Per una legge dello spettacolo dal vivo. Convegno promosso da Fondazione P. Grassi e Unimi. Intervento nella sessione di apertura.

Sala di Rappresentanza del Rettorato, Università degli Studi di Milano – Venerdi 29 ottobre 2021

Stefano Rolando

(Presidente della Fondazione “Paolo Grassi – La voce della cultura”)

Roberto Rampi, Carlo Fontana, Stefano Rolando, Elio Franzini, Simone Faloppa.

C’è un “Per” nel titolo di questo nostro convegno.

Che ci esime dal compito che hanno i soggetti preposti – i decisori parlamentari, gli enti di rappresentanza – a trattare il merito tecnico-giuridico di una norma.

Ma non ci esime dal pensare, dal ricordare, dall’auspicare, dal confrontare, dal misurare rispetto a crisi vecchie e nuove, attorno a un tema (le regole generali di una funzione essenziale) che fu il tema più caro a quell’organizzatore di cultura e negoziatore di regole per la cultura che è stato per anni cruciali del Novecento Paolo Grassi.

Attorno al cui nome da sedici anni amici, esperti, operatori e nel caso mio e di Carlo Fontana anche suoi personali assistenti, nel caso di Francesca e di Federica, poi, addirittura “familiari”, sono riuniti in una Fondazione che vuol essere libera e indipendente sia in senso politico che nelle più complesse filiere di interesse, per lavorare come “agenzia civica e sociale” attorno ai molti campi di cui Paolo Grassi fu animatore e protagonista: il teatro, la musica, l’editoria, il sistema dello spettacolo e il sistema radiotelevisivo.

Non c’è la parola “digitale” perché Grassi se ne è andato prima che l’espressione uscisse dai laboratori di ricerca. Ma tutti questi settori oggi si misurano con la trasformazione digitale in atto che modifica processi, prodotti e quindi anche regole.

Nella recentissima “giornata nazionale dello spettacolo” (il 24 ottobre, intitolata in modo controfobico al giorno della chiusura dei teatri, causa pandemia, l’anno scorso) abbiamo ascoltato voci allarmate. Si riapre, sì. Ma va rigenerato tutto il tessuto organizzativo, produttivo, commerciale. Programmi, prodotti, abbonamenti. Condizioni di sistema. In campo non c’è solo il problema degli artisti. Ci sono quaranta professioni al limite del collasso. Dunque il tema della “legge” agisce, ovvero può agire, come “regolatore di sistema”. Capiremo perché, capiremo come. Capiremo – anche dalle parole di chi ha in questo momento la responsabilità di regolare l’approccio deliberante in Senato, il senatore Nencini – lo spirito dell’approccio e la ragionevole previsione dei tempi. Per questo il nostro contributo è ora. Ed esso è plurale, è di servizio, è di fiducia, ma è anche preoccupato. Condiviso dai tanti operatori, in prima linea la nostra città (penso a Andrèe Shammah, Claudio Longhi, Fiorenzo Grassi e molti altri tra cui quelli qui presenti e parlanti), che hanno vissuto una vera e propria resistenza, responsabile e appassionata.

Tre ringraziamenti e tre spunti per la giornata di oggi.

