Congedi. Philippe Daverio (1949-2020).

In ricordo di un falò notturno in Maremma

Philippe Daverio (nato in Alsazia da padre italiano nel 1949, cinque lingue parlate e scritte, uno capace di leggere vita e arte senza trattino, federalista eccentrico, divulgatore generoso, straordinariamente adatto a valorizzare l’europeità italiana) se ne è andato all’Istituto dei tumori di Milano dopo penosa malattia. Aveva studiato senza laurearsi. Così giustificava il suo tratto “interpretativo” per spiegare l’arte non da “purista”. Guadagnava pubblico e faceva storcere il naso al sinedrio accademico.

Ci incontrammo nella prima parte degli anni ’90, casualmente attorno a un falò nel grossetano che allevava cavalli. La chiacchiera era già sul merito e sull’estetica delle cose che ci circondavano. Per cui non andava a entrambi di fare presentazioni formali. Lui era assessore alla cultura a Milano (e io non lo sapevo). Io (milanese) ero direttore generale a Palazzo Chigi. E lui non lo sapeva. E fu Philippe a cominciare dicendo che era uno svizzero dei Grigioni, dove faceva il mandriano. Replicai che ero vigile del fuoco, fuori servizio. Filò tutto liscio fino alla fine. Così che quando ci rivedemmo nelle rispettive “divise”, eravamo già amici. E le occasioni furono tante, in particolare parlando sempre della città che ci interessava di più, la nostra. Se ne va uno che trovava mille angoli di un paese straordinario per mettere a prova la nostra ignoranza e irritare simpaticamente i francesi (facendo l’elogio della Villa imperiale di Pesaro rispetto a Versailles). Ciao Philippe, Milano avrebbe dovuto elevarti di più a suo predicatore laico.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *