Intervento nella direzione nazionale di Più Europa (15.1.2021)

Più Europa – Direzione nazionale 15.1.2021

Intervento di Stefano Rolando

Stiamo discutendo – come tutta Italia – su due diverse prospettive che tra pochi giorni saranno chiarite. Il governo trova i voti, il governo non trova i voti.

Io penso che, alla fine, il governo i voti li troverà. Per la spinta che c’è negli ambiti politici governativi esercitata oggi dal taglio dei parlamentari, dalla crisi sostanziale delle formula governativa, dalla necessità per chi vive solo di politica – e che sarà, in parte cospicua, marginalizzzato – di mantenere il controllo del Piano e di trovare campi di atterraggio stipendiati per alcune centinaia di persone (cosa che si pensa di fare anche nelle pieghe del Recovery plan italiano con tecnostrutture affibbiate nelle amministrazioni o in capo ad aziende pubbliche). Insomma ragioni che richiedono, col favore di molti parlamentari, di avere almeno sei mesi di manovra.

Se sarà così, avremo l’opportunità di essere al centro di un più consistente ambito politico che si ritrova con sfumature diverse all’opposizione di un quadro di governo, in cui noi, Azione, IV, Bentivogli, i verdi, molti soggetti del civismo progressista, abbiamo detto nel corso degli ultimi mesi cose simili.

Cosa manca a questo ambito politico?

C’è chi, tra gli interventi precedenti di questa sera, ha segnalato il rischio competitivo di questo ampliamento dei soggetti che stanno nello stesso segmento di posizione. Ma nessuno sta assumendo davvero la responsabilità, vorrei dire il protagonismo culturale, di un ragionamento complessivo del ruolo – non di una forza frutto di fusione ma come abbiamo più volte immaginato di uno schema federativo – che abbia “un altro discorso da fare al Paese”. Sull’economia e sulla riorganizzazione del dopo pandemia. Un discorso molto atteso dai ceti produttivi, molto atteso dal mondo del lavoro, molto atteso dalla scuola e dall’educazione, molto atteso anche dai media meno stupidi.

Ho apprezzato l’iniziativa del segretario di incontrare nei giorni scorsi il sindaco di Milano attorno a questo tema. E penso che l’agenda del 2021 offra una riflessione connessa – almeno nelle maggiori città capoluogo che andranno al voto – per disegnare meglio il ruolo di un sistema federato  (ciascuno in autonomia intellettuale) di soggetti che hanno espresso argomenti simili attorno all’economia della riprogettazione e non all’economia dei bonus, attorno alla capacità di stare dentro le procedure di pianificazione europea e non ”a orecchio”, attorno ad una visione del futuro che passi attraverso la sperimentazione e gli investimenti possibili proprio nei sistemi urbani che vanno al voto e non attraverso la retorica del “tutto andrà bene” a cui il galleggiamento del governo Conte ci ha abituato.

Questa linea per l’agenda 2021 vale naturalmente anche se il governo non trova i voti. Ma in tal caso il contesto è molto più ampio e richiede un ragionamento più robusto di questo stesso mio spunto.

Chiarisco che si tratta di una posizione che richiede riflessione, analisi e proposta. Non è una riduzione “localistica”. Anch’io come Emma avrei preferito un partito tematico al partito territoriale. Ma non penso che il nuovo governo della filiera urbana che comprende Torino, Milano, Trieste, Bologna, Roma, Napoli, Salerno sia tema “localistico”. Se impegneremo le teste migliori, anche senza esaurire le energie in estenuanti negoziati locali, disegneremo un vero e proprio modello (atteso in Italia e in Europa) che diventerà di traino per la scadenza elettorale nazionale che, anche fosse “a scadenza”, arriverà.

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