La formazione di cultura e spettacolo contro Covid-19 – Un commento generale al convegno di Fondazione MI (17.5.2021)

Fondazione Milano e le sue quattro scuole civiche di musica, teatro, cinema e mediazione linguistica, hanno proposto una giornata di riflessioni sulle esperienze della didattica anti-pandemica e di confronti con esperti, studiosi, operatori

DI STEFANO GRIMALDI

Articolo poubblicato sul giornale on line L’INDRO – 18 MAGGIO 2021

10:00COVID-19, CULTURA & SOCIETÀ, ITALIA – NEWS

Programma: https://fondazionemilano.eu/news/convegno-online-la-nostra-scelta-di-interpretare-il-futuro

Mentre ancora si combatte tra chiusure e aperture, pur con il conforto di dati migliorativi sulla situazione epidemiologica, c’è chi comincia a rompere gli indugi per parlare di futuro in campi in cui senza cambiamenti è difficile immaginarsi un futuro. Progetti e auspici, in questa fase si tengono per mano.

In questo caso l’anno abbondante di esperienza ha dimostrato che la reattività serve e che i risultati anche metodologici possono essere utili a tutti i settori riferiti alla cultura, all’arte e allo spettacolo. Settori che hanno nella formazione il loro stesso futuro per ciò che attiene al capitale umano.

Fondazione Milano è articolata in quattro Scuole di alta formazione (parte dell’area AFAM del Ministero dell’Università, dunque con titoli equiparati) la cui natura civica riporta integralmente all’azionariato del Comune di Milano: la scuola di musica (intitolata a Claudio Abbado), la scuola di teatro (intitolata a Paolo Grassi), la scuola di cinema (intitolata a Luchino Visconti) e la scuola per interpreti e traduttori (intitolata a Altiero Spinelli).

A valle di un anno di battaglia per contrastare il virus senza dismettere l’impegno didattico, senza far perdere l’annualità agli studenti, senza vanificare la complessità di insegnare mestieri in cui la fisicità, la presenza, la strumentalità, contano molto, in cui il vissuto è fatto di concrete modificazioni, di adattamenti, di creatività riorganizzativa, si è pensato di raccontare questa vicenda. A confronto con voci impegnate a promuovere interpretazioni sul dopo pandemia. O per meglio dire sulla ricerca di opportunità ragionevoli navigando comunque ancora nel mare del rischio.

Ecco così – lunedì 17 maggio – con la ministra dell’Università Cristina Messa in apertura e l’assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corno in chiusura, la giornata seminariale che ha impegnato venti riflessioni, tra il dentro e il fuori di una rete di relazioni che hanno riguardato istituzioni,  università,  teatri, rappresentanze professionali, imprese, media.

La nostra scelta di interpretare il futuro”. Questo il titolo che traguarda l’ambiziosa idee di riunire prima o poi la quattro scuole nel “Politecnico delle arti”, dando vita a un sistema di formazione nel settore capace di maggiori nessi interni e di più forti interdipendenze tra questi così convergenti ma anche così diversi ambiti.

Il presidente Stefano Mirti, aprendo i lavori ha richiamato quell’obiettivo e ha parlato dell’avvio di un articolato programma di dialogo e interlocuzione. “L’impegno europeo per portare il 70% della popolazione nei prossimi anni alla formazione permanente – ha detto – è uno stimolo formidabile a ragionare su adattamenti complessi e su rigenerazioni necessarie”. Il convegno è stato contenuto nel format di quattro ore con gli interventi del management e dei direttori delle scuole insieme ad esperti di chiara fama e a rappresentanti di settori che presidiano i mercati del lavoro di cui le scuole si occupano.  Il carattere della formazione a distanza, nella sua evoluzione, è stato uno dei temi. La dinamica del mercato del lavoro, soprattutto nel campo tartassato dello spettacolo, è stato l’altro punto di analisi, importante per il costante ri-orientamento della formazione stessa.  Stefano Rolando – membro del CdA di Fondazione Milano e docente allo IULM, ispiratore del convegno – ha argomentato i temi della discussione, riprendendo appunto il tema “progetti/auspici”. “Senza auspici, cioè pensieri lunghi, desideri, volontà, non si scruta tra i chiaroscuri di una situazione che finora è stata altalenante – ha osservato – ma senza progetti non si sciolgono incognite e non si pesa il rapporto tra rischi e opportunità”.

