Luca, Vittorio, Antonio. Gli italiani riscoprono le istituzioni nella loro vita.

Morti drammatiche e con tratti ancora non chiariti. Ma, coincidenti simbolicamente con la svolta politico-istituzionale. Anche per questo con il rispetto della gente.

Articolo pubblicato sul giornale online L’Indro (1.3.2021) –

https://www.lindro.it/luca-vittorio-antonio-gli-italiani-riscoprono-le-istituzioni-nella-loro-vita/

Santa Maria degli Angeli, Roma – I funerali di Stato di Luca Attanasio e Vincenzo Iacovacci Foto ANSA/ALESSANDRO DI MEO
San Bellarmino Roma – Le esequie di Antonio Catricalà – Foto dell’autore

Stefano Rolando

Un diplomatico, un carabiniere, un magistrato. Scomparsi tragicamente nei giorni di insediamento di un governo di emergenza, quindi a forte carattere istituzionale.

Coincidenze, su cui non teorizzare troppo. Ma anche coincidenze emblematiche che intercettano lo spirito del momento. Per questo, almeno oggetto di qualche riflessione.

Luca Attanasio, giovane ambasciatore d’Italia in un paese difficile e Vittorio Iacovacci, giovanissimo carabiniere addetto alla sicurezza dell’ambasciatore e dell’ambasciata a Kinshasa, vittime di un’imboscata nel territorio del Kivu confinante con il Rwanda. 

Antonio Catricalà, consigliere di Stato (dall’età di trent’anni) e carriera brillantissima in molteplici responsabilità istituzionali, amministrative e di governo, vittima di un inspiegabile (per ora) suicidio a 69 anni nella propria casa a Roma, nel pieno di una fase come sempre positiva delle sue rilevanti attività.

Giovedì 25 febbraio i funerali di Stato di Attanasio e Iacovacci nella basilica di S. Maria degli Angeli a Roma celebrati dal cardinale Angelo De Donatis (“se questa è la fine degli operatori pace, che ne sarà di noi?”, ha detto nella sua omelia), dopo essere state accolte le loro salme a Ciampino dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Poi trasferite nei comuni di Limbiate (in Lombardia) e di Sonnino (nel Lazio) per la partecipazione delle loro comunità di origine.

Antonio Catricalà, salutato da una fila interminabile di cittadini e operatori pubblici alla camera ardente allestita nella sede dell’Autorità per la Concorrenza a piazza Verdi a Roma venerdì 26 febbraio (istituzione da lui presieduta dal 2005 al 2011) e con funerali partecipatissimi sabato 27 febbraio nella chiesa di San Bellarmino sempre a Roma (“capace di dare fiducia e di sapersela conquistare”, ha detto il parroco Antonio Magnotta) , con belle parole di congedo di Gianni Letta, Filippo Patroni Griffi, Paola Severino e altri, tra cui commoventi versi della figlia dello stesso magistrato scomparso.

Lo spazio mediatico in questi casi risente dei sentimenti percepiti nell’opinione pubblica. Vicende – va detto – raccontate e dettagliate. Certo anche per le loro inspiegabilità. Ma anche per una scossa civile che costituisce la “notizia” culturale e sociale di questi eventi. Gli accertamenti sulle cause sono in corso in entrambi i casi e potranno anche fare emergere elementi di diversa portata. Che lasciano tuttavia nitido il riscontro pubblico – e di conseguenza mediatico – del primo impatto.

Cittadini e burocrazia

Siamo ancora nel pieno di una pandemia che ha espresso anche conflitti e contradizioni. Tra i quali il dualismo tra “lavoro garantito” e lavoro precario” si è fatto sentire, come in altre crisi, segnalando rancori di una parte del paese che vive del proprio privato impiego (in questi tempi colpito dalle circostanze della crisi sanitaria) nei confronti degli operatori pubblici, la cosiddetta “burocrazia”. Da una parte, è vero, oggetto di stima e riconoscenza (l’apparato socio-sanitario e gli operatori della sicurezza, soprattutto). Ma da un’altra parte oggetto anche di risentimenti sia per l’imprecisa valutazione dei rendimenti, sia per storici stereotipi, che come tutti gli stereotipi contengono elementi di verità mescolati a elementi viscerali.

