Elezioni 2021 (seconda parte). Le risposte degli elettori italiani.

Scrutando le schede scrutate.

Una lettura della complessità dei risultati del turno elettorale.

E’ vero che è stato un voto politico, ma che non ha sciolto tutti i nodi.[1]

Stefano Rolando

Ieri, attorno a queste elezioni, abbiamo fatto qualche riflessione sulle poste in palio.

(https://lindro.it/elezioni-2021-le-poste-in-palio-del-turno-elettorale/)

Esprimendo alcuni interrogativi, di cui qui di seguito si fa sintesi.

Pur nella tendenzialità di alcuni dati, ma nel quadro di orientamenti definiti, ecco come appaiono le risposte dell’elettorato.

Non utilizzo qui i dati precisi che mentre scrivo ancora fluttuano nei dettagli. Domattina (oggi per chi legge) saranno a tutti accessibili con migliore approssimazione.

Il valore politico di queste amministrative.

Si confermano tutti gli argomenti rilevati ieri. Politica è la crisi del centrodestra a traino Salvini (“grave crisi” si potrà dire solo dopo la possibile sconfitta a Roma di Enrico Michetti e in questo caso si dovrà dire a traino Salvini-Meloni). Politica è l’affermazione del PD (il filotto Milano-Bologna-Napoli diventa un poker con il successo di Enrico Letta alle suppletive di Siena-Arezzo). Politico è il trasferimento nazionale, da domani stesso, del consistente risultato di Carlo Calenda a Roma (pur fuori dal ballottaggio, ma con un esito di lista che lo colloca, al 18%,  come uno dei due soggetti politici più forti della capitale). Obiettivo, rigenerare la potenzialità dell’area liberaldemocratica (impresa importante e difficile). Politica è la torsione delle prospettive di alleanza del PD tra quella con il M5S (che permette e permetterà i successi del centro sud) e quella con l’area lib-dem (se passerà da crisalide a farfalla) così come le sfumate e bicefale dichiarazioni di Letta del primo momento dimostrano. Politica è la partita aperta nella Lega tra le due anime di lotta e di governo, che tra le presidenziali e le politiche devono trovare una via d’uscita. Politica è l’elaborazione di 5Stelle della fine dell’esperienza di governo di due città come Roma e Torino (elaborazione a cui non basta la rivendicazione di Conte dell’influenza del movimento sul risultato di Napoli). Politica è la necessità di Forza Italia di imboccare una strategia nazionale rispetto a cui il successo calabrese (di continuità coltivata con una buona candidatura) non permette di offuscare la marginalizzazione del partito al nord. Politica è la lettura che dovrà essere data delle trasformazioni del “civismo” (con l’esperienza di Damilano a Torino in primo piano), cioè della presa di distanza ma anche dell’evidenza di patti di questo soggetto (i ”civici”) con i partiti.

Il voto nel quadro del lungo percorso della pandemia e nella trasformazione delle crisi.

Milano premia la force tranquille del riformismo pragmatico di Beppe Sala (che tuttavia dovrà fare i contri con un PD più forte nelle urne di quello che forse lo stesso sindaco ipotizzava).  Mostra che le città che contano non possono vivere con reattività emotiva le crisi, ma devono fare i conti con la governabilità esistente. Un primario pediatra non sposta voti, anzi con la sua imperizia politica ne perde una valanga (se mai qualcuno avesse pensato di speculare su quella qualifica in tempo di pandemia). L’opzione, in generale, del sistema territoriale a favore delle forze che reggono di più il governo Draghi rispetto a chi fa zig-zag circa lo stile e le opzioni di questo governo, è il segnale di sostegno degli italiani alla via d’uscita impressa dal governo di emergenza.

Verso la conferma del bipolarismo o verso l’apertura di un profilo tripolare dell’offerta politica italiana?

I dilemmi soprattutto del PD e di Forza Italia rispetto alle alleanze possibili di questi due partiti (il PD tra “grillini” e lib-dem, soggetti non componibili; mentre Forza Italia resta stressata tra la ricucitura alla sua destra ovvero alla sua sinistra) rendono l’opzione di sistema (bipolarismo o tripolarismo) un tema senza vera risposta netta dalle urne. Ma, come si è detto, il consenso conquistato nel territorio (non nei salotti) da Calenda per rilanciare il tripolarismo anti populista comincia la sua partita da oggi. E Letta apre con una certa prudenza (sospirando e parlando di tempi complessi) a questo tipo di dialogo.