Fondazione Milano (le quattro scuole civiche di alta formazione nel campo della cultura e dello spettacolo) ha aperto il dialogo interno ed esterno sulla rivoluzione della didattica e sulle difficoltà di un mercato del lavoro che è stato quasi azzerato.

La ministra Cristina Messa – già rettrice dell’Università Bicocca di Milano –  ha stimato utile e coraggioso l’approccio pro-reattivo dato a questo lungo e altalenante periodo. Ha parlato degli investimenti che il PNRR contiene per il settore e ha segnalato che proprio il trattamento delle soft skills trasversali della formazione assume in questo periodo di trasformazione rilievo decisivo nel rapporto tra studio e lavoro.

Hanno fatto seguito relatori esperti di convivenza con la crisi sanitaria (Massimo Galli) e di convivenza con la cultura riorganizzativa (Federico Butera) che hanno messo a fuoco il paradigma del continuo adattamento. Mentre docenti universitari attenti alle dinamiche economiche (Paola Dubini, Bocconi) e tecnologiche (Riccardo Fedriga, Bologna) hanno ragionato sulle spinte oggettive di trasformazione del rapporto formazione-lavoro nel campo dell’arte e dello spettacolo. Poi  punti di vista di chi – dirigendo teatri (come il Piccolo di Milano, Claudio Longhi  o l’Opera di Roma,  Carlo Fuortes), operando in contesti universitari e di ricerca (con svariati e prestigiosi apporti a cominciare dal rettore della Statale Elio Franzini), agendo nel quadro di contesti aziendali (come la Rai, intervento di Luciano Flussi) o di rappresentanza dei produttori (intervento di Francesca Cima di Anica), infine nel quadro di responsabilità ministeriali (due direttori generali, Nicola Borrelli della Cultura e Gianluca Cerracchio dell’Università), ha ampliato i contesti tematici e territoriali delle tendenze in atto.  Al centro dei lavori del pomeriggio – coordinati dalla vicepresidente di Fondazione Milano Marina Messina –i contributi di un bilancio di esperienza che i direttori delle Scuole e il management stesso della Fondazione hanno predisposto, riflettendo sul vissuto dei docenti e degli studenti. Stando al vissuto dei giovani – che hanno salvato l’anno di formazione ma che hanno visto tagliate radicalmente le opportunità del mercato del lavoro – i responsabili delle Scuole, la direttrice generale Monica Gattini Bernabò, che ha fatto  un bilancio complessivo, finanziario, gestionale e culturale;   Roberto Favaro, Scuola di Musica, Tatiana Olear, Scuola di Teatro, Minnie Ferrara, Scuola di Cinema e Fabrizia Parini, Scuola Interpreti e Traduttori,  hanno considerato giustificato il pur relativo ottimismo che l’iniziativa ha teso ad esprimere. E’ giustificato l’ottimismo della volontà. Ma è chiaro che sono giustificate anche le apprensioni, quelle di sistema. Il quadro delle misure nazionali ed europee in discussione si somma ad alcuni accenni specifici che lo stesso presidente Draghi ha fatto allo scopo di migliorare la relazione tra il realismo degli obiettivi e il peso dei vincoli. Nelle conclusioni dell’assessore Filippo Del Corno interessanti osservazioni su Milano e sull’Italia nello stesso impegno per riqualificare il “diritto alla partecipazione alla cultura” soprattutto a valle della terribile esperienza della pandemia. Nel convegno si è posto il tema di quanto valga il ricambio generazionale e la vitalità dello spettacolo dal vivo in una città come Milano, dopo l’esperienza di lunghe e dure restrizioni vissute. La risposta – espressa da molti interventi – si ritiene che verrà presto “dal quadro di condizioni di una soglia minima di praticabilità”. La domanda – è stato detto – è alta ed è parte di un profilo ineludibile del modo di Milano (come di altre città) di immaginare se stessa e di proporsi a tutti come ambito che ha fatto arte e cultura anche quando prevaleva l’economia delle ciminiere. “Figuriamoci ora – dicono gli organizzatori del convegno – dopo una crescita prolungata dell’economia immateriale e all’uscita di isolamenti in cui ritrovare lo spettacolo dal vivo non è solo “divertimento”, è profondo bisogno civile che appartiene al dna dell’homo sapiens”.

La seduta della mattina videoregistrata disponibile al link

https://www.facebook.com/fondazione.milano/videos/2843943335867992

La seduta del pomeriggio videoregistrata disponibile al link

https://www.facebook.com/fondazione.milano/videos/837576320175957

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