Le note introduttive alle rassegne quotidiane “Comunicazione e crisi”

Università IULM

Osservatorio su comunicazione pubblica, public branding e trasformazione digitale

Direttore scientifico: prof. Stefano Rolando

comunicazione.pubblica@iulm.it

Comunicazione e situazione di crisi

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Rassegna stampa quotidiana

https://www.iulm.it/it/sites/osservatorio-comunicazione-in-tempo-di-crisi/Comunicare-in-tempo-di-crisi/l-osservatorio/Commento-alla-rassegna-stampa

Notre introduttiveDa giovedì 12 marzo 2020

Comunicazione e crisi. Media e informazione –  giovedì 12 marzo 2020.

Da ieri sera – è ufficiale la dichiarazione dell’OMS – stiamo vivendo nel quadro di una pandemia planetaria.

Da ieri sera i dati della criticità sanitaria sono in una ennesima impennata. Pari al giorno di picco nella vicenda cinese.

Da ieri sera il capo del Governo tornando in tv, questa volta a reti unificate, ha comunicato una ulteriore stretta degli spazi socio-produttivi, commerciali e di servizio, non ancora integralmente ma con una ulteriore importante riduzione dei contatti interpersonali.

Nel mondo c’è chi ci loda (ieri lo ha fatto la presidente della Commissione europea) e chi ci critica (per esempio gli olandesi, che mantengono ancora un approccio di priorità alla tenuta economica del sistema).

In questo quadro, un Osservatorio universitario che svolge monitoraggio dei profili comunicativi, mediatici, relazionali di questa crisi ha tre fonti di alimentazione con cui deve cercare di mantenere a tutti i costi i contatti: le fonti statistiche, le fonti mediatiche, le elaborazioni interpretative.

Dopo dieci giorni (dal 27 febbraio) di selezione degli interventi a stampa – che abbiamo gestito senza finalità commerciali, ma come fonte documentata del pluralismo informativo costituzionalmente essenziale in un paese democratico – siamo stati messi in condizione di dover rinunciare alla riproduzione integrale dei testi selezionati. Non siamo, in via di principio astratto, d’accordo, ma naturalmente rispettiamo questa consegna.

Procedendo da oggi non più in una selezione dei pezzi integrali, ma nella realizzazione di una “summa” e cioè di una più agile citazione (produttivamente più onerosa ma forse con più debolezza di servizio) di passi salienti di articoli, importanti per misurare l’andamento di un lato in prima linea (perché appunto tra i più interpretativi) del dibattito pubblico. Insieme a notizie utili articolate e raggruppate tematicamente.

I link qui indicati riguardano documenti pubblici o materiali informativi che la rete riporta free.

I riferimenti saranno dunque individuati attorno a sei snodi tematici:

  • notizie di carattere generale, dati e documenti.
  • il quadro del confronto politico-istituzionale sulle decisioni riguardanti la crisi;
  • Il quadro comunicativo (in senso lato) dello scambio di conoscenze e di informazioni;
  • le testimonianze più rilevanti della comunità scientifica ;
  • le voci del sistema economico-produttivo;
  • le opinioni degli intellettuali, dei pensatori, degli esponenti della cultura, della religione e del mondo dell’educazione.

Saranno ridotte le fonti, sacrificando la cronaca e segnalando l’originalità di queste voci con cenni che possono Indurre i lettori a svolgere una successiva loro ricerca del testo integrale.

Grazie chi manterrà attenzione a questo servizio.

Comunicazione e crisi. Media e informazione –  venerdì 13 marzo 2020.

La durissima giornata di ieri segna un doppio bollettino di guerra.

