Caso Coronavirus. Secondo dossier su comunicazione e fronteggiamento della patologia di contagio di Codiv-19. Nota introduttiva

Università IULM

Osservatorio su comunicazione pubblica, public branding e trasformazione digitale

Direttore scientifico: prof. Stefano Rolando

comunicazione.pubblica@iulm.it

Comunicazione e situazioni di crisi

https://www.iulm.it/it/sites/osservatorio-comunicazione-in-tempo-di-crisi/comunicare-in-tempo-di-crisi

Aggiornamento 9 marzo 2020 Pubblicazione 10 marzo 2020

https://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulm/617e86c9-4ec4-4015-84d7-f2b45d4368f9/Osserv.CP+IULM+-+Comunicazione+e+coronavirus.+Dossier+n.+2+%289.3.2020+h.23.00%29.DEF.pdf?MOD=AJPERES

Sommario

        Due citazioni

  1. Introduzione – Cronache dei giorni di svolta 5-9 marzo 2020 (Stefano Rolando)
  2. Tutta colpa della comunicazione! (5.3.2020)
  3. Milano guarda oltre. Anche oltre i suoi stereotipi (6.3.2020)
  4. A proposito di conflitti: riformulate le regole, non affermato il pensiero unico (7.3.2020)
  5. Coronavirus, in avvio la terza settimana. La svolta (8.3.2020)
  6. Una nota sul primo Dossier (Associazione PA Social)
  7. Le dominanti in rete. Aggiornamento (Michele Bergonzi)
  8. Gli attori politici. In Italia esistono ancora? (Alberto Mingardi)
  9. Nuova fase di impatto della crisi sulla reputazione dei territori (Daniele Comboni)
  10. Ancora sull’impatto della crisi sulla reputazione dei territori – (Roberta Bianchi)
  11. Borse e mercati. L’altro tavolo delle misure (Daniele Comboni)
  12. Comunicazione sociale e ruolo del Terzo Settore. Aggiornamenti (Maurizio Trezzi)
  13. Nord e Sud, come si sviluppa l’altro conflitto (Giulia D’Argenio)
  14. Il trattamento degli anziani nella comunicazione di crisi (Valeria Rizzo)
  15. Altre voci nel vocabolario della comunicazione pubblica (Letizia Materassi – Unifi)
  16. Contributi studenti corso di laurea Comunicazione – Coronavirus: crisis management, immaginari e responsabilità (Leonardo Serban)
  17. Contributi studenti Master Giornalismo IULM – Scenari crisi coronavirus – Situazione Iran (Gabriella Mazzeo)
  18. Allegati – Documenti
  19.  Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8.3.2020 – Versione integrale
  20. Documento SIAARTI – Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione.

Due citazioni

Il carogna virus

Il carogna virus non è più tra noi, adesso è in noi, nella sua nuova fiammante livrea di italico ceppo è un problemuccio che stiamo regalando al mondo nell’anno di Raffaello. Una nuova eccellenza, intanto che stiamo organizzando a sopravvivergli in un’alterna sequela di successi e sconfitte che possiamo seguire minuto per minuto, cosa che facciamo da soli e in gruppo, gruppo fidatissimo si intende. Come in tutte le pestilenze della storia umana, questo è il momento in cui si disvelano con maggiore forza illuminante miseria e nobiltà.

Maurizio Maggiani, Miseria e nobiltà, ai tempi dell’emergenza. Il Secolo XIX, Genova, 8.3.2020

Il paziente zero

“Paziente zero” è un termine che viene dagli Stati Uniti e fa parte dei tanti aneddoti del periodo dell’esplosione dell’AIDS. Nel 1984, il Centers for Disease Control and Prevention ha utilizzato un codice chi poi si è scoperto essere un certo Gaetan  Dugas. L’hanno codificato come “paziente O”. “O” stava per “Out of California”, insomma uno che veniva da fuori. La lettera doveva essere “O” come “out”, non “zero”, ma è stata interpretata come se fosse un numero. Insomma un equivoco che però ha avuto successo grazie anche a Randy Shilts che, nel suo libro del 1987 And the Band Played On, ha diffuso questa espressione che ormai tutti usano da allora per indicare “un individuo identificato come il paziente che darà il via a un’indagine epidemiologica”.

Giuseppe Remuzzi, nel libro 50 domande sul Coronavirus – Gli esperti rispondono – a cura di Simona Ravizza, coordinamento scientifico di Sergio Harari, I manuali Corriere della Sera, n. 1, 6 marzo 2020

9 marzo. Introduzione.

Cronache dei giorni di svolta

Stefano Rolando (stefano.rolando@iulm.it)

Chiudiamo questo secondo dossier dedicato all’intreccio tra comunicazione e grave contesto di crisi e di emergenza, a sera del lunedì 9 marzo. Dunqueal termine del primo giorno di entrata in vigore del DPCM che, dopo una lunga e tormentata giornata, ha trovato nottetempo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Proprio quando i tg trasmettono l’imminenza di ulteriori più drastiche misure.

Il 2 marzo avevamo congedato il primo dossier, in un quadro di relativa flessibile mobilità.

