Congedi. Stefano Rodotà (1933-2017)

Alla “Sacrestia” della Camera dei Deputati in un convegno sull’editoria libraria italiana (1990)

La scomparsa di Stefano Rodotà (professore ordinario di Diritto Civile alla Sapienza, già vicepresidente della Camera, presidente del Partito dei Democratici di Sinistra e presidente fondatore dell’Autorità di garanzia in materia di Privacy, ) è una perdita rispetto al modo con cui un ceto politico e intellettuale – fatto di figure diverse e quindi con forti distinzioni di metodo e di contenuto – ha rappresentato per anni in Italia la relazione stretta tra politica e cultura e, nel suo caso, di come è stato importante che si coniugasse diritto pubblico e diritto civile adattando questa relazione alla specificità italiana del rapporto tra pubblico e privato. A lui si deve l’impianto istituzionale attorno alla privacy e lo scenario interpretativo preliminare sul tema dell’innovazione tecnologica in rapporto a vecchi e nuovi poteri, subito dopo l’arrivo post-militare di internet.
Mi si consenta di ricordarlo – insieme a molta convegnistica ( la foto si riferisce a un’occasione a Roma alla Sacrestia della Camera dei Deputati) e ad iniziative pubbliche ed editoriali, in cui il suo apporto era sempre rilevante – come membro del comitato scientifico, dalla fondazione, di Rivista italiana di comunicazione pubblica, nel cui secondo numero (all’inizio del 1999) mi diede un’ampia intervista sul tema della nuova forma dei diritti nell’età di internet. Il brano che riporto da quel testo è di cinque anni prima del caposaldo sulla materia scritto da Manuel Castells.

“Non è sempre vero che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione modificano gli equilibri consolidati. In alcuni casi, anzi, rafforzano il potere dove già si trova. Si determinano così due tendenze, solo apparentemente contraddittorie: la corsa e la resistenza all’innovazione, tuttavia con la finalità comune di impedire forme di ridistribuzione di poteri e l’emersione di nuovi soggetti. Questo può essere l’effetto di azioni consapevoli, come accade soprattutto nell’ambito delle grandi organizzazioni pubbliche e private, o anche di spontanee dinamiche sociali. In quest’ultimo caso, l’assenza di politiche di riequilibrio produce la crescita delle diseguaglianze legate al reddito, all’istruzione, all’etnia, al sesso, come dimostrano diverse ricerche statunitensi sulla diffusione e l’impiego delle nuove tecnologie”.

A lui ora pensieri di gratitudine.

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