Questioni di età

Post su FB – 24.3.2021 – h.14.50

Comincio ad essere innervosito – e quindi polemico – con l’uso crescente dei giornali e dei media (per il Corriere della Sera è addirittura maniacale) di mettere l’età a fianco di ciascun nome risulti a stampa.

Dietro la razionale spiegazione “informativa”, si va montando una crocefissione psicologica collettiva nei confronti non solo degli anziani ma anche di chi si avvia ad esserlo, di chi è sfiorato dalle “date limite” della pensione, di chi potrebbe con un piccolo pre-pensionamento mollare la presa a vantaggio di altri.

Questa linea “comunicativa” si salda con la linea di attacco dei millenials nei confronti di chi è entrato nel copione dell’inevitabile guerra generazionale, fondata su una generalizzazione qualunquista: voi! Voi ci avete indebitato, voi ci avete tolto le opportunità, voi ci avete inquinato il mondo. Eccetera.

Quanto lo sento dire pretendo nomi e cognomi. E ho pronta la liste delle cose provvidenziali fatta dalle generazioni precedenti ai “giovani” (che per altro non intendo omologare in un fascio compatto di comportamenti).

Le culture tecnologiche e l’adesione ai modelli comunicativi dei socialmedia ha a che fare con questo tema, ma non è qui il caso di andare troppo per teorie.

La battaglia di lasciare l’età come chiarificazione burocratica se necessaria per poi concedere alla percezione relazionale di sentimenti, intelligenze, creatività, umanità per farsi una buona o cattiva opinione (terreno che è durato per secoli) credo sia adesso da prendere sul serio.

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