E nel nostro piccolo, con il prevalente orientamento a intercettare l’attenzione soprattutto degli studenti per la natura così aderente alle materie di studio (tra cui la “Comunicazione Pubblica” e in essa dell’area specializzata della “Comunicazione di crisi e di emergenza”) al fine di promuovere una esercitazione.

Abbiamo accolto poi, con impegno e responsabilità, la proposta del rettore dell’Università IULM prof. Gianni Canova di trasferire il nostro lavoro di analisi e documentazione sullo stesso sito dell’ateneo, per relazionarci a tutta la comunità interna e anche per parlare all’esterno.

Una facoltà impegnata a formare operatori della comunicazione e delle comunicazioni deve ovviamente cogliere una vicenda in cui questa materia è – insieme al fronteggiamento scientifico e sanitario e insieme alla gestione dell’ordine e della sicurezza – una delle piattaforme essenziali di svolgimento del contrasto possibile all’epidemia. Ciò sta diventando sempre più chiaro per due crescenti evidenze: le misure adottate devono essere diffuse e comprese e i comportamenti collettivi debbono essere, ora per ora, motivati e sollecitati.

Il clima che riguarda l’epidemia in sé e che circonda i processi decisionali nel nostro paese e nel mondo intero in questi sette giorni è cambiato radicalmente.

Non solo per i dati epidemiologici che mutano esponenzialmente e che, proprio in questa settimana, hanno tolto di mezzo la sciocchezza che girava all’estero (soprattutto europeo) che il caso riguardasse solo la lontana Cina e la vicina Italia. Perché oggi la velocità di propagazione mette in classifica una enormità di paesi.

E sta anche togliendo di mezzo la percezione in Italia che le zone rosse stiano al nord togliendo l’assillo a tutte le altre regioni. Anche qui le tabelle della nostra Protezione Civile stanno configurando una dinamica nazionale e internazionale che riporta a dimensione di “umanità” un passaggio che alla fine sarà vinto, sarà archiviato, sarà prima poi solo oggetto di studio. Ma purtroppo per ora non si ha neppure la più pallida idea di quando si comincerà ad usare i verbi al partecipio passato per parlare del fiume in piena (di fatti e quindi anche di notizie) che ora scorre.

Nei materiali qui raccolti – che riguardano una sola settimana alle nostre spalle – si legge ancora uno spirito interpretativo meno assillato, diciamo pure meno drammatico.

Ma si leggono anche cenni alla storia, che è sempre un fattore decisivo nei processi di resistenza e di riorganizzazione. Per esempio ricordavo io stesso i tempi della mia scuola elementare – dunque la seconda metà degli anni ’50 – quando l’influenza cosiddetta “Asiatica” fece stare una generazione di ragazzini a casa da scuola, per lo più a letto per febbre. Fu un grande divertimento. Fu una vera e propria festa collettiva. Solo molti anni dopo abbiamo percepito che quella “influenza” non terminò un bel di con la bacchetta magica, perché in verità durò tre anni, fino alle soglie degli anni ’60. E che non fu uno spasso, perché nel mondo sterminò due milioni di persone.

Questa breve nota introduttiva è scritta solo per fornire un criterio di lettura ad un dossier che risente di un clima percettivo e comunicativo in costante trasformazione che proprio nell’ultima settimana ha ingranato una marcia inedita.

Con essa sono venute meno molte polemiche, qui di seguito accennate. Ma sono anche emersi temi di discussione collettivi e individuali che dobbiamo fare lo sforzo di spiegare, partecipare e accompagnare con le nostre modeste conoscenze ma anche con la febbrile volontà civile di costruire nuova alfabetizzazione, nuova convergenza, nuova solidarietà. Ciò è il più importante risultato a cui può tendere il maggior diritto/dovere di una comunità moderna. Quello di capire.

Nel quadro accennato la situazione italiana, al volgere della giornata di lunedì 9 marzo, segnala (fa seguito la tabella della Protezione Civile sui dati forniti dal Ministero della Salute) che l’insieme dei casi critici supera le 9 mila unità, con quasi 8 mila soggetti positivi, 724 guariti e 463 deceduti.

Una rilevante evoluzione peggiorativa rispetto alle stesse tabelle dei giorni precedenti, che sono ricordate nelle pagine seguenti.

Dunque è giusto consegnare una documentazione di una fase di transizione con il passaggio in atto da domani, 10 marzo, che disporrà la fine delle zone differenziate e la modalità del “fermare tutto e tutti”, ovvero adottare il modello cinese che proprio oggi fornisce, grazie a misure durissime, la decrescita importante del contagio nella stessa zona del focolaio primario.

Assistiamo in questo momento anche ad una composizione di opinioni – dopo che su questa linea la comunità scientifica si è uniformata già da giorni – sia nel quadro politico che nell’insieme dei media più significativi. Insomma da domani la guerra contro questa “peste” – breve, lunga o lunghissima ancora non lo sappiamo – entra in una fase inedita in cui proprio la condizione più isolata e per molti anche solitaria dei cittadini potrebbe trovare nel sistema informativo e comunicativo un territorio di generale e diffuso lenimento. Speriamo con i caratteri della condivisione di sentimenti responsabili.

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