Stiamo assistendo alla prima crisi politica “virtuale”

La politica digitale a forza di vivere su internet finisce per prendere sul serio i sondaggi che essa stessa inventa

Una nota di Gianluca Veronesi

Forse stiamo assistendo alla prima crisi “virtuale” della politica italiana e, addirittura, del mondo.
Salvini a forza di simulare i risultati prossimi venturi del suo partito, li ha dati per reali e ha aperto una crisi contando sul possesso di una maggioranza schiacciante che però ci sarà (o ci sarebbe) solo dopo lo scrutinio elettorale.
Tutto ormai si è detto di questa pazza crisi, nessuno al momento sa come finirà e ad esprimere previsioni si rischia di essere smentiti.
Io lo capisco il ministro degli Interni: tutti, da mesi, lo trattavano come il Presidente del Consiglio e, in attesa di occupare l’ufficio a Palazzo Chigi, incontrava le parti sociali al Viminale per preparare la finanziaria.
Più che istituzionale, sembrava un problema di lentezza nel trasloco della solita burocrazia romana.
Egli non si è limitato a studiare i sondaggi (che ci hanno azzeccato); ha aspettato i voti veri, espressi alle elezioni europee, per “formalizzare” la sua conquista dell’Italia.
In fondo i più virtuali di tutti apparivano i suoi alleati-avversari dei CinqueStelle che si comportavano come se avessero già dimezzati i propri parlamentari e che, conseguentemente, invitavano Salvini a prenderne atto con un rimpasto di governo che fotografasse, a loro danno, i nuovi equilibri.
Se non ci fosse stato quel provocatore di Renzi che evidentemente è più portato a far saltare i piani altrui che a realizzare i propri, tutti si sarebbero avviati mestamente alle elezioni rinfacciandosi reciprocamente la responsabilità.
Quello che voglio dire è che la politica “digitale” a forza di vivere su internet, contando i like, scatenando campagne d’odio sul “misfatto” del giorno, prendendo per democrazia diretta il voto di qualche migliaio di “anonimi” su Rousseau, finisce per credere a sondaggi da essa stessa costruiti e si dimentica di cosa è capace la politica politichese.
In questi giorni tutti i politici, nuovi e vecchi, hanno l’aria di dire quello che non pensano e di fingere quel che in realtà non vogliono. Niente di nuovo. Più inedito, almeno per me, l’impressione che boicottino quello che stanno costruendo.
Io mi sono dato una spiegazione (ovviamente indimostrabile) del comportamento del segretario leghista.
La sua presa sul piano nazionale è e rimarrà fortissima finché qualcuno non si farà venire una idea un po’ meno forcaiola (ma non lassista e accomodante) di controllo dell’immigrazione clandestina. Naturalmente il problema non è quello degli sbarchi, volutamente drogato dal vicepremier, ma quello reale della difficile convivenza nelle periferie delle nostre città. Siccome di questa idea non si vede traccia, non c’era tutta questa fretta di contarsi.
C’era invece urgenza sul piano internazionale ed europeo.
Salvini è legittimamente ambizioso e  vuole non solo contare ma essere l’oppositore ufficiale di questa Europa. Per farlo deve essere il premier di un paese fondatore, guerreggiare dentro al Consiglio dei Presidenti, non rispettare i parametri, fregarmene delle sanzioni. Cosa c’è di meglio, per uscire dall’euro, che essere cacciati.
Se poi, intimoriti da tanta determinatezza e divisi su tutto, gli altri paesi faranno finta di niente, meglio ancora.

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