In questa cornice il sentimento sollevato da queste scomparse – non fisiologiche – va decifrato rispetto ad alcune elementi che riguardano la loro narrativa e quindi anche la loro percezione.

Tre brevi spunti.

Per prima cosa la variante del carattere “verticale” con cui viene considerato per lo più il sistema burocratico. Con un potere cioè che passa attraverso la logica delle carriere verticali: più in alto, più potere. E con un potere non poche volte percepito come autoreferenziale. I casi in questione hanno fatto emergere – pur restando che tanto un ambasciatore quanto un ministro (o assimilato) non sono e non possono essere ruoli fintamente “di base” – una personale attitudine alla orizzontalità, ovvero ad una forte socialità, all’ascolto, all’interlocuzione come metodo, al rispetto delle dinamiche del privato sociale. Sia esso l’ambito associativo umanitario frequentato e sostenuto dall’amb. Attanasio; sia esso la dimensione dell’impresa, intesa come soggetto delle libertà e delle innovazioni, materia di attenzione specialistica dell’avv. Catricalà. Uno stuolo di messaggi in rete sta accompagnando la scomparsa di Vincenzo Iacovacci per segnalare la “gratitudine degli italiani ai nostri carabinieri in Italia e nel mondo”.

La seconda cosa è – così appare nelle biografie e, per chi scrive, anche negli elementi di conoscenza personale – l’evidente rottura del principio burocratico secondo cui “a carta deve corrispondere carta”.

Vi è chi la interpreta come un principio di legalità; vi è chi la interpreta come azione indipendente dal corrispondere quella carta alla realtà. Le storie di chi ci ha lasciato in questi giorni sono documentatamente la prima e non la seconda.

La terza cosa tende ad intercettare la domanda di “più istituzione” che la vicenda pandemica ha messo in evidenza. E’ chiaro che, nel pericolo e nella letalità di Coronavirus, i tratti di paura hanno dominato spesso una parte vasta dell’opinione pubblica. Ma il Paese non è tutto uguale. E’ cresciuta anche la domanda di spiegazione, la richiesta di un rapporto più maturo nei confronti della comunicazione scientifica, una crescente insofferenza per la mediazione inefficace delle forze politiche, ondeggianti tra populismo (parole al posto di responsabilità) e inefficacia relazionale.

Il sentimento civile che sostiene l’attuale svolta politica

Proprio questo è il sentimento che ha portato e che ora sostiene il governo Draghi. In cui la componente dei “servitori dello Stato” è in dialogo non punitivo con i rappresentanti della politica nello spirito di migliorare il rendimento del governo per il Paese ma anche per migliorare la politica stessa, così da non perdere di vista i caratteri fondanti della nostra democrazia.

In questo quadro il riferimento alla competenza negli ambiti delle pubbliche amministrazioni è emerso come un tema di “domanda sociale”. E proprio su questo profilo la scomparsa di operatori di riconosciuta competenza è avvertita come una ferita.

Senza scordare la scomparsa del carabiniere Iacovacci per la quale il comune di Sonnino ha visto ogni casa addobbata con il tricolore. E segnalando il rilievo delle parole pronunciate a Limbiate, con i carabinieri in alta uniforme, dall’arcivescovo della grande diocesi ambrosiana, Mario Delpini, che ha immaginato e raccontato in forma illuminante il dialogo tra Dio e l’ambasciatore Attanasio.

Ben inteso parliamo di un processo simbolico, che deve e dovrà tener conto dei tanti rovesci della medaglia del tema. Ma che nell’occasione si legge nei sentimenti emersi e nella comunicazione che ha avvolto i fatti.

Dunque tale da uscire dalla sola cronaca per provare a far capolino nelle interpretazioni.

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