Congedi. Giulio Giorello (14.5.1945 – 15.6.2020)

Giulio Giorello (foto Coriere della Sera)

La mia nota di congedo per la scomparsa di Giulio Giorello era stata scritta nel Domenicale dell’Osservatorio “Comunicazione e situazione di crisi” del 21 giugno 2020. E poi ripresa – come dedica – all’inizio del libro Pandemia. Laboratorio di comunicazione pubblica (Editoriale scientifica) uscito tra ottobre e novembre del 2020. Questo il testo che riporto oggi, giorno di Natale,  nella rubrica “Congedi” di questo blog

Giulio Giorello, tra i maggiori filosofi della scienza, storico professore della “Statale”, allievo di Ludovico Geymonat, intellettuale di reputazione internazionale, nato a Milano il 14 maggio 1945, è morto a Milano il 15 giugno 2020 dopo due mesi di combattimento al Policlinico contro il contagio di Coronavirus e dimesso ai primi di giugno (“Felice dopo l’ospedale: ho combattuto e vinto il Covid”, intitolerà il Corriere il racconto delle dimissioni dall’ospedale).

In conclusione di quell’articolo il prof. Giorello aveva scritto:

Eccome se ho combattuto. Contro un nemico invisibile e insidioso come il coronavirus. Mi sento un reduce che non ha indossato né uniforme né camice. Eppure, se devo dire la verità, io questo nemico lo continuo a vedere in forma metaforica. Perché con un nemico tradizionale tu puoi trattare, cambiare strategia, attendere. Con la malattia non puoi fare niente del genere. Non scendi mai a patti. Quindi, per certi versi, la guerra al Covid, come a qualsiasi altra malattia, resta una bella metafora. Questa idea di guerra contro nemici globali e “simbolici” si è fatto strada dopo il secondo conflitto mondiale. Perché non indirizzare le grandi risorse, anche umane, per nuove “guerre” contro i mali che affliggono i vari popoli del mondo?”

Per aprire il dibattito pubblico italiano

La dedica di questo libro riguarda la personalità culturale più eminente della nostra comunità che si ritrova oggi nella lunga lista dei caduti (nei giorni della chiusura redazionale di questo testo sono 35 mila gli italiani) a fronte di quel che viene abitualmente chiamato “il nemico invisibile”. Per un filosofo e per di più per un filosofo della scienza è – come Giulio stesso ha scritto – “una bella metafora”. Ma, nella sua certa coscienza dei diversi significati di quella metafora, anche un confronto in cui è impossibile “scendere a patti”.

Ma riguarda anche un amico con le storie della stessa generazione, dello stesso ateneo (pur da facoltà contigue ma diverse), delle stesse preoccupazioni per la qualità del dibattito pubblico del nostro tempo, della nostra società, della nostra città.

Era stato più volte argomento di sollecitazioni e di iniziative comuni. E oggi, nello scrivere in molti su di lui, l’argomento di questa inclinazione civile assume un significato di cornice. Così come – si parva licet componere magnis – è questa la percezione di fondo del “diario” che le pagine seguenti raccontano attorno ad un tema di lutti (e la scomparsa di Giulio è tra quelli più gravi) ma anche di rigenerazioni.

Antonio Carioti nell’articolo di congedo sul Corriere della Sera del 15 giugno segnala così la questione che diventa parte pertinente di questa dedica: “Giorello aveva dato un contributo notevole ad aprire il dibattito pubblico italiano rispetto a tematiche lasciate per troppo tempo ai margini, considerate spesso un terreno di caccia riservato agli «addetti ai lavori»: le neuroscienze, la paleontologia, la matematica, la psicologia evolutiva, la fisica delle particelle, ma anche la mitologia, la ricerca filosofica, l’etica individuale e collettiva. Praticava nei fatti, con il suo intenso lavoro di indirizzo culturale, il superamento delle barriere tra il pensiero umanistico e quello scientifico”.

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