Lettere dalla Merica – 2/2020 – San Valentino è passato e Bloomberg appare all’orizzonte.

Michael Bloomberg

Una nota di Paolo Giacomoni


San Valentino è passato. Non c’è stato il massacro cruento alla Al Capone, ma la democrazia americana prende legnate come un pugile suonato. 
Trump ha messo in pratica tutti quei gesti, simbolici e non simbolici, che hanno accompagnato i nazisti verso la conquista del potere. 
Ha stracciato trattati internazionali, ha asservito la giustizia, ha favorito il potere finanziario, ha riacceso i rigurgiti razzisti, ha ridato potere e denaro ai militari…

Mi direte di andarci piano, con i paragoni audaci.Mi direte per esempio che Trump non ha ancora organizzato le SS. Be’, forse non ne ha bisogno! Le SS erano organizzate per esercitare una pressione terroristica mirata al’individuo, il comunista, l’ebreo, l’omosessuale, lo zingaro, e gli Uomini di buona volontà  sapevano prendere rischi al fine di dare una mano ai perseguitati, aiutandoli a scappare o a nascondersi. Nell’America di oggi, forte di 300 miliioni di fucili posseduti anche da personaggi tatuati, vestiti di cuoio, a cavallo di Harley Davidson su cui garrisce la bandiera confederata, una parola di Trump puo’ mandarne uno, a caso, a sparare in una scuola,  in un supermercato, su un’autostrada…

Con la ripetuta affermazione di difendere il diritto a portare le armi, Trump si è dotato di uno strumento di terrore, di terrore cieco, casuale, contro cui gli Uomini d buona volontà non possono fare niente.

Mi direte ancora, che la politica di Trump nel medio oriente non ha niente di nazista, perchè favorisce Israele. 
Be’, di certo favorisce quei partiti politici israeliani reazionari e corrotti e guerrafondai  che, esprimendo un ben definito razzismo, rischiano di portare la guerra come soluzione ai problemi regionali locali.  
D’altro canto, direte che sono paranoico, l’idea di uno stato ebraico in medio oriente per “mandarci” gli ebrei europei, era stata a lungo accarezzata dai nazisti.
Mi si dirà ancora, che Trump è un pagliaccio narcisista e non ha le palle per diventare un dittatore. Ne siamo certi?
E intanto, mentre il paese si contorce negli ultimi conati di parvenza democratica preparando le elezioni, il partito democratico assomiglia sempre più alla sinistra tedesca degli anni venti, dove i i social democratici e i comunisti si battevano gli uni contro gli altri anche fisicamente, senza voler capire che chiunque sarebbe stato meglio di Hitler.

Il partito democratico è sempre diviso tra gli orfani della Clinton, che pensano che la somma delle minoranze fa una maggioranza e che è assolutamente necessario che il candidato sia un “diverso”  (gay, nero, donna, whatever) e i totalitari della socialdemocrazia saragattiana (che negli USA è considerata comunismo stalinista) tipo Sanders e Warren.

Come uscirne? Forse con una buona dose di surrealismo.

Il connubio tra l’assoluta mancanza di immaginazione del rigorismo protestante e la fuga permanente dalla realtà proposta dallo show-business hollywoodiano lascia la porta spalancata al trionfo del surrealismo, all’identificazione di ciascuno con un se stesso quotidiano e con un criptico eroe misterioso, propagata dalla cultura pop, come Superman, Batman, Spiderman, Superwoman, eccetera, sufficietenmente ricco di dollari e di coraggio per mettersi da solo contro i cattivoni.
E allora ecco apparire sulla scena un ricchissimo miliardario, Bloomberg, che di certo non è socialista (si era fatto eleggere sindaco di New York come repubblicano) ma che è il solo a poter non solo battere elettoralmente, ma anche a umiliare personalmente, il Trump. 
Infatti Bloomberg appartiene a quella élite di New York, a cui Trump ha sempre sognato di appartenere e da cui è sempre stato respinto.

Abbandoniamo il sogno di fare degli Stati Uniti uno stato scandinavo, sediamoci in poltrona, attacchiamo le cinture e prepariamoci a sganasciarci dalle risate al veder Trump trascinato nel ridicolo del fango in cui Bloomberg gli caccerà il naso.

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