Le elezioni hanno consolidato o fragilizzato i leader dei partiti?

Più forte Enrico Letta (abile e disteso anche nelle dichiarazioni), più debole Matteo Salvini (pasticciato anche nelle dichiarazioni). Più potenziale Carlo Calenda, meno potenziale Giorgia Meloni (che lotterà a sangue per l’esito del ballottaggio a Roma, con chi ora dice che se si fosse candidata lei avrebbe vinto al primo turno). Più costretto a sceneggiare (ma con poco stile) le difficoltà Giuseppe Conte, più orientato a nascondere le tracce Silvio Berlusconi. Sindaci con la marcia ingranata Beppe Sala, Matteo Lepore, Gaetano Manfredi. Perdenti che salvano il ruolo politico Virginia Raggi (con un esito per niente insignificante), perdenti che non salvano il loro ruolo politico, Luigi De Magistris. Defilati Emma Bonino (come fa abitualmente nei turni amministrativi), Matteo Renzi (come non fa abitualmente), Pierluigi Bersani.

Gli italiani e la modesta fiducia nei partiti e nella politica. Quali segnali?

Metà degli elettori italiani non vota. Un po’ meglio va al nord, un po’ peggio va al sud. Il dato ha come corrispettivo una valanga di nomi presentati sulle schede elettorali per i consigli comunali e per le circoscrizioni. Una valanga soprattutto di giovani che si distribuiscono equamente tra tentativo di sfuggire alle precarietà del mercato del lavoro e antica attrazione della gioventù civilmente più sensibile per lottare per valori immateriali. Questo turno non cambia il declino della politica. Persino a Milano il dimezzamento dei votanti è figlio della crescita del disinteresse. Ma le cose non sono peggiorate, con qualche episodio di riscaldamento, che appare quando un buon civismo entra in partita, come a Torino e in fondo anche come a Roma.

Le quattro grandi città al voto. Continuità e discontinuità.

In due casi il centrosinistra vince al primo turno (Milano e Napoli), negli altri due casi si va al ballottaggio tra CS e CD (Roma e Torino). Milano è il vero principale caso di continuità, Napoli entra nel registro delle discontinuità (da De Magistris a Manfredi). Di discontinuità sarà in ogni caso l’esito al ballottaggio perché né a Roma né a Torino M5S regge la sfida della conferma.

Che segnali vengono dall’Italia profonda?

Non sono ancora facilmente disponibili e commentati i dati dalla grande quantità dei comuni al voto, che durante la notte diventeranno più accessibili. Dalla mitragliata informativa a tarda notta sui comuni minori si coglie una prevalente continuità politica, sia a destra che a sinistra.  Nel dato complessivo meriterà attenzione la percentuale dei sindaci vincenti senza la presenza dei simboli della politica rappresentata. Che sta diventando una storia crescente. Anche se si deve distinguere (ma bisogna conoscere bene dettagli e tradizioni locali) tra sincero civismo e altrettanto sincero camuffamento. La prossimità non si può permettere di essere trattata né come una merce né come un processo digitale. Il rapporto reale resta ineludibile. E la pandemia ha sottolineato molti casi di virtuosità degli amministratori. Questa domanda richiederebbe un’analisi sociologica più meditata.

I risultati che cosa segnalano al rapporto tra il premier Draghi e la politica italiana?

Draghi non muoverà neanche un sopracciglio attorno agli esiti di questo turno elettorale. Caso mai un bel giorno farà qualche riflessione sull’affluenza alle urne. La domanda va quindi capovolta: cioè orientata al rapporto tra la politica italiana e Draghi. Enrico Letta è il solo, tra chi ha commentato, a dichiarare il netto rafforzamento del governo. Dichiarazione legittimata dal risultato che spunta le spine alla cultura del doppiogioco di Salvini. Ma un sistema dei partiti che mantiene molti conflitti aperti non consente un giudizio di netta percezione di una maturazione rilevante delle diverse crisi che attanagliano le forze politiche. E questo clima potrebbe riversarsi su una situazione più aspra di governo delle condizioni di negozialità dei tanti provvedimenti che l’uscita dalle crisi prevede in agenda. Da qui la voce, che non si estingue dopo il turno elettorale, su un pensiero più strutturato da parte del premier verso l’ipotesi presidenziale.


[1] Pubblicato sul giornale online L’Indro (5.10.2021) – https://lindro.it/elezioni-2021-scrutando-le-schede-scrutate/

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