  • Sul fronte della salute con i contagi per Coronavirus contabilizzati a 15.113 (in un giorno + 2249), i guariti e dimessi – questa la notizia positiva – a quota 1.258 e i decessi che hanno superato la quota mille, cioè 1.017 (in larghissima maggioranza, il 98%, oltre i 60 anni). Questa contabilità mantiene l’Italia al secondo posto nel monitoraggio internazionale sulla pandemia (ormai così classificata dall’OMS): la Cina, con un rallentamento, è a quota 80.932 contagi, dopo di noi l’Iran è in impennata a 10.075, poi la Corea del Sud 7.869. Dopo di che il sistema euroccidentale segnala una giornata di diffusa espansione: Spagna a 3007, Francia a 2976, Germania a 2.078, USA a 1323.
  • L’altro bollettino, che entra ormai come fattore integrato nel processo di crisi, è quello del crollo delle borse (complice anche la dichiarazione della BCE di impegno verso le banche – ieri in realtà ha messo in campo 1500 miliardi – ma non verso la crescita dello spread) e segnatamente di quella di Milano che ieri ha bruciato – inaudito – il 17% del suo patrimonio (per l’esattezza il 16,9%), con Parigi a meno 12,28%, Francoforte meno 12,24%, Londra meno 10,87%, Wall Street meno 19%.
  • In Italia, la Lombardia è a 6896 contagi, 1085 dimessi e 744 decessi, seguita dal Emilia Romagna (1758 contagi, 43 dimessi e 146 decessi) e da Veneto (1297 contagi, 55 dimessi,32 decessi). Il centro-sud comincia a entrare in emergenza, pur con alcune regioni ancora con segni di marginalità.
  • I telegiornali fino a tarda sera hanno documentato la trincea più drammatica, rappresentata dalla lotta contro il tempo per allestire gli ambiti della rianimazione con ricoveri che si intensificano di ora in ora e che in alcune zone (in questo giovedì in testa alle criticità la bergamasca) vedono ormai in vista la saturazione.
  • Le disposizioni vengono in generale osservate. I controlli riguardano circa 100 mila persone al giorno e circa 20 mila locali. Ieri oltre 2 mila denunce di persone e 113 titolari di esercizio per violazione alle regole di contenimento.
  • Ma il tema diventato cruciale è quello delle aziende. Nella distinzione tra aziende che fanno parte della filiera della pubblica necessità (agro-alimentare, farmaceutico, eccetera) e aziende che producono “altro”, in alcuni casi di sinergia indispensabile il confine non si riesce a tracciare bene, si pone per tutti una condizione di “assembramento” che è naturalmente nel mirino. Certo, un po’ regolamentabile, ma nella sostanza tenendo alto il livello di rischio. Il un braccio di ferro così continua, per tentare da parte del sistema di impresa di mantenere la vitalità produttiva il più larga possibile. Ma il sindacato è entrato in campo con la naturale posizione “prima la salute”, in un quadro in cui le assenze (coperte da certificati medici) si vanno facendo diffuse. Qui ci sono nette distinzioni tra la tendenza in Italia a imboccare la linea dura e quella di molto paesi del centro-nord europeo (Germania e Olanda, ad esempio) di considerare questo fronte un ambito da tenere vitale per non pagare poi prezzi troppo alti della conseguente diseconomia.
  • Il sistema mediatico è in pressing, ma svolge un doppio ruolo importante. Con tutto il paese “ai domiciliari” esso sta costituendo in assoluto il maggior fattore di socializzazione operativo. E in un quadro decisionalmente più stretto, più rapido, più concentrato, il ruolo (acquisito nei manuali di giornalismo, non sempre e non dappertutto esercitato) di “guardiano della democrazia” è ricollocato al centro della responsabilità professionale del settore. Anche la rete può e deve entrare in questa logica virtuosa, pur essendo denunciata quotidianamente ancora una larga quantità di fake news.

Comunicazione e crisi. Media e informazione   –  Sabato 14 marzo 2020.

Dopo la pandemia delle borse, i due campi di battaglia si riportano in oggettivo equilibrio

