Un terreno maturo per il salto di qualità

Il 3 febbraio inaugurazione dell’a.a. delle Scuole civiche di cultura e spettacolo di Milano.

La sede della Fondazione Milano, in Alzaia Naviglio Grande 20.

Articolo per ArcipelagoMilano, 29.1.2020

Stefano Rolando

Il prossimo 3 febbraio ci sarà l’inaugurazione dell’anno accademico delle Scuole civiche milanesi raccolte sotto l’egida gestionale di Fondazione Milano, attualmente a diretto ed esclusivo riporto del Comune di Milano.  Le Scuole hanno una  radicata tradizione nella preparazione professionale in materia di musica (la Scuola “Claudio Abbado”, quest’anno con i suoi 1200 studenti)), di teatro (la Scuola “Paolo Grassi” quest’anno con i suoi 700 studenti), di cinema (la Scuola “Luchino Visconti” quest’anno con i suoi 460 studenti), di traduzione e interpretariato (la Scuola “Altiero Spinelli”, quest’anno con i suoi 290 studenti).

Insomma tradizione, qualità e una didattica specifica del “sapere insieme al saper fare”.

Misuro le parole perché dallo scorso luglio sono parte del Consiglio di amministrazione – espressione naturalmente del Comune di Milano  –  che è presieduto da Stefano Mirti e composto da colleghi competenti e dediti (la vicepresidente Marina Messina, Sandra Mori e Carlo Montalbetti, insieme alla direttrice generale Monica Gattini Bernabò).

Ho antichi rapporti con questi campi e con parti del mio percorso professionale per svolgere questo gratuito mandato con un senso civico di priorità. Che questo settore infatti ha. E che una città come Milano sente come una parte strutturale delle sue esperienze, delle sue vocazioni e delle sue evoluzioni.

Il ministro della Cultura Dario Franceschini sarà all’inaugurazione con il Sindaco Beppe Sala.

Fin qui tutto è allineato per una doverosa segnalazione istituzionale e culturale, che potrebbe anche non portare la firma di un collaboratore di questo giornale. La firma c’è – invece – per il diritto-dovere di parola che accompagna un evento che riguarda un caso tipico di gestione del cambiamento. Dunque uno dei “casi in agenda” della Milano oggi.

La lezione universale di questa città è che non si sta mai fermi. Dunque il cambiamento è parte di una ordinaria amministrazione, ma anche di confronti adeguati al rapporto tra aspettative e investimenti.

Per collocare l’insieme di questi soggetti formativi – che per lungo tratto hanno vissuto separatamente – nella fase cruciale della loro integrazione, si deve procedere a un miglioramento delle risorse, mentre sono in atto piccole ma dolorose contrazioni, malgrado la linea di miglioramento delle immatricolazioni. 

Si deve anche procedere ad un rapporto intenso con il territorio da cui vengono e a cui tornano gli immatricolati. Si deve trovare un rapporto attivo e fecondo con il sistema universitario, grazie all’equipollenza dei titoli che cinque anni fa è divenuta legge, ma che comporta la gestione di un aggiornato patto di collaborazione reciprocamente utile. Si deve consolidare un management idoneo ad affrontare una dimensione di servizio e progetto assai qualificato, che è lo stesso problema che ha impegnato le università e persino le scuole nel corso del tempo, adeguando presìdi una volta puramente amministrativo-contabili in professioni che appartengono all’economia culturale. Si deve vivere una coesione interna fatta di più scambio e partecipazione tra diverse anime e diverse esperienze mentre la separazione attuale fisica delle scuole può rivelarsi frenante rispetto all’obiettivo.

In questi incisi sta – in grande sintesi –  il salto di qualità che il consiglio di amministrazione – con impulso determinato del presidente Mirti, con coerente volontà di tutti i componenti e sostegno della direzione – intende eleggere a immediato laboratorio. Sperando che questo messaggio trovi ascolto istituzionale e sociale e quindi metta la cultura concreta e valutativa dei nostri amministratori pubblici nella condizione di sciogliere le apprensioni che hanno accompagnato l’avvio recente della didattica ed essere parte indispensabile della riflessione sugli indirizzi che possono dare risultarti visibili entro un biennio.

La decisione del Sindaco di portare il riferimento assessorile alla Cultura è vissuta positivamente dalla community delle Scuole, essendo stato Filippo Del Corno, un musicista professionale, conoscitore da vicino dei valori che il nascente “Politecnico delle Arti” – o come si vorrà chiamare –  porta con sé.  Insomma una sinergia che può aiutare una più rilevante presenza delle Scuole nella vita pubblica. E può sostenere la considerazione –  che la città di Milano ha fatto, così come la ha fatta una parte importante dell’Italia –  di puntare, per un nuovo sviluppo non estraneo alle proprie identità, sulle strategie dell’economia della cultura.

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