato il movimento, che si riconoscono come parte della Chiesa Evangelica, esercitano sempre maggiore influenza sui vertici del potere alla Casa Bianca. È difficile definire con precisione cosa sia un evangelico. Si può dire che il movimento, all’interno del più ampio Cristianesimo Protestante, creda in un’interpretazione molto letterale della Bibbia ed enfatizzi l’evangelizzazione di Gesù, cioè la parola di Cristo usata per la conversione dei non credenti. Non a caso, agli evangelici americani viene spesso associato il termine born again, “rinato”, inteso come nuova vita data dalla redenzione dei propri peccati e dall’accettazione della salvezza di Gesù. Oltre ad essere convintamente forti oppositori dei movimenti dei diritti civili in ogni loro forma, gli evangelici americani si contano in circa ottanta milioni di cittadini (un quarto della popolazione), la cui gran maggior parte vive nella cosiddetta “Bible Belt”, l’insieme di stati più conservatore e religioso d’America. È quindi comprensibile sapere che l’85 percento degli evangelici bianchi, che formano la maggior parte del movimento, voti repubblicano”.

Lo stesso autore racconta poi molte derivazioni e molti ampliamenti di questo processo, tra cui comprendendo anche ambiti del sionismo. Cito poche parole senza entrare in questo delicato aspetto, su cui so per certo che esistono anche posizioni molto diverse nella cultura politica del mondo ebraico e per mia limitata informazione non voglio fare di ogni erba un fascio:

“Il sionismo e il rapporto con Trump. I gruppi evangelici più importanti negli Stati Uniti, tra cui rientra il CUFI (Christians United for Israel) con i suoi 10 milioni di associati, si ritengono combattenti crociati impegnati in una lotta contro il male. Attendono impazientemente l’Apocalisse, a cui seguirà l’avvento di Gesù Cristo (il quale giustizierà tutti i non credenti, e porterà con sé in Paradiso i suoi fedeli), e vedono nell’esistenza di Israele, la terra promessa, il suolo fondamentale per la buona riuscita di questo evento”.

Sul versante delle minacce ibride russe non si possono ignorare infine le prese di posizione europee molto cresciute di recente. Qui non si tratta solo di parole e narrative. Si tratta anche di sabotaggi, attacchi fisici, azioni ostili con incidenti infrastrutturali e sabotaggi marittimi.

E poi naturalmente si tratta di campagne di destabilizzazione che sfruttano la polarizzazione informativa per indebolire la fiducia nelle istituzioni democratiche europee (destabilizzazione incrementate dopo l’annuncio dei dati di Eurobarometro sulla fiducia degli europei nell’Europa tornata in maggioranza).

Ero in Spagna – per una conferenza al Ministero degli Esteri a Madrid – nei giorni in cui Papa Leone XIV svolgeva lì il suo trionfale viaggio. Ho avuto per certo – frequentando quei giorni i diplomatici – che il punto di allarme dato dal Pontefice al capo del governo spagnolo (netta la sua posizione a favore dell’Europa, netto il suo appoggio all’Ucraina contro la Russia, netta la sua critica alla guerra americana all’Iran che, dice, sta provocando l’insostenibilità dei costi energetici) riguardava il rischio di una vera e propria imminente invasione degli evangelici di estrema destra americana attraverso quelli sudamericani proprio nel territorio spagnolo per contribuire alla caduta di Sanchez.

Lo racconto qui per dire una cosa concreta che per molti non è più un mistero.

Veloci citazioni, da ultimo, che sono ormai cronaca quotidiana su prese di posizione istituzionali.

  • Il Ministero della Difesa italiano (dunque il ministro Crosetto) ha promosso un ampio documento su “Contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva” (120 pagine) teso a istituire un centro permanente di contrasto proprio su questa materia.
  • Il Parlamento Europeo (16 settembre di quest’anno),470 voti a favore, 129 contrari e 62 astenuti, ha adottato una risoluzione che

“mette in guardia dagli attacchi ibridi, definiti come azioni deliberate e coordinate, basate su attività di intelligence e condotte dagli Stati anche attraverso attori non statali, intermediari e soggetti delegati; tali attacchi mirano a destabilizzare l’UE e i suoi Stati membri e possono essere condotti simultaneamente in diversi ambiti, tra cui guerra informativa e cognitiva, la cibersicurezza e le infrastrutture critiche”.

  • Da ultimo il presidente francese Emmanuel Macron ha preso diretta posizione pubblica con questa dichiarazione (di cui cito le prime righe):

” Vorrei sottolineare che la natura dell’aggressività russa e delle sue minacce in Europa sta cambiando. Faccio riferimento alla moltiplicazione di atti ostili nella maggior parte dei nostri Paesi.  L’attacco con droni contro un treno passeggeri diretto a Kiev, pochi giorni fa. L’attacco, il tentativo di attacco, all’aeroporto di Lipsia, fallito, e proprio grazie a questo fallimento le conseguenze sono state limitate, attribuito dai servizi tedeschi al GRU. Il lancio di razzi illuminanti in prossimità di una fregata danese. Le incursioni nello spazio aereo di diversi paesi europei. E la moltiplicazione di atti ostili nella maggior parte dei nostri paesi”.

Ecco, il senso del mio podcast di oggi, nella fase di avvio di questa grande sfida democratica che sarà rappresentata dalle elezioni parlamentari nei più importanti paesi dell’Europa nel 2027, è quello di rendere visibile che non saremo soli – noi elettori, con i nostri partiti, con i nostri governi, con le nostre opposizioni, con i nostri ideali, con le nostre ombre storiche – a disputarci il futuro.

I convitati di pietra, almeno due, grandi e grossi, hanno deciso di partecipare.  

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