Sono stato nominato….

I miei compagni di classe di liceo Andrèe van Lierde e Luca Pajetta, hanno – credo complice il sedentarismo provocato da Coronaviruis – avviato un gioco su Facebook di recensione di un libro letto di riecente nominando un altro a continuare la catena. Non si scappa dagli ex-compagni di scuola quando ti nominano in una cosa del genere e superata la mezzanotte di una giornatina pesante, ho rinunciato a leggiucchiare il libro del momento per scrivere (ovvero per aggirare la scrittura) della richiesta recensione.

16.4.2029 h. 01.00

Mi piacerebbe stare al gioco, proposto dai miei amici e compagni di liceo Andrée e Luca, parlando di un bellissimo romanzo, bello e voluminoso, una di quelle grandi narrative che ti fa discontinuità interiore, che ti fa staccare la spina dagli affanni di bassa lega che, leggendo, al massimo ti arrivano alla caviglia.

E’ da tempo che ho voglia di imbattermi in questa avventura.

Sapendo che sarebbe a portata di mano. Basta allungarsi di mezzo metro verso la biblioteca dietro il posto di lavoro. Oppure scendere cinque minuti in quelle librerie che profumano seduzione intellettuale e sentimentale.

In verità – la mia vita va ancora così – è un pezzo che questa cosa non succede.

Leggo in modo connesso al lavoro che faccio. Finisce tutto ad essere funzionale a qualche diavolo di “prodotto” in cantiere. E senza la gratuità assoluta, quella lettura da sogno non c’è.

Ecco, il momento della verità è arrivato. E la risposta non è predisposta.

Ci diamo allora appuntamento fra un annetto.

Ma, siccome capisco che non me la posso cavare così, mi rimetto invece ad una dichiarazione minimale ma veritiera.

Cioè il libro da comodino, ultimo delle letture un po’ trasgressive che si fanno quando già la giornata ti ha consumato la vista. E finisci a letto accettando di scambiare qualche idea con qualcosa che non è del tutto funzionale alle cose che fai in quei giorni, e quindi quella letturina a mezzo sguardo, a dimensione omeopatica, ti giustifica l’idea che sei ancora un uomo libero che si permette di far cose non perché le deve fare ma perché se le tiene nel privato che più privato non c’è. Sul comodino, a portata di sonno.

Il libro in questione deve essere di piccole dimensioni (ho provato a tenerci – per riparare vecchie colpe- per sei mesi Musil e non riuscivo a conquistare che una pagina a sera…presente quel Musil….che vergogna!), deve essere in corpo 11 o 12, perché poca luce, poca vista, poca tenuta…deve essere parte di una tua pratica interna aperta, cioè rispondere ad una domanda che ti porti dietro con risposte ambigue.

Ecco, sto per rendere la mia confessione attorno ai due libricini che si sono fatti compagnia tra di loro sul mio comodino nell’ultimo mese, almeno più di quanto abbiano fatto compagnia a me.

 E malgrado tutto, malgrado il Coronavirus, malgrado il mio lavoro aumentato, malgrado l’1 di notte scavallata spesso al pc, quei due libriccini sono stati lì ad aspettarmi benevolmente, come le due mogli dell’ultimo imperatore della Cina, cioè con l’eleganza di non avere gelosie se  finivo per sfogliare miseramente uno e non l’altro. Così che quando ho fatto questa riflessione (ma,  capperi, cosa mi è venuto in mente di farla, questa riflessione…) mi sono sobbarcato l’idea di dividere l’ultima goccia di energia della giornata in forma equa. Un brandello di lettura dell’epopea dell’uomo più antipatico e più travolgente della storia moderna occidentale, Napoleone Bonaparte, (scritta per i libri in edicola di Repubblica dal mio amico Luigi Mascilli Migliorini, tra i maggiori napoleonisti viventi);  e poi la brevissima distinzione che il prof. Maurizio Viroli – emerito di Politics a Princeton e docente di una mia materia, la comunicazione politica, in Svizzera, ha scritto per spiegare la  profonda differenza tra Nazionalisti e Patrioti (Laterza).

La due domande interne trascinate con risposte incerte – che hanno determinato l’acquisto – erano:

  • perché i milanesi (e in generale i lombardi) si sono fatti conquistare dalla conquista napoleonica di Milano  al di là quel che essa è stata, di quanto essa è durata, di ciò che essa ha lasciato?
  • perché la sinistra italiana ha abbandonato l’idea di “patria” nelle mani dei nazionalisti, incolti e opportunisti, del nostro Paese, abbandonando il progetto (a cui avevano dato contributi Rosmini, Gramsci, Gobetti, e molti altri) che ha reso la sinistra una poltiglietta globalista e la destra una commerciante di stereotipi?

Adesso spero che non mi chiediate cosa contengono quei libri (che ho quasi finito, dopo un mesetto di sbriciatine) che non mi facciate domande insolenti per vedere se davvero li ho letti, che non vogliate sapere se gli autori sono davvero stati in grado di rispondere ai miei quesiti!!

Vi risponderei che li ho letto, salvo le ultime pagine e che gli autori sono stati straordinariamente in grado di di rispondere ai miei quesiti. Ma l’intento dei miei amici Andrèe e Luca è di farvi il solletico circa lo stimolo di leggere, non di recensire libri.

Dunque, grazie per l’accoglienza e  ciao.

(a mia volta ho nominato Francesco Spagnolo, figlio di Paola Acht, che per avere fatto illo tempore lo stesso nostro liceo, Andrèe e Luca ben conoscono)

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