  • Il primo va al professore Elio Franzini e alla Statale (credo l’ateneo anche di molti di noi), per avere nella sua doppia veste di rettore magnifico ma anche di presidente del comitato scientifico di Fondazione “Paolo Grassi”, accolto subito la proposta nata in quel comitato di dare un segnale in questa prima luce di riapertura, pur con segni ancora in atto della crisi, su volontà e attese, ma anche su criticità da superare, sul tema della legge per lo spettacolo dal vivo, che è tuttavia, come ho detto,  materia di iter in corso ora al Senato e ci auguriamo anche di decorso non biblico.
  • Il secondo va a tutti coloro che hanno lavorato intensamente per realizzare il programma (tra i tanti consentite che io faccia i nomi di Mimma Guastoni e di Elio De Capitani), ma poi tutti perché se ne è parlato da prima dell’estate e con intensità, così da dare un certo equilibrio alle voci (necessariamente limitate) e tenere aperte le considerazioni almeno sui tre campi distinti del teatro, della musica e della danza, nella stessa giornata. Grato ai colleghi del CdA che si sono assunti responsabilità delicate nel programma, come Ferruccio de Bortoli (nell’apertura) e Roberto Zaccaria (nell’analisi giuridica). Mimma stessa darà conto dell’articolazione dei lavori con riferimento specifico alle tre tavole rotonde.
  • Il terzo ringraziamento  è alle istituzioni e alle rappresentanze che hanno accolto l’invito all’interlocuzione, pur sapendo che questo non è un convegno “di sistema” (quelli in cui tutti devono essere presenti) ma di ricognizione critica e di offerta di problematizzazione, sia verso gli interessi nazionali (e qui grazie  a chi nei due rami del Parlamento esprimerà sensibilità al tema, mi riferisco a Riccardo Nencini e a Roberto Rampi e grazie chi rappresenta i lavoratori dello spettacolo, Simone Faloppa). Sia anche verso il rapporto della nostra città, Milano, rispetto a un settore la cui sostanza e la cui economia sono parte – consentitemi l’espressione – dello stesso brand della città. Siamo lieti di avere il nuovo assessore alla cultura, Tommaso Sacchi, tra i primi suoi atti come successore di Filippo Del Corno che ha dato molto – in passione, competenza e sforzi di sostenere il cambiamento – e gli auguriamo un grande successo. Parlerà al pomeriggio e mi auguro che il suo omologo in Regione, Stefano Bruno Galli, possa raggiungerci per le conclusioni del convegno. Così come contiamo sull’amicizia e la competenza della sua direttrice generale per lo Spettacolo del Comune Isabella Menichini che è parte del nostro programma e che aspettiamo nel dorso dei lavori. E ancora un grazie a Monica Gattini Barnabò, direttrice generale della Fondazione Milano che raccoglie le scuole civiche di grande tradizione (la Paolo Grassi per il teatro nel 2021 ai suoi 70 anni) che svolge oggi con noi riflessioni sul futuro della formazione professionale dei giovani nel settore.

E ora tre veloci spunti.

  • Il primo riguarda lo sterminato campo delle censure rispetto alla cultura. Non parlo delle censure politiche né di quelle di mercato. Parlo delle censure determinate dalla cappa immensa per l’Italia dell’astensione culturale e dell’analfabetismo funzionale. Che è oggi il tema su cui un’agenzia civica e sociale, come quella che intendiamo rappresentare, più deve vedere concentrate le attenzioni. L’ultimo dato Istat prima della pandemia fa inorridire. Fruizione zero da almeno più di 6 anni per il 79,4% degli italiani nel campo del teatro (attenzione: 76,3% per i lombardi, un dato anch’esso drammatico). E ancora: fruizione zero al 77,2% per i concerti (al 78% in Lombardia). Fruizione zero al 66,8% per i siti archeologici e monumentali (71% in Lombardia). Fruizione zero al 60% per musei e mostre (87% in Lombardia). E infine fruizione zero al 58% per i libri (pari in Lombardia).
  • Il secondo riguarda la decisione degli Organi della Fondazione Paolo Grassi di aprirsi alla dimensione dei soci individuali, per avere partecipazione di tutti coloro (non solo operatori ma anche cittadini fruitori) nella spinta di un volontariato culturale attorno a cui nutriamo molta fiducia, che deve anche corrispondere ad una attenzione di sostegno di istituzioni e imprese per dare concretezza a questa leva che ha caratteri strategici.
  • Il terzo riguarda il rapporto tra sistema dello spettacolo e media, a cui Fondazione Paolo Grassi ha dedicato importanti appuntamenti nel passato (in particolare sull’evoluzione della critica) che resta un tema di orientamento di idee di fondo del nostro lavoro perché la logica secondo cui i media debbono parlare per orientare il mercato dello spettacolo non ci basta. Ci interessa anche la volèe secondo cui i media devono contenere voci serie di interpretazione dell’evoluzione del settore per aiutare i cittadini a capire e per restituire ai contenuti dello spettacolo il senso di critica del tempo che resta – lo diciamo a cavallo del centenario dedicato a Paolo Grassi, svolto nel 2019 – e quello dedicato a Giorgio Strehler che è in corso – per noi tema ineludibile.

Salvatore Veca – che fu tra i primi presidenti della nostra Fondazione e a cui dedichiamo con affetto questa giornata – ebbe a dire: “La voce di Paolo Grassi è da intendersi come voce della cultura. Una cultura per tutti, non per pochi. Una cultura che, attraversando i confini e le differenze, misurandosi con i tempi che cambiano, continui a onorare la vecchia massima terenziana, secondo cui “nihil humanum a me alienum puto” (“penso che nulla di ciò che è umano mi sia estraneo”).

Grazie a tutti partecipanti, presenti e collegati.

Due momenti successivi del convegno.

La tavola rotonda sul teatro

Antonio Calbi, Laura Sicignano, Elio De Capitàni, Francesca D’Ippolito.

La tavola rotonda sulla danza

Gigi Cristoforetti, Paolo Cantù, Anna Cremonini, Valentina Marini, Gilberto Santini.

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