  • Sull’onda del catastrofico andamento del “giovedì nero” delle borse di tutto il mondo – che ha mostrato una volta di più che i “mercati” fanno credere di essere il cuore razionale dell’economia ma spesso si comportano come il più volubile dei nostri organi che presidiano l’emozionalità – la ricostruzione delle intenzioni e delle opzioni concrete dell’Europa ed in particolare della BCE ha portato, il giorno dopo e a bocce ferme, lo stesso sistema delle borse a invertire rapidamente la tendenza al collasso riportando a casa una parte del patrimonio bruciato (Milano + 7%). Ma la scossa ha messo in condizione le fonti attive nel dibattito pubblico internazionale che sostengono la pari rilevanza tra crisi sanitaria e crisi economica a velocizzare percorsi e decisioni.
  • Il confronto tra i due poli è ancora sopito per via della violenza del picco di contagi e decessi tra mercoledì e giovedì, ma in realtà è vivo e vegeto. Così che il venerdì 13 marzo, che ci siamo appena lasciati alle spalle, risulta una giornata con tre notizie prevalenti (scritte la sera prima costituiscono un piccolo azzardo):
  • Trump verso le 21 (ora italiana) di ieri sera è uscito dal suo semi-negazionismo e ha dichiarato l’emergenza nazionale;
  • Palazzo Chigi ha attivato il cantiere del nuovo decreto orientato alle misure economiche per l’Italia, che dovrebbe portare a esito lunedì 16; oggi sabato, intanto, un vertice con le parti sociali;
  •  l’ombra dei presagi sugli andamenti sanitari dice al centro-sud italiano di vigilare attentamente sul rischio che la virulenza si abbatta presto in questa parte d’Italia finora ai margini del peggio (e intanto per “portarsi avanti”, un team medico napoletano fa una scoperta che il prof. Galli, milanese, considera “promettente“).
  • Veniamo ai numeri. Alle ore 20 di venerdì sera 17.660 persone e loro famiglie sono in Italia direttamente coinvolte nella crisi sanitaria (in un giorno +2.547). I casi positivi sono così arrivati a 14.995 (+2.156), i guariti sono arrivati a 1.439 (+ 181), i decessi sono arrivati a 1.266 (+ 250).

Il quadro internazionale vede oggi 134.700 casi di contagio, 69.642 guariti e 4.973 deceduti.

  • L’eroe del giorno è la squadra cinese di 9 esperti che arriva in volo speciale a Roma da Vu-han con tonnellate di materiali di aiuto e con l’esperienza della battaglia della prima ora contro Coronavirus.
  • L’additato del giorno è un medico inglese, Christian Jenssen, sbeffeggiato tutto il giorno dalla rete perché occupandosi di fare il presentatore di un programma tv di salute di carattere trash ha detto: “Tutta una scusa per gli italiani per continuare a non far niente dalla mattina alla sera”. No comment
  • La Lombardia resta nell’occhio del ciclone. Il lodigiano tira un primo respiro. La condotta esemplare dei cittadini nella zona rossa oggi paga un incremento rallentato dei contagi. A Bergamo la battaglia infuria. I tg della sera hanno raccolto a Brescia questa terribile constatazione di un’infermiera: “Non si sa più dove sistemare le bare”. In Emilia-Romagna – dicono i sindaci con la mascherina – “l’epidemia viaggia veloce verso l’est della regione”.
  • Sulla scia dell’ira di Mattarella contro la BCE: Franco Bernabè (a 8 mezzo dalla Gruber):A differenza di Draghi lei sa parlare alle banche ma non si intende di mercati”.
  • Il mondo dello sport – in Italia e nel mondo – chiude i cancelli. Vale anche per il Giro d’Italia. E negli USA per la più grande manifestazione al mondo di golf.
  • Comunicazione bottom up: tanti italiani vanno sui balconi e quando la rete di un grande e popolare telefono senza fili è pronta cantano l’inno di Mameli. Poi chi ha uno strumento musicale si esprime dalle finestre. Sulle prime appare una cosetta. Poi la risenti nei tg della notte e viene persino in mente Senso di Luchino Visconti.

Comunicazione e crisiMedia e informazione  –  Domenica 15 marzo 2020.

Coronavirus in ItaliaBollettino della sera del 14 marzo 2020 21.157 casi, 1.518 in terapia intensiva, 1.996 guariti, 1.441 morti, 109.170 tamponi eseguiti

Italia ferita e virtuosa. L’Europa in lento avvicinamento alla ragione (ma ancora in ordine sparso e con brutti esempi di egocentrismo nazionale). USA e GB fanno il doppio gioco. Da noi eroico il sistema professionale della salute. Bravi i cittadini. Patto del governo con imprese e sindacati per stare in sintonia con la linea dura ma tutelando subito e aprendo il cantiere del “dopo”. I media “classici” – radio, tv e giornali – soprattutto al servizio del cambiamento narrativo, del rapporto con le fonti tecnico-scientifiche, del punto di equilibrio tra allarme e verità.

  • Oggi è difficilissimo fare sintesi. E’ domenica. Le chiese restano chiuse, le messe si svolgono in tv. Per una volta – speriamo non per sempre – alle impennate del bollettino della pandemia abbiamo dato le prime tre pagine di questa nota. Per capire che, pur con territori ancora marginali, l’intero Paese è sfidato.
  • I medici dicono che nel sud i contagi raddoppiano in tre giorni. Lo sguardo appena appena lungo di questo fattore apre un allarme sulle infrastrutture di ricovero più serio di quello che si vive al nord, con Bergamo oggi ancora in testa, ma con la Lombardia che si ammala al +20% al giorno. Servono subito 40 mila letti. L’organizzazione d’ospedale – dice il prof. Massimo Galli del Sacco – è importante, ma ancora meno importante del contrasto sul territorio. Tutti a casa. Così come molte nazioni faticano a imporre. Ma alla fine Sanchez – con moglie positiva – e Macron hanno allineato Spagna e Francia a questa misura, pur restando in piedi le amministrative francesi movimentando 40 milioni di cittadini fuori da casa.
  • L’ordine sparso dell’Europa, rispetto al passo avanti delle istituzioni UE che cominciano a sintonizzarsi con la realtà, riguarda casi di egocentrismo, di paesi che, violando regole del mercato unico, restringono le forniture mediche all’Italia, per “loro precauzione”.
  • Intanto molteplici sono gli ambiti della ricerca – nella stessa Italia – che danno la caccia al vaccino. – 38 prototipi sono in fase di evoluzione validativa. A Napoli si conferma la sperimentazione di un farmaco considerato promettente. Alle porte di Roma è pronta la consegna di 600 preparati considerati efficaci. Anche se l’esito complessivamente anti-epidemiologico non è per ora, scavallerà certamente l’estate e andrà forse ancora più in là, anche questo aspetto di lotta, al tempo stesso razionale e intuitiva, segna un punto di reputazione per l’Italia.
  • Con la fine di questa settimana l’Italia piange alcune catastrofi: 1500 morti significano in alcuni territori che “non si sa più dove mettere le bare”; 350 mila imprese chiuse sono lacrime non solo debiti; i respingimenti di pazienti per assenza di letti – Fidenza in testa –  sono violenze etiche.
  • Ma rispetto alla crisi di immagine dell’inizio crisi qui si sta piantando un chiodo – che la Cina ha capito alla grande – sul sistema di concertazione accelerata che – tra Stato e territorio, tra sindacato e impresa, tra comunità scientifica e gestori dell’economia – dopo qualche ritardo e qualche sbavatura, ha messo l’Italia in testa al processo di contrasto e di ri-progettazione.
  • David Sassoli (presidente del Parlamento europeo) dice che l’esempio che stiamo dando è di “tenere insieme la battaglia per la salute, la battaglia per il lavoro ma anche la battaglia per la democrazia”. Sui media di ciò si parla da giorni. Le preoccupazioni non vanno nascoste. Ma la velocità del sistema Paese ora c’è. E il 62% degli italiani apprezza.
  • Con il nostro piccolo e modesto “cantierino di monitoraggio” vogliamo unirci – portando competenze che ci appartengono – ad un altro fronte che sta delineandosi, ben inteso con epicentro più esposto e più responsabile nelle facoltà di Medicina (oggi il rapporto tra pazienti isolati e medici e infermieri contagiati è del 5%), e che riguarda molti atenei, molte comunità scientifiche, molti laboratori della conoscenza: il fronte del public engagement. Non ancora sufficiente (soprattutto nelle aree umanistiche), non ancora percepito come forse più importante in questo momento della stessa ripresa della didattica in distance learning (ovvero da coniugare con questo riavviamento delle lezioni), ma che ha il suo punto forte nel porre la questione del dopo e del come arrivarci (obiettivi, misure, cambiamenti, adattamenti), cominciando a pensarci fin da oggi.
  • Nel campo delle comunicazioni – che si rivelano uno dei tre pilastri della gestione della crisi (insieme a salute ed economia) – noi i cambiamenti necessari cominciamo ad intravederli. E a questo argomento vorremmo dedicare il prossimo dossier di documentazione, previsto per fine settimana. Oggi chi ci segue si accontenterà di un “domenicale”, oltre questa rassegna, con quindici note di queste ultime ore che la rete – a cercar bene – mette a disposizione di chi vuole approfondire.

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